GeVi Napoli, il pagellone di fine stagione

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Napoli
Credits Savino Paolella

“How it started, how is it going”.

Il meme che per un periodo ha spopolato nel web potrebbe essere la sintesi della stagione della GeVi Napoli…fino a metà febbraio. Una prima parte di campionato sorprendente, quella di Ennis e compagni, tra vittorie di prestigio (Milano in casa, Venezia al Taliercio) e sold out al PalaBarbuto. Solo un breve passaggio a vuoto ha impedito ai partenopei di svoltare il campionato con la salvezza, vero obiettivo stagionale, già in tasca ma, nonostante ciò, i partenopei sono tornati a qualificarsi alle Final Eight di Coppa Italia ben 17 anni dopo l’ultima volta della Eldo di Michel Morandais e compagni.

E hanno vinto, 18 anni dopo l’impresa della Carpisa di Lynn Greer.

Qualcosa, però, si è rotto dopo il trionfo di Torino, come dimostrato da diverse dichiarazioni arrivate nel finale di stagione, e il sogno playoff si è infranto dopo un campionato passato quasi sempre nella parte sinistra della classifica.

Qualche rimpianto, si, ma non abbastanza da essere una macchia su un’annata conclusa ben oltre le aspettative più rosee, la prima della gestione inaugurata da Alessandro Dalla Salda che ha dato la responsabilità tecnica a Pedro Llompart con l’assistenza preziosa di Giuseppe Liguori.

La notizia migliore, però, arriva fuori dal parquet, visto che il club ha protocollato al Comune di Napoli il progetto per un nuovo palasport, un gesto che è quanto di più vicino ci sia ai fatti dopo oltre un ventennio di proclami a vuoto sul Mario Argento.

 

Pagellone

Ennis, 8,5: la mente meravigliosa di questa GeVi, l’uomo capace di trascinarla quando il piano partita sembra non funzionare. Perchè non sono solo gli assist (6.7 di media che lo pongono in cima alla classifica del campionato) a descrivere il canadese ex Houston Rockets, ma soprattutto i momenti in cui segna, mai banali, lasciando da parte il profilo “pass first”. Il non essere riusciti a trattenerlo è figlio della mancanza delle coppe, coppe a cui Napoli potrebbe aspirare, se potenziali sponsor, anche molto facoltosi, decidessero di smettere di far finta di niente e sostenessero un progetto che ha dimostrato di funzionare.

Pullen, 7-: fino alla finale di Coppa Italia il voto sarebbe stato un 9 pieno. Anche di più, con quella tripla che ha regalato, di fatto, il trofeo alla GeVi. Peccato che, dopo la pausa nazionali, abbia lasciato il posto ad una copia sbiadita e irritante di sé stesso per tratti troppo lunghi, con solo qualche eccezione puntuale. Giocandosi anche la stima del club, come ha riassunto Pedro Llompart alla stampa in un laconico “cerchiamo altro”.

M. Brown, 6,5: un inizio importante, una Coppa Italia straordinaria, poi il buio. È decisivo nella vittoria contro Treviso con 31 punti, ma sbiadisce sempre più in una versione abulica ed inconcludente di sé stesso da quel momento in poi. Non è un caso che la miglior partita, in trasferta a Milano, Napoli la giochi senza di lui. Lasciato partire senza troppi rimpianti, un peccato.

Sokolowski, 8: per quanto alcuni abbiano indicato Ennis, è il meritevole MVP delle Final Eight. Emanazione in campo della testa di coach Milicic, ha comandato la squadra dal suo primo giorno da leader vocale anche a palla lontana, prendendone le redini in momenti importanti. La tripla del 73 pari che forza l’overtime con Reggio Emilia in semifinale di Coppa Italia resta un quadro da appendere nella stanza, ma sono tante le serate in cui ha dato un contributo determinante. Lascia in direzione Sassari, dopo aver rifiutato un biennale garantito a cifre annue leggermente inferiori e con la certezza di un allenatore con cui ha raggiunto livelli nettamente superiori a quelli visti prima. Sono scelte personali, il campo dirà se gli avranno dato ragione.

Zubcic, 7: nella prima parte di stagione è ciò che Milano avrebbe voluto fosse Mirotic. Non solo il suo amato perimetro, ma tanti punti fatturati sui mismatch in post basso, anche creati da situazioni di Spanish pick and roll. Dall’arrivo di Markel Brown, il croato è andato via via perdendo peso nell’attacco azzurro, calando anche nelle prestazioni. Sintoma chiaro della sua giornata no è proprio questo suo rifugiarsi sul perimetro, senza mai attaccare l’area. Lo Zubcic di novembre sarebbe un giocatore da Eurolega, il suo Mr Hyde, invece, un pulcino spaventato che spiega perchè la sua carriera non abbia spiccato un volo auspicato da tanti all’inizio.

