Game of the Week: Vanoli Cremona-Acqua S.Bernardo Cantù

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Cantù
Dalla pagina Facebook Pallacanestro Cantù

In archivio anche la settima giornata del campionato italiano di serie A. Classifica che inizia a prendere forma, con la Virtus Bologna sempre in fuga, Sassari al momento prima inseguitrice e l’Olimpia Milano che appare in grande crescita.
Nel gruppetto che oggi sarebbe dentro la zona playoff non troviamo, però, la Vanoli Cremona, squadra che negli ultimi due anni ha sempre saputo sorprendere in positivo. Al suo posto, idealmente, c’è una Cantù che partiva a fari spenti e con un gruppo completamente nuovo, ma fin qua ha saputo raccogliere i suoi punti per strada.
Le due squadre si sono incontrate domenica sera nel posticipo al PalaRadi. Vediamo com’è andata.

DENTRO LA CRISI VANOLI

Cremona si trova, forse, nel suo momento più complicato dell’ultimo triennio. Se due anni fa l’entusiasmo per il ripescaggio aveva contraddistinto una stagione in crescendo e l’anno scorso la squadra di Sacchetti era stata l’autentica rivelazione del campionato, le cose sin qui sono andate in maniera diametralmente opposta per la Vanoli.
Che, potenzialmente, sarebbe stato un anno complicato lo si poteva immaginare. D’altronde non è semplice per nessuno rimpiazzare giocatori come Andrew Crawford, Mangok Mathiang, Peyton Aldridge e Giampaolo Ricci. Specialmente se si mettono in mezzo anche problemi come quelli che hanno portato al taglio prematuro di Darrell Williams e ora a quello di Matt Tiby.

Cremona è passata da essere uno degli attacchi più spumeggianti della serie A a languire in fondo alla classifica del rating offensivo: terzultima con 102.9 punti prodotti per cento possessi, per Hack-a-Stat. Un dato che nella partita con Cantù è uscito in maniera roboante, sfociando in una prestazione da 54 punti segnati con uno svilente 20/73 dal campo.
La squadra di Sacchetti ha mostrato tutte le sue difficoltà nel trovare interpreti offensivi che possano fare le veci, anche solo parzialmente, dei protagonisti della passata stagione. In particolare, la serata da incubo (1/14 dal campo) di Vojislav Stojanovic è stata manifesto di ciò.

Il giovane serbo era uno degli uomini identificati per succedere a Crawford come uomo di riferimento in attacco. Non essendo semplice trovare sul mercato un giocatore che sostituisse in tutto e per tutto l’MVP dello scorso campionato, Cremona ha agito anche aumentando le responsabilità di chi già aveva in organico. Saunders da secondo/terzo violino è passato a prima opzione offensiva (il suo usage è cresciuto dal 16.9% dell’anno scorso al 23.8 di quest’anno) e Stojanovic ha visto, fin qua, salire i suoi minuti di impiego da 16 a 21. Ma i risultati in campo fin qua sono stati oltremodo negativi.
L’ex Capo d’Orlando sta facendo grande fatica a reggere il peso offensivo. Ha difficoltà nella selezione dei tiri e contro Cantù ha messo in mostra una preoccupante mancanza di tocco nei pressi del ferro.

Tantissimi errori da un metro o poco più, anche dopo essersi costruito bene lo spazio con un buon utilizzo del palleggio e del corpo per guadagnare l’area. Unito a questo, poi, le scarse percentuali di tiro da tre punti che lo accompagnano da sempre: nei suoi anni italiani è al 25% da dietro l’arco su quasi tre tentativi per gara.

