NBA-scommesse: sta diventando un problema serio

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Playoff
Erik Spoelstra, Miami Heat; IPA Agency.

Seppur siano sempre esistite, le scommesse sportive stanno spopolando sempre di più negli ultimi anni, iniziando a creare i primi seri problemi nel mondo del basket americano.
Dopo le ultime interviste di Erik Spoelstra e di John-Blair Bickerstaff, allenatori rispettivamente dei Miami Heat e dei Cleveland Cavaliers, risulta sempre più evidente il problema che l’NBA sta cominciando ad avere con la questione scommesse.

Come tanti giocatori, anche Kevin Durant si era espresso sulla questione con toni ironici (ma neanche troppo) lo scorso novembre, facendo presente come gli scommettitori siano sempre pronti a scrivergli quando perdono, ma non gli mandino mai soldi quando vincono.

Le minacce

Spoelstra e Bickerstaff sono stati gli ultimi ad aver parlato in ordine cronologico, ma pare che per la portata delle loro dichiarazioni (specialmente quelle dell’allenatore dei Cavs), le loro parole potrebbero essere la goccia che farà traboccare il vaso. Anche in virtù del fatto che stanno diventando sempre di più i giocatori o allenatori che si lamentano di questa seria problematica.
Coach Spoelstra ha raccontato con molto disprezzo di una situazione ridicola avvenuta l’anno scorso a Miami, dove un tifoso si era piazzato dietro la panchina degli Heat per inveire contro Victor Oladipo, “colpevole” di aver rifiutato un tiro da tre quando la partita era ormai finita e il risultato era già deciso. La sicurezza ha dovuto portar fuori il presunto tifoso per evitare che la situazione diventasse ancora più spiacevole di quanto non lo fosse già.

Molto più spiacevole quanto avvenuto invece a coach Bickerstaff, il quale durante la conferenza stampa prima della partita contro gli Heat proprio di Spoelstra, ha denunciato di aver ricevuto delle minacce da alcuni tifosi al proprio numero privato:

Hanno avuto il mio numero di telefono e mi hanno mandato dei messaggi fuori di testa. Parlano di dove vivo, dei miei figli. È un gioco pericoloso e camminiamo su una linea che è molto sottile. Comporta maggiori pressioni e una distrazione ulteriore al gioco che è già difficile per giocatori, allenatori, arbitri e tutti quelli che sono coinvolti

Un problema anche per i giocatori

Circa un mese fa era diventato virale il gesto di Rudy Gobert che, rivolgendosi a Scott Foster, aveva mimato con le mani il gesto dei soldi, guadagnandosi così una bella multa da 100.000 dollari, il massimo possibile in NBA. Gobert aveva poi spiegato anche il motivo del suo gesto, dicendosi pentito di aver contribuito alla sconfitta della sua squadra proprio contro i Cavs, ma non del gesto fatto nei confronti dell’arbitro:

Lo rifarei. Mi sta bene essere additato come quello cattivo. Mi prendo la multa. Ma penso che il business delle scommesse, che sta diventando sempre più grande, finirà per rovinare il nostro gioco, e non dovrebbe essere così

Gobert ha detto anche che gli arbitri si stanno facendo influenzare sempre di più dalle scommesse, guadagnandosi quindi la quarta multa della carriera per aver criticato gli arbitri, ma ha sollevato un tema che sta disturbando sempre più giocatori. Tyrese Haliburton, ad esempio, si è espresso sulla questione, dimostrandosi altamente stizzito dal comportamento di tantissimi fan:

Alla gente non interessa nulla di noi giocatori, di come possiamo sentirci prima o dopo una partita. Ormai tutti pensano solo alle scommesse. Per metà delle persone che mi seguono sono solamente un mezzo per fare soldi tramite le varie agenzie di scommesse. Per loro sono solamente un oggetto, sui social ricevo soltanto messaggi di questo tipo.

Haliburton non sta sicuramente vivendo il proprio miglior periodo di forma (a fronte di un assurdo inizio di stagione, dopo l’All-Star break sta tirando col 23.8% da tre) e l’ultima cosa di cui ha bisogno ora, è doversi preoccupare della propria sicurezza a causa di alcuni scommettitori e dei loro problemi economici, che di certo non dipendono da lui né tantomeno lo riguardano, concetto che però sembra non attecchire nelle menti di questi pseudo-tifosi.

L’importante adesso è che l’NBA intervenga al più presto su questa questione, cercando di regolamentare come possibile questa parte dell’ambiente sportivo, così da tutelare al meglio i propri allenatori, i propri giocatori e il gioco che amiamo.