Owens, 7: arrivato come saltatore atletico, lascia Napoli con un bagaglio ampliato grazie allo sviluppo della soluzione, non poi così nuova, dalla distanza. Igor Milicic aveva chiaro da subito il modo di nasconderne alcune debolezze difensive come le situazioni di early post e ciò ha permesso al prodotto di Texas Tech di brillare esaltando i propri punti di forza. Nelle Final Eight tocca punti di stoicismo notevoli nelle tonnare sviluppatesi sotto canestro, soffre soltanto contro Reggio Emilia ma i problemi di falli di Fayè e Chillo gli spianano la strada. Anche lui, però, cala vistosamente nel finale di stagione, indicatore fondamentale sono i sempre più frequenti problemi di falli che accusa.

Jaworski, 6: metà stagione per il ragazzo proveniente da Guipúzkuoa e un infortunio che lo frena proprio nel momento in cui pareva crescere dal punto di vista della consistenza. Negli occhi rimarrà la Penberthyana prestazione di Pesaro con 25 punti e 7/10 da 3, ma proprio quel fondamentale, dato come punto di forza, è venuto meno una volta a contatto con un massimo campionato. Premiato comunque a Torino, alloro meritato per il contributo dato nella prima parte d’annata, lascia poco dopo per trovare spazio in Germania. In difesa si mostra disciplinato e intenso, può crescere ancora.

G. De Nicolao, 6,5: pronti via e si ritrova Pullen nel secondo quintetto, con tutto ciò che il carisma dell’ex Barcellona significa. Si adatta al mero ruolo di giocatore di energia difensiva e riesce a tenere un plus/minus positivo nella maggior parte delle partite. Tanto lavoro sporco gli vale il sollevare la Coppa Italia da capitano, se riuscisse ad aggiungere qualche punto alle proprie percentuali al tiro, potrebbe far fare a sé stesso e alla squadra un grande passo in avanti.

Lever, 6: sufficienza agguantata perchè, quando è in giornata, dimostra di essere uno di quegli italiani capaci anche di fare la differenza. Peccato che sia fortemente discontinuo e che ciò irriti oltremodo coach Milicic che, soprattutto nella seconda parte della stagione, lo relega sempre più spesso in panchina, più che dimezzati i minuti d’impiego. Il coach croato prova anche a credere in lui dopo l’ottima prestazione con Sassari ma non riceve le risposte sperate, è la prova definitiva che il rapporto, mai realmente nato tra i due, è giunto al termine. Ora per lui si aprono le porte di Venezia, altra occasione per diventare il cigno che è in potenza, citando Aristotele.

Mabor, 6: una scommessa su cui lavorare. Nel corso dell’anno Milicic ed il suo staff hanno provato a sgrezzarne gli spigoli tecnici. Decisivo nell’avvio dei quarti di finale di Coppa Italia contro Brescia, ha dato qualche lampo delle sue potenzialità ma il lavoro per renderlo brillante è ancora lungo.

Ebeling, 6: merita la sufficienza come compensazione per la sfortuna. Arrivato quasi come supporto agli allenamenti, ha tardato ad adattarsi all’esigenza fisica del massimo campionato. Per di più, quando sembrava essersi sbloccato, in quel di Scafati, ecco che arriva l’infortunio che gli chiude crudelmente sul muso anche quella porta. In bocca al lupo, Tatu, meriti il riscatto.

Saccoccia, 6,5: esordisce con la faccia tosta di chi sa di avere talento ma non timori reverenziali, può fare bene, ma serve che abbia anche minuti più impegnativi da affrontare.

Sinagra, 6,5: primi punti anche per lui in Serie A, dimostra di avere visione di gioco e capacità di collaborare con i compagni. Purtroppo lo spazio resta troppo poco per poter pensare di crescere da queste parti.

Milicic, 8: una prima parte di stagione spettacolare, una simbiosi con il pubblico vista poche volte, la capacità di essere un avversario scomodo per tutti con le sue difese mutevoli, spesso flottate e ingannevoli per chi si trova a leggerle. Finchè riesce a far applicare le proprie regole, Napoli è tra le squadre più belle da vedere del campionato, pur con qualche passaggio a vuoto. Dopo la Coppa Italia, però, non riesce a tenere tutti sulla corda, non solo per proprie responsabilità

Front Office, 8,5: pescare Tyler Ennis e Jacob Pullen a settembre è un colpo di genio di Pedro Llompart, alla prima vera esperienza a capo di un’area tecnica. La sua filosofia di sviluppo della squadra, senza ricorrere subito al mercato alle prime difficoltà, ha pagato finchè qualcosa non si è, evidentemente, rotto all’interno. Fine conoscitore della materia pallacanestro, con Giuseppe Liguori ha formato un duo affiatato ed efficace. La difficoltà più grande è combattere con budget ridotti, lui ha costruito la Napoli vincente con il quattordicesimo budget del campionato, altra giacchetta da tirare agli imprenditori locali, chi lavora bene merita sostegno…

 

 

e.defalco
Giornalista pubblicista, nato a Napoli ma vissuto per oltre metà della sua vita a Madrid che gli ha attaccato la malattia dell'Estudiantes. Appassionato Knickerbocker, ha giocato a basket anche se le sue leve l'avrebbero sconsigliato. Creatore di Uno Hobbit al Ferro.