GamePlan: l’onda del Maccabi ha fatto naufragare la Virtus

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Un Maccabi Tel Aviv in pieno gas, tra le mura amiche della Menora Mivtachim Arena e al completo. Una Segafredo Virtus Bologna incerottata, all’ultima spiaggia per continuare la rincorsa playoff di Eurolega e ospite della squadra col miglior record casalingo della competizione. Queste le premesse. Ma in concreto, cosa ci ha lasciato Maccabi-Virtus? Vediamo alcuni degli spunti generati dal parquet israeliano nella nostra rubrica GamePlan.

Parola d’ordine energia

Coach Scariolo e Lundberg avevano messo in guardia i sostenitori virtussini sin dalla vigilia: il Maccabi di Kattash ha taglia ed efficienza tra le guardie, atletismo e fisicità tra i lunghi. Hackett su Brown e Iffe sul caldissimo Baldwin sono le scelte difensive dell’allenatore bresciano. Le indicazioni degli staff sono chiare sin dall’inizio: costringere le guardie in giallo a liberarsi il prima possibile del pallone, alzando il difensore del rollante al livello del blocco; Kattash, d’altro canto, è intenzionato a rallentare i ribaltamenti bolognesi ordinando di isolare Lundberg e Hackett sul quarto di campo.

L’intensità del Maccabi ha inizialmente la meglio: Nebo e Cohen, lasciati liberi di ricevere sullo short roll, riescono a innescare il lato debole coi tempi giusti tramite soprattutto handoff. Troppo spesso, tuttavia, le ricezioni degli israeliani sono profondissime: Shengelia e Jaiteh vengono puntati ogni singolo possesso in apertura, mentre dall’altra parte la pressione asfissiante esercitata sulla palla fa boccheggiare gli handler bolognesi. Una squadra va al doppio dell’altra, di gambe e di conseguenza di testa: purtroppo, nel primo quarto, non è la Virtus Bologna. Le 5 palle perse sono uno dei tanti simboli di un primo quarto in apnea.

Il Maccabi ha tolto l’ossigeno a Belinelli

A differenza dei blitz del Partizan, lontano dalla palla, sui blocchi di Belinelli, il Maccabi segue: lo scopo è far ricevere il #3 delle Vu Nere per togliergli qualsiasi opzione in un secondo momento. Quando arriva il lungo sul primo palleggio della guardia di San Giovanni in Persiceto, infatti, scatta il cambio sistematico: non negare a prescindere la ricezione, per evitare che il giro sui blocchi si trasformi in uno specchietto per le allodole, ma renderla comunque inefficace. Belinelli è comunque mostruoso nello sfruttare le frazioni di secondo in cui la difesa gli concede spazio, ma il tiro non entra comunque. Dall’altra parte, invece, Kattash ha organizzato un movimento costante off ball dell’uomo marcato da Marco. Eccone un chiaro esempio:

La Virtus non ha aggiunto il post a tavola

Non riuscendo a creare dall’amato rifugio del post (le precarie condizioni fisiche di Shengelia e Ojeleye contribuisce non poco), il Beli è il solito sfogo in situazioni d’emergenza. I raddoppi sulla ricezione spalle a canestro arrivano coi tempi giusti, senza troppo affanno: il difensore in guardia arriva a chiudere qualsiasi linea di passaggio senza sbilanciare tempi e spazi della rotazione. Non arrivando l’aiuto dalla linea di fondo, all’attaccante della Segafredo sarebbe servito un palleggio in meno per girarsi sulla spalla più vicina al tabellone: il condizionale, purtroppo, è rimasto d’obbligo per tutta la partita della Menora Mivtachim Arena.

Sul 71-38 la grafica di Eurolega è impietosa: 24-9 il conto degli assist. La spiegazione è banale: il Maccabi ne ha avuto di più. Pressione sulla palla, drive and kick su ogni close out attaccato con spietata e crudele efficacia, movimento sul lato debole: l’intensità mostrata dal Maccabi è stata il fattore principale della contesa. Sciorinare altre cifre sarebbe ingeneroso ed episodico: una percentuale costantemente al di sopra del 60% nel corso dei primi 3 quarti non è replicabile nel lungo periodo, ma a casa propria il Maccabi, se messo nelle condizioni di entrare in ritmo, gioca un altro sport. L’emblema della partita della Virtus è stata la prestazione di Weems: qualche sprazzo iniziale di atletismo, ben presto inghiottito dalla marea gialla.