GamePlan Virtus-Varese: euforia annoiata

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L’ultima gara della stagione regolare di LBA di scena alla Segafredo Arena vede fronteggiarsi due squadre con la testa altrove. La Virtus Bologna, persa la testa della classifica in seguito alla discussa sconfitta di Treviso, ha le gambe in Emilia ma le orecchie agli aggiornamenti in tempo reale dal Forum di Assago: una vittoria, senza una sconfitta dell’Olimpia, sarebbe vana ai fini del controsorpasso nella volata per il fattore campo nell’eventuale serie finale. L’Openjobmetis Varese, d’altro canto, è passata dal paradiso dei Playoffs all’inferno della retrocessione, vedendo lo spettro della radiazione e tornando a respirare dopo la matematica salvezza acquisita nel fine settimana precedente contro Scafati. Da una parte Teodosic, dall’altra Johnson e Reyes: più che gli acciacchi fisici, saranno le motivazioni a determinare l’esito finale. GamePlan non si occupa però di filosofia o di psicologia: Virtus-Varese è comunque una partita di pallacanestro che vale la pena di essere sviscerata nei suoi aspetti tattici.

Doppio “lungo” Openjobmetis

Matt Brase è in vena, contro la Virtus ancor più del solito, di esperimenti estremi: dalla palla a due si vede la coppia Owens-Caruso, con i due lunghi ad alternarsi come rollanti e sul perimetro a garantire spaziature. Entrambi si adattano e sono poco adatti: spesso la chiusura al ferro di uno è ostruita e disturbata dall’aiuto del difensore dell’altro, preoccupato di difendere esclusivamente il pitturato senza curarsi di un eventuale tripla dall’angolo. La prova dura poco, con Virginio inserito ben prima della metà del primo quarto in favore di Willy.

Virtus camaleontica

Anche in una partita poco influente, dove l’interesse è l’evitare infortuni e sovraccarico, gustarsi gli aggiustamenti difensivi di Scariolo vale sempre la pena: drop profonda alternata a zona 2-3, switch su 4 ruoli un possesso e 3-2 a tutto campo quello dopo. Il risultato non è inizialmente positivo: Ross decide quando e come vuole attaccare in vernice, sfruttando la confusione in particolare di Jaiteh nel non adeguarsi ai drives dell’ex Pepperdine e degli esterni che mal comunicano la necessità di aiuto dopo una difesa perimetrale quantomeno superficiale.

Cura Beli

Se gioca la Virtus e Belinelli è arruolabile, un occhio alle marcature che gli dedica la difesa avversaria è doveroso. Varese ha in prima battuta Woldetensae, Virginio o capitan Ferrario, con Owens e Caruso impiegati in show aggressivi non appena il #3 di San Giovanni in Persiceto riceve in uscita dai set disegnati per lui. Nessun cambio e nessun raddoppio per Brase: l’idea è di disturbarlo con la lunghezza delle leve di un singolo marcatore, possibilmente un esterno in grado di passare sui blocchi.

Zona Virtus

La zona più utilizzata dalla Virtus è la 2-1-2: Ojeleye si muove come un pendolo tra la punta e il canestro, modulando l’ampiezza e l’altezza della linea in superiorità numerica. Solitamente si ricorre alla difesa a zona per rallentare il ritmo dell’attacco avversario o per preservare energie: barrare la seconda per la Virtus della 30esima giornata. Anche alla Segafredo Arena si gioca come vuole Varese, con le peculiarità che questo comporta. Tante triple concesse, Mickey che banchetta a rimbalzo offensivo, transizioni a volontà.

Varese XS

Con oltre 3′ da giocare nel terzo quarto si palesa, per via dei problemi di falli di Caruso e Owens, l’ennesima originalità della struttura di Brase. Senza i due lunghi in rotazione, con Reyes e Jaron Johnson infortunati, il quintetto è il seguente: Ross-De Nicolao-Ferrero-Virginio-Woldetensae. Il 12-3 di parziale con cui la Virtus scava il solco nel finale di quarto è dettato dall’impossibilità fisica di contenere Jaiteh e Mickey a rimbalzo (41-24 il computo dopo 30′ tra le due squadre). Non è sufficiente il 32.3% su 34 tentativi da 3 per rimanere ancorati alla partita.

Caruso per le terre

In un ultimo quarto dall’atmosfera balneare e dominato dallo shot making di Marco Belinelli, l’unica nota di rilievo è la parziale modifica della difesa di Varese sulle uscite dai blocchi della guardia bolognese. Con Caruso in campo, in situazioni di pin down (blocco verticale da lato forte) il napoletano classe ’99 accenna qualche aiuto e recupero, immediatamente punito dalla visione di Lundberg e Pajola e dalla reattività di Jaiteh nell’avvicinarsi al ferro nello spazio creatosi. Quando però, con le notizie provenienti da Milano, i sussulti maggiori sono creati dal ginocchio sinistro di Ross e dall’atterraggio scomposto di Ojeleye, ecco che il tabellino è da osservare sullo sfondo.