A questa difficoltà nel reparto esterni Cremona ha aggiunto i problemi sotto canestro. Che, va detto, sono stati ingranditi anche dai problemi avuti con Williams in pre stagione e ora con Tiby (che domenica ha giocato tre minuti agghiaccianti). Anche in questo caso, si sapeva che la sostituzione di Mathiang non sarebbe certo stata semplice. Ma di punto in bianco la Vanoli si è trovata, praticamente, senza opzioni credibili per sviluppare il pick & roll. Arma che, con Travis Diener al comando della operazioni, era stato uno dei segreti di pulcinella dei lombardi nel biennio scorso.

Contro Cantù si è visto chiaramente come Cremona, oggi, fatichi a sviluppare quest’opzione per l’assenza di giocatore con buone capacità nel fondamentale.
Sobin è un discreto lungo, ma certo non un rollante di mestiere. Nel video sopra vediamo quattro situazioni giocate con quattro interpreti diversi (Gazzotti, Akele, Sobin e lo stesso Stojanovic), che fanno capire bene come, al momento, la Vanoli non abbia un interprete affidabile per questa soluzione di gioco importantissima.

La sostituzione imminente di Tiby (dovrebbe arrivare l’ex Olympiacos Ethan Happ) forse risolverà qualche grattacapo, che domenica è stato reso evidente anche da un altro dato: i ventuno minuti giocati da Giulio Gazzotti. Giocatore che, nei piani, dovrebbe essere, e fin qui era stato, non più del quinto lungo di rotazione e non superava i venti minuti di utilizzo dal 4 marzo 2018.

A CANTÙ CONTINUA LA CRESCITA DI HAYES

Non ha certo di questi problemi nel pitturato Cantù. Che vince nettamente la partita e si goda un Kevarrius Hayes che si sta affermando come uno dei centri più interessanti del nostro torneo. 206 centimetri per 103 chili, rookie uscito l’anno scorso da Florida, è il punto di riferimento della difesa canturina, ma anche in attacco, pur essendo ancora molto grezzo, dà al gruppo di Pancotto un contributo da non sottovalutare. La stessa Acqua San Bernardo, infatti, non sempre gioca offensivamente un basket impeccabile: tredicesima per rating offensivo con 103.3 (dato Hack-a-Stat).
Hayes, allora, con le sue leve, la capacità di catturare rimbalzi in attacco (ottavo in serie A per offensive rebound percentage, con poco meno del 15%), ma anche di correre il campo, offre alla squadra di Pancotto la possibilità di trovare punti comodi e tirare fuori dagli impacci la squadra in diverse situazioni.

A questo aggiunge anche una crescente comprensione del gioco offensivo, con conseguente capacità di posizionarsi in campo. Dettaglio non trascurabile, perché, una volta che ha ricevuto nei pressi del ferro la difesa non può nemmeno permettersi di mandarlo in lunetta troppo a cuor leggero, visto che converte i liberi con un rispettabile 72% (13/18 fin qui in campionato, anche se in carriera al college ha chiuso col 60%).

Dove Hayes svetta decisamente, però, è nella fase difensiva. Quel tipo di fisico associato a doti atletiche non comuni, lo rende un’ancora difensiva di primissimo livello.
Sei stoppate nel posticipo di domenica, ovviamente carrer high, visto anche che la sua carriera professionistica è appena iniziata.

Stoppate arrivate in tanti modi differenti. Dalle situazioni in cui ha semplicemente sfruttato il suo fisico contro avversari più piccoli o meno atletici, a quelle in cui ha letto e reagito bene ai movimenti dell’attacco. Passando per la corsa lungo il campo a cancellare il sottomano di Stojanovic o alla rapidità di gambe e mentale per recuperare sul roll di Gazzotti e spedirgli la palla fuori dal campo.

Hayes è sicuramente la nota più lieta di questo buon avvio di stagione canturino. La cui importanza è moltiplicata all’interno di un gruppo giovane e ancora con notevoli alti e bassi anche solo all’interno di una stessa partita. Per i suoi compagni sapere di avere alle spalle un protettore del ferro di questo impatto è una rassicurazione non da poco.

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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