I Celtics sono di nuovo campioni! Boston fa la storia con il 18° titolo

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Celtics
Jayson Tatum, Boston Celtics. Credits: IPA Agency.

I Boston Celtics tornano alla vittoria del titolo NBA dopo 16 anni, scrivendo un altro pezzo di storia diventando la prima franchigia di sempre a raggiungere il diciottesimo titolo. Lo hanno fatto grazie a una partita strepitosa, in cui hanno dimostrato a tutti ancora una volta lo stra potere della squadra che Brad Stevens è riuscito a creare negli ultimi anni.

Ci sono riusciti attraverso un Jayson Tatum strepitoso, un Derrick White monumentale e un Jalen Brown autore di una grande serie che gli è valsa il premio di MVP delle finali, nonostante un’ultima gara un po’ meno brillante dal punto di vista delle percentuali.

Tatum e Brown diventano la coppia con più gare giocate prima di vincere un titolo NBA, mentre Horford trova la vittoria dopo 17 stagioni, diventando il secondo giocatore con più presenze ai playoff prima di vincere un titolo. Nonostante ciò, i Celtics mettono la ciliegina su una stagione incredibile chiusa con più di 60 vittorie e vincono finalmente il titolo, gettando su tutta l’NBA il dubbio se sia finalmente nata la prossima grande dinastia della Lega di basket più famosa al mondo.

Si chiude invece sul più bello e con fatica una stagione comunque positiva per Dallas, a cui la sconfitta potrebbe essere utile proprio come la sconfitta del 2022 lo è stata per i Celtics. D’altronde se è vero quello che si dice, “to win big you have to lose big”.

Un inizio freddo

In un primo quarto a basso punteggio Boston trova solo sul finale il parziale che gli permette di sbloccarsi e trovare il primo vero vantaggio della gara. I Celtics hanno infatti chiuso il primo periodo sul 28-18 grazie al parziale di 9-0 (rivelatosi poi fondamentale) arrivato grazie a Tatum e Brown. È stato proprio Brown a dare il via al momentum dei suoi: il numero 7 dei Celtics aveva avuto un inizio di gara difficile in cui aveva sbagliato i suoi primi 5 tiri, segnandone poi 3 consecutivi approfittando di alcune disattenzioni dei Mavs, oltre ad alcuni errori al tiro rivelatisi letali.

Anche Doncic e Irving hanno avuto un primo impatto con la gara alquanto complicato, sbagliando rispettivamente 4 e 3 tiri ciascuno. I due fenomeni di Dallas sono stati solo lo specchio della squadra, che ha chiuso il primo quarto col 35% dal campo.

I Mavericks hanno faticato a star dietro all’inizio dei Celtics, che hanno trovato i primi 6 punti della gara da un Holiday come sempre protagonista di tutte le giocate più importanti. Dallas era riuscita a ritrovare la quadra con il grande impatto di Lively (monumentale considerando che è solo un rookie) e Green. Il primo è riuscito a dare molta più stabilità in difesa ai suoi (un po’ come avevamo previsto), riuscendo dove Gafford aveva fallito; il secondo era stato una risorsa incredibile in attacco, dove aveva trovato 6 punti preziosissimi con due triple, rilanciando i suoi dopo l’1 su 9 iniziale.

In più di qualche occasione i Mavericks erano anche riusciti a mettere in seria difficoltà la difesa di Boston -che stanotte è stata incredibile- riuscendo a portare Porzingis sul perimetro e generando i vantaggi che cercavano da gara 1, riuscendo così a muovere la palla e costringere la difesa di Boston a cambiare.

Sale in cattedra Tatum e chiude la partita

Le difficoltà di Dallas in attacco si sono perpetuate anche nel secondo quarto, iniziato all’insegna delle triple per Boston che ha trovato 6 punti facili con Brown e Hauser, approfittando di una pessima difesa sui blocchi di Dallas che per tutto il primo tempo ha faticato a difendere i pick-n-roll venendo punita in più riprese, specialmente da Tatum.

È stato proprio lui l’uomo decisivo di Boston con un secondo quarto di un’efficacia e un’intelligenza strepitose. Il numero zero è riuscito a trovare la propria dimensione in queste Finals (in generale in questi playoff, in cui è stato discontinuo) sfruttando finalmente la sua abilità di attaccare il ferro, generando 12 punti e 5 assist nel solo secondo quarto. Tatum ha quindi chiuso il primo tempo con 16/9/4 e 0 turnover.

A inizio secondo periodo è stato Irving a provare ad aggredire la gara, riuscendo a trovare i suoi primi due canestri che lo hanno però portato al 2/8 totale. Tanta fatica in attacco anche per Doncic, che diversamente da come ci aveva abituato, ha chiuso il primo tempo a 9 punti.
Questo grazie a una difesa incredibile di Boston, che ha lottato su ogni blocco per non concedere mismatch favorevoli a Dallas. In questo frangente il lavoro di Jaylen Brown è stato fondamentale.

Oltre alle difficoltà offensive sono continuate anche le solite difficoltà nella meta campo difensiva per Doncic, che non ha fatto abbastanza per permettere ai suoi di resistere a questi Celtics, complice il fatto che hanno giocato una gara strepitosa.

 

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Boston infatti ha tirato 10/21 dall’arco nel primo tempo, mentre Dallas 6 su 19.

