Mangone, Italbasket: “Scritto la storia del basket giovanile Italiano!”

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Credits: Fiba

Al termine di Puerto Rico-Italia, gara dominata dagli azzurri, abbiamo intervistato in esclusiva coach Giuseppe Mangone che era veramente entusiasta per la vittoria dei suoi.

Coach, altra grandissima partita, altra grande vittoria dell’Italia, siete tra le prime quattro al mondo, che storia!

Effettivamente siamo veramente felici, ci hanno appena detto che non era mai successo che una formazione italiana dell’Under-17 arrivasse tra le prime quattro al Mondiale, quindi è successo qualcosa di nuovo per la pallacanestro giovanile italiana, siamo contenti di aver fatto la storia. Abbiamo altre due partite adesso per giocarci la possibilità di tornare a casa con una medaglia e quindi le motivazioni resteranno alte, la gioia di giocare ancora di più e ci godiamo questi ultimi due giorni.

Questa era un’altra partita molto insidiosa perché loro sono una squadra veramente fisica, che a rimbalzo va sempre durissima. Qual è stata secondo te la chiave della vittoria?

Allora, Puerto Rico come abbiamo detto in riunione prima della partita, l’abbiamo usata come esempio perché secondo noi è la squadra del Mondiale con più desiderio di vincere. Il fatto che siano arrivati tra le prime otto con una formazione che non eccelle per fisicità, ma loro hanno mostrato veramente grandissimo desiderio ogni partita, quindi ci eravamo dati come obiettivo quello di provare a pareggiare lo stesso desiderio che avevano loro di vincere. Il primo tempo abbiamo fatto fatica a rimbalzo perché ci hanno aggredito, ci hanno attaccato sulle rotazioni, nel secondo siamo stati veramente bravi ad aiutarci di più in difesa, a migliorare la comunicazione, a stare un pochettino più attenti su tutti i rimbalzi e presa l’inerzia dei rimbalzi siamo riusciti a prendere anche quella della partita.

La comunicazione è una cosa che si è vista molto in difesa, i ragazzi si parlano, si cercano e quindi viene da fare un attimo un passo indietro alle convocazioni. Quanto è stato cercato il fatto di avere due grossi blocchi, quello di Milano e quello di Bassano o quanto invece semplicemente questi sono i dodici migliori giocatori che avevi a disposizione?

Non c’è niente di ricercato nel senso che noi cerchiamo di portare il gruppo migliore al di là di tutto, la cosa che conta non è tanto le squadre di provenienza ma il fatto che questi ragazzi si conoscono da due anni e mezzo e più o meno è lo stesso gruppo, poi abbiamo alcuni ragazzi che non sono potuti venire perché hanno avuto qualche problema fisico, altri che si sono giocati il posto fino alla fine, quindi diciamo che l’intesa fuori dal campo, l’intesa comunicativa è una cosa che ci portiamo avanti dal fatto che ci conosciamo da tanto tempo. Poi da qui andando due anni e mezzo fa alcuni giocatori quando abbiamo iniziato erano in squadre diverse e quindi il fatto che ci siano due blocchi è più un caso che altro.