Game of the Week: Germani Brescia-Virtus Bologna

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Dalla pagina Facebook Virtus Segafredo Bologna

Alla sesta vittoria in altrettante gare di campionato non potevamo esimerci dal dare un occhio da più vicino a una Virtus Bologna che ha iniziato la sua stagione come meglio non avrebbe potuto: una sola sconfitta in dieci partite ufficiali tra serie A e Eurocup.

L’anticipo di sabato al PalaLeonessa di Brescia era una ghiotta occasione per vedere all’opera gli uomini di Djordjevic contro una solidissima squadra, reduce, però, da un momento non semplice.

L’IMPORTANZA DI MARKOVIC PER TEODOSIC E L’APPROCCIO DIFENSIVO VIRTUSSINO

Per la Segafredo era una partita da prendere con le molle, soprattutto da un punto di vista mentale. Martedì era arrivata la prima sconfitta della stagione a Patrasso, in Coppa. E, si sa, dopo un avvio fatto di soli successi, il primo stop può essere un’ostacolo mentale non scontato da superare.

Ne è venuta fuori una partita che non è certo stata la migliore dell’anno per i bolognesi, meno fluidi del solito in attacco e per lunghi tratti apparsi in affanno. Ma che, alla fine, grazie alla qualità di un roster eccellente e alle giocate di Milos Teodosic, hanno portato a casa due punti davvero pesanti.

Parlando del playmaker serbo: altra grande prestazione, con 25 punti che ne hanno evidenziato la sua imprescindibilità, al momento, per questa squadra. Ma che hanno anche messo in luce una dinamica meno evidente di quello che possono raccontare le fredde cifre.

Ossia l’importanza di Stefan Markovic nel rendimento del numero 44 virtussino.

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Questi sono i dati di plus/minus della Virtus Bologna nelle ultime quattro gare di campionato, ossia da quando Teodosic ha fatto il suo esordio nella sfida contro Venezia.

Numeri che parlano: Teodosic con al fianco Markovic è un giocatore di un’efficienza completamente diversa. E a Brescia se ne sono visti chiaramente i motivi.

Con l’ex Khimki in campo Milos è sollevato molto spesso dal compito di portar palla e può agire, sostanzialmente, più fresco da guardia. Situazione che lo mette in una condizione per lui estremamente favorevole: uscire dai blocchi, su cui è bravissimo a muoversi, per ricevere in movimento, soprattutto prendendo possesso del pallone con già un vantaggio sul proprio difensore. Da lì, poi, per lui, poter agire con un passo di vantaggio sul proprio marcatore, vuol dire letteralmente banchettare.

In tutte queste situazioni notate come Teodosic esca dai blocchi con un vantaggio, anche minimo, sul proprio difensore. E su quel vantaggio, preso prima di ricevere, concretizzi poi in maniera sistematica. Condizione ideale per la Virtus: a passare ci sono le mani morbide di Markovic, a ricevere, con quel mezzo secondo di vantaggio, il genio cestistico dell’ex Los Angeles Clippers.

Non casualmente, nel momento più critico della propria gara, la Virtus è tornata da Teodosic proprio in queste situazioni per trovare i punti che hanno riaperto la partita.

Dal lato difensivo, invece, la squadra di Djordjevic ha mostrato di nuovo quella che è una marcata tendenza di questa stagione: cercare in tutti i modi di negare il tiro da due punti, a costo di esporsi a conclusioni dall’arco. In particolare su due situazioni specifiche, il pick & roll centrale e il post basso.

Sui pick & roll centrali di Vitali la Virtus ha sempre flottato il terzo uomo da lato debole per impedire che fosse il difensore del lungo bloccante ad uscire su Vitali. Situazione che avrebbe generato le condizioni ideali per il playmaker bresciano, ossia uno scarico proprio sul lungo bloccante o, nel caso di ulteriore rotazione difensiva, dall’ala o dall’angolo di lato forte, per una conclusione da tre punti.

Questa scelta ha lasciato aperto, però, il tiro dall’arco sul lato opposto in più di un’occasione. Così come la scelta di mandare raddoppi in post basso.

Preferenza, però, coerente con quello che è stato il piano difensivo dei bianconeri fino ad oggi che, non casualmente, sono la squadra di serie A che concede il maggior numero di triple tentate e realizzate.

IL PICK & ROLL DI BRESCIA INTRAPPOLATO, MA C’E’ STATO UN GRANDE ABASS

La Leonessa, che veniva dalla Caporetto di Coppa contro il Darussafaka (35 punti totali segnati), ha reagito come coach Esposito sperava, giocando alla pari con la capolista e accarezzando davvero la vittoria.

E’ mancata, però, per una volta, l’arma più letale di quelle a disposizione della squadra lombarda: il pick & roll di Luca Vitali, di cui avevamo già parlato nel nostro primo appuntamento.

Brescia ha fatto enorme fatica a svilupparlo, racimolando non più di una manciata di canestri da questa situazione che, solitamente, frutta fortune vere e proprie per la Germani.

In particolare è stata pagata la scelta virtussina di togliere il centro del campo al playmaker della Nazionale, e in generale ai portatori di palla bresciani, indirizzandoli verso il fondo per sfidare le coperture di due intimidatori eccellenti come Julian Gamble e Vince Hunter.

Questa scelta difensiva su cui Brescia ha faticato a trovare contromisure ha messo fuori ritmo l’attacco dei padroni di casa e, contestualmente, visto ridurre di parecchio l’impatto di due interpreti come lo stesso Vitali (5 punti con 1/8 al tiro) e Tyler Cain, che non ha mai davvero inciso sulla gara.

La Germani, comunque, può consolarsi, nella sconfitta, per la prestazione davvero ottima di Awudu Abass, che dopo aver iniziato la stagione un po’ a rilento, nelle ultime sette partite viaggia a quasi 14 punti di media col 51% da tre punti.

Repertorio completo in attacco per lui: tiro da fuori, penetrazione, giocate di potenza. E anche in difesa, pur dimostrando di dover ancora migliorare tanto lontano dalla palla, ha fatto vedere segnali incoraggianti in uno contro uno. Il tutto con dodici rimbalzi a condimento.

Una partita, in definitiva, che ha lasciato la Virtus in cima alla classifica con un po’ di fiducia in più nei propri mezzi. Ma che, dall’altra parte, non deve nemmeno deprimere troppo Brescia. Sconfitta sì, ma con chiari segnali incoraggianti.

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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