Il basket danza nel principato, il ritorno ai fasti del Monaco

Monaco e la pallacanestro, un connubio difficile da immaginare sino a qualche tempo fa. Stritolato dal fascino leggendario del GP di Montecarlo di Formula 1 con il suo celebre circuito cittadino e dal calcio (tre scudetti negli anni ‘90 conditi da una finale di Champions nel 2004), il basket sta trovando finalmente una sua collocazione.
La storia inizia nel 1928, ma per i primi vagiti in una competizione che conta (finale di Nationale 1, attuale Pro A), bisogna aspettare il 1950. Non va meglio nei due decenni successivi con qualche lampo a cavallo tra gli anni ‘70 ed ‘80. Le stelle sono Eric Beugnot (fratello di Gregor, poi coach a Varese), Robert Smith (play a Denver per tre stagioni, poi molta CBA) e George Brosterhous, una stagione tormentata con l’Olimpia Milano, allora targata Innocenti, dove verrà ricordato più per le sue stravaganze (indimenticabile il suo inseparabile pitone nutrito con topolini vivi) che per il tiro da fuori, credenziale con cui arrivò dopo la sua carriera NCAA a Texas.

L’apice di quel periodo per i monegaschi arriva proprio con Brosterhous (oltre all’ex Trieste Rich Laurel) sul parquet. I biancorossi si guadagnano, un po’ a sorpresa, la finale di Coppa di Francia nel 1983. Ad attenderli il Limoges piglia tutto di Ed Murphy e Dacoury (poi presente anche nella storica vittoria contro Treviso nella finale di Eurolega 1993). Al Pierre de Coubertin è un’invasione beaublanc. Non c’è storia, lo show di Ed Murphy manda in visibilio i tifosi che assiepano l’impianto parigino completando, di li a poco, il loro “triplete” con campionato Nazionale e coppa Korac. Bis europeo ottenuto, per la seconda volta consecutiva, battendo nell’ultimo atto il Sibenka del giovanissimo Drazen Petrovic.

LA RINASCITA CON DYADECHKO

Oltre ali piloti di F1, le ragazze di Montecarlo e dintorni sembrano più attratte dai lungolinea poetici dell’argentino Vilas, dai nervi d’acciaio di Wilander e dalle imprese di Noah nell’azzimato torneo tennistico, rispetto ai giganti della palla a spicchi. Si torna nell’anonimato, anzi si sprofonda sino alla terza divisione, poi ecco l’uomo della provvidenza.
Sergei Dyadechko, noto uomo d’affari ucraino con la passione assoluta per il basket, vince in patria con il suo BC Donetsk il campionato nazionale nel 2012. Se immaginate il prototipo del classico magnate eccentrico e iper protagonista, Dyadechko non fa per voi: fondazioni filantropiche, profilo assai più prudente rispetto al vulcanico Rybolovlev e plenipotenziario della squadra calcistica del Principato. Oltre a questo è anche uno dei pochissimi presidenti che non rilascia praticamente mai interviste e gli unici argomenti su cui ritiene di aver senso parlare sono gli spettatori a palazzo e le vittorie, entrambi in crescita sotto la sua egida.
Budget importante ma non imponente, investimenti mirati potenziando la squadra anno dopo anno e soprattutto crede in un progetto a lungo termine, senza eccessi.
Il rapporto con Monaco nasce con la squadra ancora lontana dai vertici. Si parte con una sponsorizzazione, la scalata e il doppio colpo con due promozioni consecutive. Poi viene agguantata la massima divisione nel 2015 con un campionato subito da protagonista. Alla guida c’è Zvezdan Mitrovic.
Qui torna il legame con l’Ucraina, perchè il coach montenegrino allena prima il Budivelnyk, poi il Mariupol con il presidente Dyadechko ed è intesa immediata. La stagione regolare è una splendida cavalcata per gli uomini di Mitrovic che mettono in fila le favorite Strasburgo, Le Mans e Chalon. La squadra dà spettacolo con giocolieri come Jamal Shuler, DJ Cooper, mentre la solidità dell’ex canturino Adrian Uter, di Sergiy Gladyr e del veterano Amara Sy fanno il resto. Anche l’immagine e l’appeal della società sono in un crescendo rossiniano.

La Salle Gaston Médecin non è più la dépendance dello Stadio Louis II, nonostante l’impianto sorga proprio sotto il manto erboso di quello calcistico. Da meno di cento coraggiosi affezionati il Palazzo arriva a riempirsi spesso sino ai 3.000 della capienza massima. Fa tendenza La Roca, altro marchio rilanciato in modo geniale dallo staff di Dyadechko, ovvero un brand che nasce dal termine con cui gli abitanti del principato identificano la “Roccia”, sperone su cui è stato eretto il Palazzo Reale. Anche la famiglia Ranieri ha risposto con entusiasmo al crescente interesse per il basket ed è sempre più frequente la presenza di un entusiasta Principe Alberto alle sfide di Gladyr e compagni.

IL TRAGUARDO È VICINO

Si formano anche i primi gruppi organizzati di appassionati che seguiranno poi in Europa le avventure della Roca, simbolo che riesce a trasmettere tutto l’orgoglio di appartenenza della piccola nazione. È tutto apparecchiato per un trionfo inaspettato quanto meritato. “Le jeux sont fait”? Non esattamente, o forse non ancora. A sparigliare le carte arriva (ai quarti) l’Asvel che non ti aspetti, oltre all’infortunio di Billy Ouattara, talento fisico e prezioso jolly offensivo. Villeurbanne spegne i sogni monegaschi anche nell’annata successiva: Kahudi, Ware e il venerando Andersen operano il più classico degli history repeating, questa volta in semifinale. Sale però nel frattempo anche il profilo internazionale dei biancorossi, esperienza europea fortemente voluta dal patron Dyadechko. Anche qui dividendi in arrivo: ottima regular season 2016/2017 e approdo sino alle F4 di Basketball Champions League di Tenerife. Traguardo prestigioso nonostante la sconfitta in semifinale contro Banvit. Il tutto senza drammi, conservandone lo spirito iniziale ribadito da Mitrovic in conferenza stampa, dopo la vittoria nella platonica finale per il terzo posto contro la Reyer Venezia:

Provare a vincere, ma sempre divertendo e divertendosi.

Entusiasmo e spettacolo non mancano con la 4X100 Shuler, Wright, Bost e Outtara, ma lo spartito cambia per la stagione 2017/2018. Cabina di regia affidata, in coabitazione, alla solidità dell’ex Trento Aaron Craft e all’improvvisazione del cavallo di ritorno DJ Cooper. Ai lampi di talento di Robinson ed Evans viene abbinato l’equilibrio di Kikanovic e Lacombe. La prima fase di BCL è una sinfonia ininterrotta, tredici successi filati prima dell’ininfluente KO all’ultima giornata contro il Pinar. Anche in campionato l’avvio è da urlo come nelle due stagioni precedenti, ma qualche infortunio ed una flessione nelle ultime giornate (rimonta clamorosa subita nel finale contro Gravelines) consentono l’aggancio di Le Mans e Strasburgo in vetta. Campanello d’allarme che arriva alla vigilia della sfida negli ottavi di BCL contro Zielona Gora e prima della fase cruciale della regular season. Occasioni propizie per dimostrare che estetica e vittoria possono iniziare a danzare nel Principato.