GamePlan Valencia-Virtus: Bologna getta via i Semi nell’ultimo quarto

58

Quanto conterà davvero questa Valencia-Virtus? In palio per la Segafredo c’è la possibilità di aggiungere un tassello alla propria candidatura alle wild card distribuite dal board di Eurolega, agganciando e garantendosi il vantaggio degli scontri diretti in caso di arrivo a pari punti con l’altra “promossa” dell’Eurocup, e la speranza di poter arrivare davanti all’Olimpia in caso di affermazione alla Fonteta e, settimana prossima, alla Segafredo Arena. Motivazioni poco concrete ma quanto tangibili? GamePlan prova ad andare oltre alla componente emotiva: quali fattori risulteranno decisivi nel confronto tra Scariolo e Mumbrú?

L’inizio di Chris Jones

L’ex Maccabi è sostanzialmente l’unico creatore per sé e per gli altri nel quintetto iniziale del Valencia: nonostante questo, la Virtus fatica a contenere la creatività del play valenciano. La difesa di Scariolo opta per seguire sui blocchi e contenere col lungo nel pitturato, cercando di rallentare il ritmo dell’ex Asvel: la capacità di gestire il contatto col marcatore diretto alle spalle, lucrare falli o creare separazione col palleggio sincopato è ingestibile anche per un maestro come Daniel Hackett.

Uscire dalla trappola

Su qualsiasi handler della Virtus, il diktat della difesa del Valencia è la stesso: a maggior ragione se il blocco avvenga dal gomito verso l’angolo, il lungo di Mumbrú si alza al livello del bloccante e il difensore dell’uomo in angolo sul lato forte dà deliberatamente le spalle al proprio marcatore, facendo almeno un paio di passi verso il pallone. Se Hackett, Lundberg o Mannion fanno un palleggio di troppo si trovano 3+linea laterale vs 1. Nel caso in cui la palla gira coi tempi giusti, tuttavia, la circolazione sa trovare Ojeleye, Weems e gli altri esterni con metri di spazio per prendersi tiri piedi per terra.

Altezza mezza bellezza

Ormai, purtroppo, non è più una novità ma una brutta consuetudine: Bologna subisce moltissimi punti direttamente da pick and roll. La ricezione del lungo (Alexander e Rivero alla Fonteta, Terry e Nebo giusto per citare le ultime) avviene troppo facilmente: non è chiaro se i quintetti di Scariolo siano sistematicamente sfortunati nell’essere puniti per coprire le linee di passaggio sullo short roll o, più probabilmente, i piedi di Jaiteh e Bako siano davvero troppo lenti per essere compensati dalle lunghe leve. Shannon Evans non si fa pregare nel secondo tempo: 15 e 6 assist per l’ex Betis, che banchetta nel cuore del pitturato bolognese.

La risposte della Virtus a The Answer

Valencia è una delle squadre di Eurolega che utilizza maggiormente, soprattutto nell’entrata dei giochi, il cosiddetto Iverson cut: lontano dalla palla viene portato il blocco, singolo o doppio, per favorire l’uscita orizzontale al livello del tiro libero e la ricezione sul lato debole. Il quarto di campo è così scoperto, a meno che la difesa non abbia preso le corrette contromisure. Bologna decide di non cambiare sui blocchi ma di aiutare con uno show aggressivo con l’ultimo difensore del bloccante coinvolto, in modo tale da non lasciare sguarnita la linea di penetrazione.

Come (non) gestire il pallone

Ribaltamenti troppo morbidi, letture errate dei raddoppi dal post (dopo un primo tempo dove il Valencia cercava anche di togliere l’entry pass nel mezzo angolo, nel secondo Mumbrú ha ordinato di lasciar libera la ricezione per poi aggredire il possesso in un secondo momento), ricezioni difettose sugli scarichi al centro dell’area: tra le palle perse della Segafredo ce n’è davvero per tutti i gusti. La gran differenza, alla fine, è proprio questa: 20 assist e 10 perse il Valencia, 17 e 20 le Vu Nere. In una partita in cui gli uomini di Scariolo hanno avuto percentuali migliori dei padroni di casa ai liberi, da 2 e da 3, dove la battaglia totale dei rimbalzi è stata tutto sommato equilibrata (31-27 Valencia) e con una delle sere migliori della stagione di Ojeleye (21/6/2, 28 di valutazione), l’ago della bilancia è stata la frenesia nella circolazione bolognese.