Hack a Stat: influenzare il Pace – Parte 2

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Bentornati su Hack a Stat! Dopo la parte 1, proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta del Pace e di come poterlo influenzare. Andiamo!

Nel precedente articolo abbiamo analizzato come il Pace si possa influenzare attraverso la transizione, soprattutto dal punto di vista offensivo. Oggi invece volevo focalizzarmi su un altro aspetto: quanto è importante per una difesa controllare il Pace avversario? In altre parole, nell’economia della partita, influenzare il Pace avversario garantisce dei vantaggi?

Per trovare risposte a queste domande, dobbiamo prima di tutto capire quanto una squadra risenta di una possibile alterazione del Pace. Per fare questo, ho raccolto i dati di ogni singola partita di tutte le squadre e ho fatto la media degli Offensive Rating ottenuti per ogni valore di Pace.
I grafici sottostanti mostrano dunque l’andamento dell’Offensive Rating di una squadra rispetto al ritmo di gioco tenuto nelle singole partite. In altri termini, sul valore 90 di Pace, per esempio, trovare le media degli Offensive Rating ottenuti in tutte quelle partite con Pace pari a 90. In più potete osservare l’Offensive Rating e il Pace medio stagionale. Ho preso in considerazione 6 (+1) squadre per mostrare due diversi andamenti che ho notato osservando tutte le squadre.

Non ho infatti riscontrato un’influenza del Pace comune a tutte le squadre; piuttosto è possibile imbattersi in due tipologie di andamenti: squadre che accusano del cambio di ritmo e altre che non ne risentono (banale, lo so…).
Partiamo dalla prima tipologia, osservando Charlotte, Dallas e Philadelphia.

Come si può notare, l’andamento dell’Offensive Rating (blu scuro) mostra valori più alti in prossimità del Pace medio di Charlotte, mentre spostandoci verso destra si trovano i valori minori. In generale, a sinistra del Pace medio troviamo solo valori maggiori dell’Offensive Rating medio (blu chiaro) di Charlotte: gli Hornets sono dunque una squadra che predilige i ritmi bassi. Nel caso la squadra avversaria riesca ad aumentare il ritmo della partita, la franchigia di Charlotte potrebbe patire tale aumento.

Un discorso simile si può fare per Dallas, anche se troviamo un picco nell’estremità destra del grafico. Sembrerebbe quasi un’anomalia (bisogna tener presente che le medie calcolate per ogni valore di Pace si basano su poche partite); in generale comunque, possiamo riproporre le stesse considerazioni fatte per gli Hornets. Doncic e compagni preferiscono ritmi bassi.

I Philadelphia 76ers invece presentano un grafico con andamento diverso dai precedenti, ma con conclusioni simili. La squadra di Embiid e Simmons sembra apprezzare determinati ritmi (per lo più bassi) e all’aumentare del Pace soffre un poco di più.

Per questa tipologia di squadre (quelle che soffrono cambi di ritmo) esistono pochi altri esempi. Caratteristica comune di queste franchigie è il Pace medio/basso: sembra dunque che imporre ritmi maggiori a squadre che amano quelli blandi possa influenzare negativamente la loro efficienza offensiva. Ma attenzione, non è una regola applicabile sempre: esistono infatti anche squadre a basso ritmo che non subiscono i cambi di Pace.

Passiamo ad osservare i grafici di franchigie appartenenti all’altro gruppo.

I Brooklyn Nets mostrano come, al variare del Pace, l’Offensive Rating mediato rimanga costante. In altre parole, i Nets non vengono influenzati dal cambio di ritmo.

Stesso discorso per i Bulls. Entrambe queste squadre tra l’altro non hanno Pace stagionali elevati, a riprova di quanto detto precedentemente.

In ultimo, i Clippers di Kawhi Leonard. Il grafico mostra un andamento molto frastagliato con diversi alti e bassi rispetto all’Offensive Rating medio. In buona sostanza quindi possiamo notare come i Clippers non risentano del cambio di ritmo.

