Gregor Fucka, l’Airone che volò sul basket italiano

2015

L’esperienza all’estero

Una meta fuori dai confini tricolori. Che inizialmente sembra addirittura al di là dell’Oceano. Il team di agenti di Gregor, infatti, negozia a lungo con gli Indiana Pacers, reduci dalla sconfitta nella decisiva gara cinque contro New Jersey al primo turno di playoff. Le prestazioni delle ultime stagioni hanno fatto drizzare più di un’antenna anche in NBA. Si rincorrono le voci. Si parla di un’offerta da sette milioni di dollari, ma alla fine non se ne fa nulla. La nuova casa dell’ormai ex Fortitudo, comunque, è in direzione occidentale, solo un po’ prima dell’Atlantico. In Spagna.

Fucka
Fucka in maglia Barcellona

A portarcelo è, guarda il caso, uno slavo. Ancora. Che gli offre la possibilità di una carriera. Svetislav Pesic lo vuole a Barcellona, assieme all’eterno amico Dejan Bodiroga. Quell’anno le Final Four sono proprio in terra Catalana. Un’occasione da non perdere per nessun motivo al mondo. E Gregor non se lo fa ripetere due volte, prendendo una delle migliori decisioni della sua carriera.

In quel 2002-2003 il Barca, semplicemente, vince tutto: Campionato, Copa del Rey e, sì, la tanto agognata Eurolega. E Fucka, in una squadra con, oltre a Bodiroga, Navarro e Jasikevicius, è decisivo sul palco più importante. Nella semifinale vinta contro il CSKA segna il proprio season high europeo con ventun punti. E in finale contro la Benetton di Ettore Messina chiude a quota diciassette, vendicandosi in un sol colpo della squadra e dell’allenatore che nelle due passate stagioni gli avevano dato dolori in Italia.

L’MVP di quella Final Four va a Bodiroga, ma a Fucka importa poco. Anzi, nel trionfo tanto atteso, un riconoscimento a un grande amico vale ancora di più. A trentadue anni quei due metri e quindici di talento e sapienza cestistica sono in cima al mondo.

L’anno successivo arriva il bis in campionato, in una tiratissima finale con l’Estudiantes. Quello dopo solo una Supercoppa di Spagna. Il 2005/2006, con l’addio di Bodiroga, lascia tutti a bocca asciutta. Gli anni si cominciano a far sentire anche per Fucka. La carta d’identità dice trentacinque. Ma c’è un ultimo successo da raccontare. L’anno successivo.

Svetisav Pesic lo chiama a sé di nuovo, a Girona, per un’ultima corsa insieme. Una squadra che, vista oggi, fa spavento: Fernando San Emeterio, Marc Gasol, Victor Sada, Arriel McDonald, Darryl Middleton, Bootsy Thornton, tutti insieme, in diverse fasi della propria carriera, a formare comunque un gruppo di enorme talento. Che chiude al quinto posto in campionato, ma si porta a casa quello che sarà l’ultimo trofeo della carriera di Gregor Fucka, una Eurochallenge vinta contro gli ucraini dell’Azovmash Mariupol.

È ora di tornare in Italia per chiudere la carriera. E la chiamata non può che arrivare da Dejan Bodiroga, nel frattempo diventato GM della Virtus Roma. Fucka è quasi alla soglia dei quarant’anni, ma quando il talento ce l’hai addosso c’è poco da fare. Si concede un ultimo giro in finale di campionato, persa 4-1 contro la Mens Sana Siena. Torna anche a Bologna, alla sua Fortitudo, in una fermata che, forse, col senno di poi, non rifarebbe. Subentra in corsa per provare a dare una mano a una squadra che non ne vuole sapere di fare il suo e finirà col retrocedere, afflitta da problemi troppo grandi per un Gregor ormai a fine corsa. Una macchia, proprio a fine carriera. Piccola, se confrontata a tutto il resto, ma certamente dolorosa. Finirà a Pistoia, gli ultimi due anni di una carriera maestosa.

Se in tutto questo racconto avete perso il conto di successi e finali, vi facciamo un riepilogo veloce: due Scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, due campionati spagnoli, una Copa del Rey, una Supercoppa spagnola, un’Eurolega, una Eurochallenge, un oro e un argento Europeo senior, un oro Europeo e un argento Mondiale juniores e un argento ai Goodwill Games del 1994. Ah, e nel frattempo, da allenatore, ha già messo in bacheca un bronzo Europeo con la Nazionale under 16. Chè ora, Gregor, allena i più giovani, per farli diventare i campioni di domani.

Perché un’eredità cestistica come quella dell’Airone di Kranj non poteva finire nel vuoto.