Gentile: l’oggi, in funzione di ieri e in vista di domani

Gentile

Il processo di rilancio per Alessandro Gentile dopo le difficili ultime stagioni è partito da Madrid, sponda Estudiantes, dove sta giocando un ottimo campionato lontano dai riflettori e dalle pressioni, ma che potrebbe essere davvero il trampolino per la ripartenza.

LA SQUADRA

L’Estudiantes è una media squadra europea che ha la sfortuna di essere spagnola, quindi, con un roster che farebbe tranquillamente i playoff in quasi qualsiasi campionato europeo, in liga ACB, al momento, si trova a quattro partite dalla zona playoff e a sole due dalla zona retrocessione. Per quanto riguarda le coppe europee, la squadra di Madrid ha affrontato i preliminari di Champions League, dopo aver battuto nel doppio confronto gli svedesi di Norrkoping e aver vinto di 8 in trasferta a Torun, ha perso in casa di 15 una partita, orribile, in cui praticamente ci sono stati solo due giocatori: Zoltan Perl e Nikola Jankovic. Entrambi ora non giocano più in Spagna, il primo è tornato in Ungheria, al Falco Szombathely, mentre il secondo ora gioca in quel meraviglioso laboratorio che è il Partizan di Trinchieri.

IL CONTESTO

Un paio di mesi dopo tale eliminazione Alessandro Gentile si è unito al roster, che, come detto è di medio livello, con una buona rotazione a tre dei lunghi, tra cui Arteaga in ascesa e una rotazione a tre esterni tra cui l’ex milanese Omar Cook e Dario Brizuela, esterno basco autore di un’ottima stagione. In questo quadro si inserisce la ricerca di un esterno forte fisicamente che possa dare una mano a rimbalzo. Questo tipo di profilo mancava, infatti Ale non ha un cambio naturale e quando lui é in panchina la squadra spesso gioca con tre esterni molto piccoli. Questa parte delle caratteristiche di Gentile si sposa perfettamente con le caratteristiche della squadra. La parte che stride è invece più complessa. Alessandro si ritrova in un contesto in cui due dei tre esterni con cui deve necessariamente dividere il campo, i già citati Cook e Brizuela, tengono tanto palla in mano e giocano molti pick and roll, l’uno e isolamenti/uno contro uno l’altro. Questo relega Gentile a un ruolo che è in parte lontano dalla palla, di certo a lui non congeniale e in parte quello di giocatore possessi (quelli che rimangono) in isolamento, dove è decisamente più a suo agio, ma privo di compagni che possano essere pericolosi sugli scarichi.

LA STAGIONE

La valutazione per Alessandro non è mai stata una questione di punti fatti, quanto di efficienza nel farli, capacità di coinvolgere i compagni e aiutare la squadra in tutti gli altri aspetti del gioco.
Per quanto riguarda l’attacco con palla in mano i numeri sono molto simili a quelli della scorsa stagione a Bologna, con meno possessi da gestore del pick and roll da fermo, il difensore passerebbe dietro senza concedere un vantaggio effettivo. La distribuzione dice 11.6 tiri da due a partita, convertiti con il 48% e 1.3 da tre con il 35% (stiamo parlando di poco più di 20 tiri, quindi campione minuscolo) con 3.3 falli subiti e 2.9 liberi realizzati con il 70%, questo dato sembra riportarlo sui livelli pre 2016/17, mentre nei due anni successivi ha tirato con il 57.7%.

Tutto Alessandro, dopo una ricezione, per una volta in movimento ha già vantaggio, ovviamente rifiuta un comodo arresto e tiro, si porta letteralmente via Gabriel Deck di potenza e tira prima dell’aiuto. 

Rispetto al passato recente sono in calo sia il numero di rimbalzi, determinato dal fatto di giocare in un campionato più fisico e atletico di quello italiano, sia il numero di assist, già in calo nella stagione a Bologna. Questo dato ha tre possibili chiavi interpretative: primo, un calo delle sue capacità di lettura degli aiuti che gli vengono mandati contro o comunque la voglia del giocatore che lui è in grado di mantenere alti livelli realizzativi; secondo, il ruolo leggermente cambiato che lo porta a portare palla su meno pick and roll e, invece, attaccare molto di più in isolamento; terzo, giocare in una squadra in cui Gentile è uno dei leader assoluti, quindi nel momento in cui lui decide di attaccare i compagni si aspettano già che lui tiri e rimangono fermi aspettando di andare a rimbalzo o coprire il contropiede. In effetti, visivamente  gli esterni dell’Estudiantes sono quasi sempre fermi, a prescindere da chi stia attaccando in uno contro uno con la palla, quindi, a parti invertite anche lui resta fermo quando un compagno attacca. La maggior parte dei canestri su assist arriva dai possessi in pick and roll di Omar Cook e dai sui passaggi per il rollante di turno.

Anche volendo farlo, come si fa a trovare uno scarico sensato dopo un possesso in cui sono tutti fermi?

Lo stesso Alessandro non è quasi mai coinvolto in situazioni di taglio, in cui, data la potenza fisica sarebbe praticamente immarcabile, e riceve pochi palloni in situazioni di vantaggio o sul close-out del difensore, perciò di fatto non tira mai da fuori ed è costretto a una quantità eccessiva di isolamenti che si concludono praticamente sempre con un arresto ai 4 metri e un tiro senza aver battuto il difensore. Un’altra situazione in cui è spesso coinvolto è la ricezione in post basso, che si conclude praticamente sempre nello stesso modo della precedente situazione. Arresto e tiro caratterizzato da una potenza fisica difficilmente contrastabile dai pari ruolo.

La potenza fisica gli permette di fare cose contro il suo bene, tipo prendere un tiro forzato in questo modo, cosa che 99 giocatori su 100 non riuscirebbero a fare, ma non è detto che sia il modo più efficiente di attaccare.

IL FUTURO

Temo che il futuro di Gentile, a meno di colpi di scena, sarà quello di uno scorer in una squadra di medio-alto livello, cioè buona  Eurocup o bassa Eurolega, mi sembra troppo forte per non dargli palla in mano, ma al contempo troppo limitato in tante fasi del suo gioco, tiro sugli scarichi, gestione del pick and roll, difesa lontano dalla palla, per essere protagonista, con tanti minuti, in una squadra di alto livello di Eurolega. Quindi la tipologia di squadra ipotizzabile è una che abbia bisogno di punti da non poter passare oltre a così tanto talento nel far canestro nonostante altre parti del gioco non siano allo stesso livello. Oppure, ma è un rischio, una squadra di livello più alto in cui possa giocare piccoli brani di partita in cui dare una scossa realizzativa, che poi era quello che aveva pensato il Panathinaikos non più tardi di un paio di stagioni fa. Tenete presente che le evoluzioni sono sempre possibili, basta guardare questa stagione di Bobby Dixon. In molti altri casi, come appunto quello di Ale al Pana non è finita benissimo.