Come detto precedentemente, questa seconda tipologia è la più diffusa. Alla luce di questi dati mostrati, è intuibile che l’influenza del Pace non sia così significativa come si potrebbe intuire. La maggior parte delle squadre infatti non risente del cambio di ritmo; le poche squadre che invece lo subiscono, sono squadre che prediligono un basso ritmo.
Con buona probabilità, tale fatto si ricollega al precedente articolo: le squadre che prediligono ritmo basso sono anche quelle che non spingono in transizione, poiché preferiscono altre soluzioni offensive (isolamenti, post-up o altro ancora) che richiedono un tempo maggiore di esecuzione. Nel momento in cui l’avversario riesce a imporre il proprio ritmo, le squadre della prima tipologia non riescono più a sfruttare le soluzioni a loro care perché sono in parte invogliate a tenere ritmi più alti, perdendo però così la loro efficienza offensiva. Inoltre è possibile che queste squadre subiscano maggiormente il pressing difensivo: il pressing difensivo, soprattutto a tutto campo, tende a far forzare le esecuzioni, a velocizzarle. In questo modo è più facile indurre l’avversario all’errore.

Le squadre ad alto ritmo invece difficilmente subiranno un calo di rendimento nel caso il Pace sia più basso. A riprova di tale aspetto possiamo consultare il grafico di una squadra simbolo dei ritmi alti: i Phoenix Suns di D’Antoni della stagione 2004-05.

Prima di tutto una considerazione a parte: in quella stagione con un Pace di 96 i Suns erano primissimi per ritmo. Oggi sarebbero ultimi.
In ogni caso, come si può notare dal grafico, anche a ritmi più bassi i Suns mantenevano bene o male la stessa efficienza offensiva.

La “fortuna” di chi predilige ritmi alti è che, nel caso l’avversario riesca ad abbassare il Pace, comunque mantiene la possibilità di trovare una alternativa per segnare, dato che ha del tempo a disposizione. Inoltre, è possibile che tali squadre, essendo più propense ad affrettare i tiri, subiscano di meno il pressing difensivo.

Torniamo dunque alla domanda iniziale. Alla luce dei dati mostrati la risposta risulta essere: poco importante. Per lo più le squadre non subiscono variazioni evidenti di Offensive Rating tali da indurre le difese avversarie a lavorare per alterare il ritmo di gioco.

Ricordando anche l’articolo precedente, è ormai chiaro che influenzare il Pace sia un aspetto prettamente offensivo. L’imposizione più o meno forte di un dato ritmo è conseguenza dello stile di gioco offensivo di una squadra e nella sua abilità a giocare a diversi ritmi. Il solo strumento difensivo in grado di alterare il Pace avversario è la pressione difensiva aggressiva, che però ha un effetto visualizzabile solo su squadre che prediligono ritmi bassi.

Ciò vuol dire che la pressione difensiva abbia senso solo su squadre a ritmo basso? Ovviamente no! La pressione è utile in diversi momenti di gioco, in particolare quando si deve accorciare uno svantaggio nel punteggio. Conoscendo però i ritmi preferiti dagli avversari si può utilizzare questo tipo di difesa contro squadre a basso ritmo anche mentre si è in vantaggio, per incrementare ulteriormente il distacco nel punteggio. Al contrario, contro squadre ad alto ritmo, tale modalità difensiva assume un aspetto meno significato in situazioni di vantaggio.
L’inibizione della transizione avversaria è invece importante per limitare i punti avversari, ma poco significativa nel ridurre l’efficienza offensiva.

Come ultimo grafico, vi mostro il seguente:

Ho intersecato la differenza tra il tempo medio stagionale di ogni azione offensiva degli avversari e quello medio concesso nella partita da ogni squadra con il Defensive Rating. Minore è il valore sulle ascisse, maggiore sarà il tempo utilizzato dall’avversario per concludere l’azione. Si può intravedere una certa tendenza, ma non così significativa. Questo perché forzare i tempi di esecuzione non è l’unico modo per scardinare un attacco. Inoltre, come abbiamo visto, l’efficienza di una certa tipologia difensiva dipende ovviamente anche dalle caratteristiche avversarie. Non bisogna quindi cadere nell’errore di generalizzare troppo alcuni aspetti di gioco che dipendono fortemente dalle caratteristiche delle due squadre in campo.

Quindi, per concludere: influenzare il Pace difensivamente può portare a dei vantaggi, ma dipende dalla situazione e soprattutto dalle caratteristiche avversarie. Alterare il ritmo di una squadra è più semplice attraverso la fase offensiva, che garantisce inoltre di mantenere le proprie abitudini offensive.