Sul finire del secondo quarto è stata una tripla di Tatum a portare i Celtics sul +20 prima dell’ultimo canestro segnato sulla sirena da Pritchard da metà campo, come aveva già fatto in gara 1.

We have been here before

Quello che ha detto coach Kidd è vero, Dallas era già stata in questa situazione. E ne era anche quasi uscita: in gara 1 i Mavs erano stati in grado di *quasi* recuperare 29 punti di svantaggio ritornando a distanza di 5 punti a fine gara, sfiorando l’occasione di arrivare a un solo possesso dai Celtics, che avevano ormai staccato la spina. La differenza, però, è che questa notte i Celtics sapevano di non potersi concedere nessun errore e si sono comportati di conseguenza.

Grazie al 5 out (posizionamento con tutti e 5 i giocatori fuori dalla linea del tiro da tre) e a un Tatum ispiratissimo i Celtics sono riusciti a trovare vantaggi e varchi nella difesa di Dallas a più non posso.

Per Dallas è invece continuato il calvario, soprattutto per i due protagonisti più attesi. Doncic ha continuato a provare a colpire dalla lunga distanza, però con scarsi risultati, ovvero sbagliando i suoi primi 6 tentativi. Anche Irving ha tentato di dare il via a un ultimo disperato tentativo di rimonta, arrivando però addirittura al 20% dal campo con 2 tiri segnati sui primi 10.
L’unica nota positiva nella metà campo offensiva è stato ancora una volta Josh Green, il quale ha segnato 5 punti con cui ha generato un mini-parziale di 7-0 per i suoi, stroncato però dai Celtics.

Boston ha comunque chiuso il terzo quarto col 20% da tre, numeri che non sono bastati a dei Mavericks apparsi, soprattutto nel body language di Doncic, rassegnati oltre che storditi dall’energia di Boston. La squadra di Mazzulla ha infatti recepito alla perfezione le parole del proprio allenatore, che dopo gara 4 aveva detto che per vincere bisogna prendere i rimbalzi. Detto fatto: nel terzo quarto i Celtics hanno preso 7 rimbalzi offensivi, oltre a 11 difensivi.

Standing Ovation

Come prevedibile, il quarto quarto si è giocato a ritmi e intensità più bassi, trattandosi di far scorrere il cronometro verso un risultato già deciso.
Boston ha dimostrato nuovamente lo stra potere della squadra costruita da Stevens, che con Porzingis e Holiday quest’anno ha aggiunto i tasselli decisivi a un gruppo già potenzialmente da titolo.

 

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Nonostante questo, anche nell’ultimo periodo abbiamo potuto apprezzare  l’incommensurabile valore di White, che ad inizio quarto ha stoppato al ferro Lively e con esso anche ogni (remota) fantasia di rimonta.

Parlando di White, anche stanotte la guardia ha giocato una partita fatta di piccole cose in difesa (come un tuffo su una palla vagante che gli è costato un incisivo) e di punti pesanti in attacco, dimostrando perché molti lo considerano uno dei giocatori più impattanti in tutta l’NBA.

 

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Oltre alle giocate di White nell’ultimo quarto di questa stagione abbiamo visto anche un altro po’ del Jayson Tatum che vorremo sempre vedere, prima con un gioco da tre punti e poi con un fade-away che ci hanno ricordato -come se ce ne fosse bisogno- il suo incredibile bagaglio offensivo, e di conseguenza quello dei Celtics.

Una stagione storica

Negli ultimi minuti si è trattato solo di accompagnare i Celtics (signore in questo Kyrie Irving, congratulatosi uno ad uno con ciascun membro dei Celtics) verso quello che è un risultato storico: Boston è la prima squadra a raggiungere quota 18 in termini di titoli vinti, superando così gli eterni rivali Lakers con cui erano in parità a 17.

Uno ad uno sono usciti tutti i protagonisti di questa incredibile stagione, chiusa con 64 vittorie e 18 sconfitte in regular season, e 20 vittorie e 3 sconfitte ai payoff.

Tatum chiude una gara da 31 punti, 11 assist e 8 rimbalzi, mettendo in silenzio tutti quelli che in questi anni avevano detto che questi Celtics non erano una squadra da titolo, che lui e Brown assieme non potevano funzionare e che lui era sopravvalutato, cosa che non ha dimenticato nel post partita quando ha sfogato tutta la sua emozione urlando “what they gon’ say now?”, ovvero chiedendo cosa diranno adesso (gli haters).

Il compagno di merende Jaylen Brown chiude invece a 21 punti una gara più complicata nella metà campo offensiva ma incredibile nella metà campo difensiva, sigillando dei playoff da vera superstar e vincendo il premio di MVP delle finali, facendo magari sorgere qualche dubbio a tutti quelli che non lo hanno inserito in nessuno dei 3 quintetti All-NBA di quest’anno.

Più in generale, si chiude una stagione assolutamente dominata da una squadra che già da qualche anno sembrava pronta a conquistare l’intera lega, ma che aveva sempre peccato del passo finale per candidarsi ufficialmente a diventare la prossima grande dinastia dell’NBA. Passo finalmente compiuto: i Boston Celtics sono campioni NBA 2023-2024.

Tommaso Busato
Laureato in Comunicazione all'Università di Padova. Grande appassionato di sport e dei valori che trasmette, specialmente di NBA, rugby e tutto ciò che ambisce alla grandezza. Afflitto da inguaribile curiosità, in particolare per le statistiche e i dettagli.