Houston Rockets: John Wall ai saluti, il rebuilding riparte dalle basi

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Doveva essere l’anno zero, della rinascita, di una ricostruzione dopo le tante sconfitte e la confusione del passato per gli Houston Rockets e rischia invece di essere una nuova mattanza per coach Silas, confermato nonostante tutto. La scelta al draft di Jalen Green e il desiderio di puntare su Porter Jr dovevano essere il trampolino di lancio di una squadra giovane e che volesse avere ambizione. Nel mezzo però un Paul ci ha messo lo zampino. Non Chris, che fu artefice dell’ultimo grande successo texano fino alle finali di conference, ma Rich, l’agente dei grandi giocatori che al momento son scontenti. Se con Simmons le cose sono incerte, col suo altro assistito John Wall ha messo le cose in chiaro. Si andrà al training camp e poi si aspetterà una trade, senza altra chance.

Houston non può che restare spiazzata di fronte a una notizia del genere, visto che l’ex Washington ha ancora 91 milioni a libro paga, ovvero colui che ha il secondo ingaggio contrattuale alle spalle dei soli Curry e Harden e che – soprattutto dopo la scorsa stagione – doveva rappresentare la vera alternativa proprio al Barba, che di fatto ha architettato la stessa cosa lo scorso anno prima di Brooklyn. Ecco che quindi ora i Rockets hanno le mani legate, perché se non trovano la trade ‘giusta’ saranno costretti a tenere uno scontento di lusso a bordo campo come spettatore non pagante, che quindi non guiderà la truppa di giovani.
Peccato, o forse no. Wall prima dell’infortunio era un All Star, ma da quando ha ripreso l’attività a pieno regime è diventato un qualcosa di diverso nel modo di approcciare il campo, ma ancor di più nel relazionarsi con i compagni. Le scaramucce con Beal nella capitale e un rapporto mal digerito con la città Texana discendono in tal senso. Magari Houston, che deve ricostruire con tanti giovani, alcuni di estrazione europea come Garuba o figli d’arte come Kenyon Martin jr, non ha motivo per tenersi un esperto ma discontinuo atleta che può accentrare il gioco. Il problema diventa avere un contesto vincente, perché Wood è un eccellente giocatore ma non una superstar e Gordon ha ormai i suoi anni e dalla panchina porta legna, ma non può fare pentole e coperchi.
Da questa infausta situazione i Rockets potrebbero uscirne peggio o rafforzati. Di certo, trovasse la Okc di turno – nome non casuale visto lo spazio salariale – che opera nello stesso modo che ha portato Walker ai Knicks, si potrebbe arrivare a un compromesso. Parimenti, non dovesse arrivare la trade, la mentalità perdente resterebbe in auge tra i biancorossi e minerebbe la crescita di un gruppo con tanto potenziale inespresso ed in attesa di nuove e più probanti esperienze.