GamePlan Real-Partizan (G2): Željko ha confuso Mateo col delirio

Gara 1 ha regalato un’intensità pazzesca anche per gli standard a cui i Playoffs di EuroLeague ci hanno storicamente abituato. Il canestro decisivo di Punter, la doppia dimensione di Deck, il tentativo di Željko Obradović di tenere lontano dal pitturato Tavares, l’infortunio del capoverdiano e l’impatto di Alen Smailagic. Real Madrid-Partizan Belgrado è serie che ha già visto saltare il fattore campo, ma pensare che sorprese e stravolgimenti siano finiti è il più sbagliato dei pensieri. Quali aggiustamenti avrà previsto lo staff di Mateo per ribaltare l’inerzia della serie? Su quali punti il Partizan insisterà per violare nuovamente il Wizink Center e regalarsi due opportunità alla Stark Arena per chiudere la serie e volare a Kaunas? Real-Partizan, gara 2, sotto la lente di GamePlan.

LeDay is the new Smailagic

Gara1 si era aperta con un possesso in post di Leday, gara2 si apre con un pick&pop dello stesso americano. Sin dal principio Obradović, uno che ne ha viste giusto un paio, capisce che l’assenza di Tavares può essere gestita solo cambiando radicalmente assetto a sua volta. Zach, in poche parole, si trasforma in Smailagic quando il serbo è in panchina, lasciandogli l’onere di aprire il campo (notevole la schiacciata nel secondo quarto ad attaccare il close out di Poirier e sfruttare la paura di Yabusele di raggiungere quota 3 falli prima dell’intervallo) contro la panchina avversaria. Quello che pare più sorpreso e impreparato dalla mancanza di Edy è Mateo: la difesa del Real continua a invitare i penetratori verso il centro dell’area. Cosa potrebbe mai andare storto se al posto di Edy ci fosse un Randolph sicuramente non al 100% della condizione? A turno Madar, Punter ed Exum si infilano come una lama nella burrosa difesa madrilena, innescando i tiratori sugli scarichi o concludendo in prima persona al ferro.

Altezze diverse sul pick&roll del Real

L’attenzione che il Partizan ha sulla difesa del pick&roll del Madrid è figlia solo e soltanto del lavoro e dell’autorevolezza di un coach così carismatico: vedere come Leday e Lessort regolino l’altezza della drop coverage a seconda che l’handler sia Musa, Williams-Goss o Llull è un piacere per chi riconosce, giustamente, che EuroLeague è primariamente lega di allenatori.

Transizione, con parsimonia

L’iniziale 0-9 mette subito in chiaro le cose: i serbi sanno benissimo come e quanto correre, sfruttando alcune folate in transizione, mentre il Real è da subito stordito. Il linguaggio del corpo dei padroni di casa si manifesta anche nel bonus raggiunto molto presto sia nel primo che nel secondo quarto, che consente al Partizan di non dare ritmo all’eventuale rimonta e permette numerosi viaggi in lunetta, convertiti con percentuali notevoli.

Il post del Real e il post del Partizan

L’utilizzo del post è diametralmente opposto tra le due squadre: il Real vorrebbe finalizzare spalle a canestro ma, un po’ per negligenze proprie e un po’ per l’ottimo lavoro di negazione della ricezione del Partizan (qualora l’entry pass avvenga, arriva un uomo dal lato debole che cambia angolo della marcatura, facendo evaporare la miglior postura che si avrebbe in caso di semplice raddoppio e innescando la rotazione); il Partizan, d’altro canto, utilizza la ricezioni per riaprire sul perimetro dal lato forte tramite blocchi in punta o hand off del portatore.

Il Real nelle mani di Rudy

Se, nonostante le palesi difficoltà mentali, il Real Madrid è in grado di mantenersi sotto la doppia cifra di svantaggio per buona parte della partita lo deve a pochi ma espliciti fattori. Il primo, troppo poco ricercato, è il buon vecchio pick&roll centrale: nulla di trascendentale, ma il personale difensivo del Partizan non è immacolato. Lo show del lungo non è solitamente coadiuvato da un tag del rollante da parte dell’uomo da lato debole: l’aiuto arriva in ritardo, la ricezione è pulita e la circolazione procede indisturbata. Il secondo è Rudy Fernandez: assatanato, difende su tutto e tutti, in attacco è esiziale. Se però è lui a tirare la carretta, con tutto il talento a disposizione di Mateo, è chiaro quanto i problemi del Real siano troppi per essere risolti nel giro di un fine settimana.

Le zone del Madrid

Zona 2-3 alternata a uomo, zona press 2-3, press a uomo a tutto campo. Chus Mateo ne ha provate di tutti i colori nel secondo tempo. Anche lo scongelamento del Chacho dopo 20′ di panchina è un segnale evidente: a Roma si direbbe che ha provato a buttarla in caciara. Il Partizan ha fatto lo step mentale decisivo: Exum ha costantemente trovato la via del canestro, trovando le linee di penetrazione che gli frapponessero un solo corpo tra sé e il ferro.

Gli interrogativi di Mateo

Descrivere il piano partita del Real in una parola? Estemporaneità. La confusione si è riverberata sugli sguardi e gli schemi dei quintetti di Mateo. Per esempio, come mai nei quintetti con Yabusele e Deck in contemporanea il pop di Smailagic viene difeso ancora con una difesa drop senza provare un cambio difensivo? Come mai non scambiare di posizione Musa e Rudy nei possessi di 2-3, arretrando il bosniaco e avanzando Fernandez per forzare più delle 2 palle recuperate all’inizio del terzo quarto?

Un possesso per spiegare tutto

Si potrebbe citare in conclusione il demoniaco lavoro a rimbalzo di Lessort o il cinismo delle spaziature di LeDay, ma forse l’icona della serie tra Real e Partizan sta in una palla persa dei padroni di casa nel 4° quarto: il blocco orizzontale sulla linea di fondo libererebbe il post di Mario Hezonja. Il Partizan decide di non cambiare, continuando a negare la ricezione stando di fronte, tenendo il contatto con l’esterno madridista con la schiena. Una spallata, due spallate, tre spallate: il difensore non cede. Quando pare aprirsi una finestra per l’entry pass Rodriguez effettua la palombella, ma Hezonja è troppo arretrato e sbilanciato dal copro a corpo col difensore. Può solo sfiorare la palla, che termina lemme lemme oltre il fondo. Imprecazioni in croato e occhi al cielo. Mario Hezonja è listato 203cmx100kg. Il suo marcatore 201cmx95kg. Se anche James Nunnally arriva a fare questi, per lui, sforzi miracolosi in difesa, allora non ci sono numeri o lavagnette che tengano.

 

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.