NBA: il genio di Brad Stevens e la rimessa che vale una serie

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Se LeBron James ha messo insieme l’ennesima prova leggendaria della sua carriera e di una stagione in cui ormai si fa sempre più fatica a trovare degli aggettivi degni per descriverla, ci sono anche delle squadre che fanno della tattica, della tecnica e del coinvolgimento emotivo dei propri effettivi un vero e proprio credo.
Dopo le prime due vittore del Garden, i Celtics erano già andati oltre le aspettative di tanti columnist e non solo, guadagnandosi perlomeno un pivotal game in casa. Invece Brad Stevens e Al Horford hanno avuto idee diverse.

Belinelli e i confetti misteriosi

Con Boston sopra di due a pochi secondi dalla fine, guardando la partita in diretta prima di dormire e vedendo la rimessa per i Sixers che cercavano di pareggiare o vincere, ho pensato immediatamente che i destinatari della rimessa potessero essere due: JJ Redick e Marco Belinelli, con il secondo molto più accreditato del primo, per il semplice fatto di essere in grado di segnare tiri anche fuori equilibrio. Ne arriva infatti uno che vede il nostro Marco quasi volare fuori dal campo, mettendo le punte dei piedi sulla linea da tre e infilando la palla nel canestro allo scadere finendo contestualmente in braccio alla panchina che lo festeggia come Rocky.
Inspiegabilmente poco dopo partono dal soffitto i confetti, ma la partita è tutt’altro che finita, anzi ci sarebbe da giocare un overtime.

Al Horford: il leader

Ecco l’overtime. Possiamo dire semplicemente il regno di Al Horford.
La sua partita è tutt’altro che da ricordare a livello statistico, ma da quello del peso specifico è quello che vorresti dal tuo leader, anche se designato un po’ per scelta e un po’ per obbligo vista la situazione di roster.
Prima segna il canestro del sorpasso da vicino bullizzando fisicamente Covington, poi compie una giocata sublime: i Sixers rimettono per vincere, lui è attaccato a Embiid sin dall’uscita dal timeout; Embiid si libera di qualche centimetro e Simmons prova a fargli avere la palla.
Il passaggio, a onor del vero, è un po’ pigro e schiacciato a terra, il che permette a Horford di sfruttare un altro errore d’inesperienza di Embiid per completare la volata in rincorsa, mettere la classica mano di richiamo sulla palla e rubarla nettamente per chiudere il match dalla lunetta prima dell’ave maria di Belinelli sulla sirena.

La magia di Brad Stevens

Ora però serve un flashback alla rimessa che ha permesso il canestro del sorpasso. Ci sono 8.4” sul cronometro e Stevens ha due timeout. Ne chiama uno e disegna uno schema non schema con Brown quasi attaccato al rimettitore Morris, Rozier che prende un blocco orizzontale di Horford e poco altro.
Timeout numero 2 e l’impressione che la chiamata sia tutt’altro che casuale.
Il coach dei Celtics capisce che ci saranno cambi sistematici sui blocchi visti i giocatori intercambiabili schierati da Brown e come successo sull’uscita di Rozier preso da Ilyasova.

Stessa rimessa, spaziature diverse con che Rozier al posto di prendere il blocco da Horford scappa a metà campo. È Tatum a prendere il blocco orizzontale del lungo, mentre anche Brown fugge lontanissimo dall’area. Embiid impedisce la ricezione a Tatum e il target diventa così uno solo. Morris è stato messo a fare la rimessa per sfruttarne l’altezza e a questo punto ci sono due situazioni possibili: Horford riceve in post isolato contro Covington opure Covington evita la ricezione diretta esponendosi al lob (in ogni caso una vittoria per i Celtics). L’ala dei Sixers fa ciò che si dovrebbe, ovvero evita la ricezione, ma visto che tutti gli esterni sono a metri di distanza il lob è ciò che Stevens vuole perché non c’è nessuno in zona in grado d’impedirlo. L’alzata arriva, Covington è tagliato fuori, Embiid è troppo lontano e così Stevens mette la firma sull’ennesimo capolavoro tattico della sua carriera, mettendo una bella pietra sulla serie.

 

Brad è un genio -dice Horford- ogni tanto quando disegna le rimesse io rimango un pò così, ma anche in questa situazione ha avuto ragione, perchè è andata esattamente come aveva previsto e il mio canestro è stato tutto frutto della sua genialità.

Come ci aveva detto anche Gigi Datome in una puntata di Backdoor, questo non è un caso, è la regola per una mente di basket come ce ne sono poche anche nell’elitario mondo NBA.
Come giustamente ci godiamo i grandi campioni, è importante farlo anche con chi mette questi campioni nelle migliori condizioni per vincere.