GamePlan Monaco-Maccabi (G5): triforza monegasca

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Il Monaco supera in gara-5 il Maccabi Tel Aviv e conquista le prime Final Four della sua storia, a 21 anni dall’ultima squadra francese riuscita nell’impresa (l’ASVEL). Gli uomini di Obradovic, spinti da un Gaston Medecin molto caldo, giocano un ultimo quarto da 25-16 e hanno la meglio sugli israeliani, fino a quel momento sempre in partita. Proviamo, allora, ad analizzare i punti chiave di questa vittoria con il nostro GamePlan.

 

Magic Mike!

I primi 20 minuti di partita si possono riassumere con un nome ed un cognome: Mike James. L’ex Milano mette in campo una prova di onnipotenza cestistica, come nei suoi momenti migliori, segnando 21 punti nella sola prima metà di gara. Le soluzioni di James sono così tante e così diverse da far impazzire la difesa del Maccabi, che non riesce a trovargli una soluzione. Il playmaker statunitese ha punito qualsiasi scelta e tipo di difesa gli opponessero gli israeliani, tramite l’uso di un pick’n’roll centrale tanto semplice quanto letale. Se il Maccabi sceglieva di cambiare, James superava in velocità il Nebo o Poythress di turno. Se il Maccabi chiudeva l’area con una 2-3, facendo rimanere un esterno in difesa su di lui, James lo puniva con un jumper talvolta difficilissimo, anche in stepback, o alzando un lob per Hall da pick’n’roll. La seconda metà di gara del play è stata poi molto più silente, per via degli stunt adottati dal Maccabi e soprattutto dell’infortunio subito, ma i primi 20 minuti giocati da James hanno avuto dell’inverosimile.

 

Gli equilibratori

La sfida sugli esterni tra le due squadre era uno dei temi più interessanti alla vigilia di questa serie, e anche ieri questo si è rivelato un fattore chiavo. Degli attaccanti che il Monaco si può permettere sugli esterni ne parleremo più nello specifico dopo, ma un fattore sono state anche le armi difensive che Obradovic aveva a disposizione da collocare su Brown e Baldwin. Quello che il Monaco ha avuto infatti, e che il Maccabi difetta nel roster, sono due giocatori come Alpha Diallo e Yakuba Ouattara. I due hanno messo in campo una difesa praticamente perfetta sulla coppia di Kattash, riuscendo ad escludere completamente Brown dalla partita e a limitare per quanto possibile Baldwin. Diallo si è reso protagonista di giocate difensive decisive nell’ultimo quarto, chiudendo con due rubate, mentre Ouattara ha messo la museruola a Brown nel primo tempo. Oltre a loro, va sottolineato anche l’ottimo lavoro svolto da Okobo, nonostante una stazza non della stessa mole. Quello che ha fatto la differenza, quindi, è stato l’equilibrio che il Monaco ha trovato tra attacco e difesa sugli esterni. Soprattutto grazie al lavoro dei sopra citati.

 

Dominio sotto le plance

Ieri sera il Monaco ha completamente dominato il Maccabi sotto canestro. I numeri più evidente sono a rimbalzo: 38 a 28 in favore dei francesi, 15 a 6 in quelli offensivi. La squadra di Obradovic ha lavorato benissimo in maniera collettiva sotto le plance, ma uno dei protagonisti indiscussi è stato Chima Moneke. L’ex Manresa ha giocato 22′ di qualità e quantità, facendosi trovare pronto nei tagli sotto canestro e lottando come un leone in difesa e a rimbalzo. Questo ha permesso al coach di affiancargli per qualche minuto Brown, mettendo in cambio quintetti molto mobili e che cambiavano praticamente su tutto.

 

Chi di spada ferisce…

Il Monaco ieri sera è riuscito ad arginare uno dei punti forti del Maccabi: la corsa. I francesi hanno perso pochi palloni e, ogni qual volta la squadra di Tel Aviv provava ad alzare i ritmi della partita, arrivava un fallo o uno stop difensivo per fermare l’accelerazione degli avversari. Nell’ultimo quarto, poi, il Monaco ha usato la stessa arma del Maccabi a proprio favore. Grazie alle palle perse degli uomini di Kattash, i francesi sono riusciti a ripartire velocemente in transizione, ottenendo punti facili e volgendo l’inerzia a proprio favore.

 

La triforza monegasca

Per qualche lettore un po’ più nerd e in contatto con il mondo della famosa saga videoludica di Zelda, la triforza è un concetto ben noto. Per chi non lo conoscesse, basterebbe recuperarsi questa partita del trio James-Loyd-Okobo. I tre esterni del Monaco, il cui amalgama aveva suscitato tanto scetticismo ad inizio stagione, con questa serie hanno definitivamente dissolto ogni dubbio. L’alchimia tra i tre c’è e funziona, e ieri è stata decisiva per le sorti della gara: James nel primo tempo con 21 punti, Okobo con la sua difesa e pochi canestri nel momento giusto, Loyd con 8 punti consecutivi negli ultimi minuti. Questi tre insieme sono stati un fattore fondamentale della partita di ieri e della serie. Un dato di fatto, che conferma quanto la qualità e il talento sugli esterni siano decisivi in questa Eurolega.

 

(Mezzo) Onore ai caduti

Stessa cosa non si può dire per il Maccabi. Ieri la squadra di Kattash è sembrata scollata, ma soprattutto ha sentito la mancanza di Lorenzo Brown. Lo spagnolo ha faticato praticamente per tutta la serie, e ieri queste sue difficoltà sono apparse ancora più evidenti. Al contrario, chi ha lottato fino alla fine è stato un Wade Baldwin a cui sarebbero dovute andare tutte le lodi in caso di vittoria. Comunque, le basi costruite dagli israeliani in questa stagione sono più che solide. Anche loro, come il Monaco, hanno allontanato qualsiasi scetticismo iniziale e fatto ricredere tutti. Essere tornati ai playoff, ed aver combattuto per cinque gare contro una squadra di talento come il Monaco, sono le basi da cui ripartire. Non facendosi mancare anche qualche piccolo rimpianto, e la sensazione che questa serie si sarebbe potuta vincere.