Italbasket: che voto dare alla FIBA WC 2023?

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Purtroppo (o per fortuna, a seconda dell’esigenza che si nutre di dover esprimere a tutti i costi sentenze alla prima occasione possibile) il percorso di Italbasket alla FIBA WC 2023, il progetto attorno a coach Pozzecco e la parabola del gruppo che, vale la pena ricordarlo, ha di fronte a sé ancora due partite da giocare, le ultime della carriera di Gigi Datome, è stato già soggetto di e giudizi definitivi.

In Italia si è particolarmente esperti di analisi della sconfitta, in politica come in qualsiasi altro ambito, spaccando il capello in quattro se le cose si sono concluse non per il verso migliore e con i momenti più gratificanti e meritevoli di elogio passati rapidamente in cavalleria. I 37 punti di scarto nel quarto di finale con Team USA sono un esito più simbolico che reale della differenza di due pianeti cestistici diversi, forse appartenenti alla stessa galassia ma con orbite non incidenti, come quello americano e quello italiano.

Soffermarsi sul singolo scarto nella partita secca sarebbe ingeneroso. Soffermarsi solamente sugli ultimi 40′ lo sarebbe altrettanto, considerate le condizioni con cui le due squadre sono arrivate alla palla a due della Mall of Asia Arena di Manila. Una squadra di Kerr “troppo” concentrata e disponibile a scarificarsi in difesa di quanto sperassimo, un Italbasket che non ha trovato immediatamente quelle percentuali bulgare (o lituane, per rimanere al recentissimo passato) da fuori per mantenersi quantomeno a contatto.

La sconfitta decisiva è la più pesante, sul tabellone, della storia dell’Italia ai Mondiali, ma rischia di cancellare quanto di buono ha fatto e ha significato questa Nazionale, non solo nelle Filippine ma anche nel percorso di avvicinamento. Un percorso, tra l’altro, ancora incompleto, sia nella specifica competizione (occorre assegnare le posizioni dal 5° all’8° posto tramite gare che nessuno vorrebbe disputare ma necessarie per ranking e, almeno in partenza, piazzamenti per eventuali carte olimpiche) che nell’ottica del progetto tecnico globale.

C’è dispiacere. C’è amarezza per l’andamento rapsodico di questa FIBA WC 2023, arrivata dopo un’estate di preparazione da imbattuti e che ha alternato momenti fuori della grazia di Dio (i primi 19′ e gli ultimi 14′ con la Serbia) ad altri dove tiri costruiti nella miglior maniera possibile sono stati convertiti non con 2 o 3 punti ma con frenesia, ansia, pressione eccessiva creata dall’interno di una squadra e uno staff che hanno sempre fatto della consapevolezza di rendere se liberi dalle convenzioni e dal seminato canonico. Il tabellone dei gironi di Manila ha contribuito a creare aspettative e sogni, quasi dando per scontato un risultato che scontato non è, almeno stando ai 25 anni di distanza dall’ultimo quarto di finale di un Mondiale raggiunto.

La sensazione è che l’Italia sia arrivata dove voleva realisticamente e doveva oggettivamente arrivare: superare il doppio girone eliminatorio per arrivare alla fase a eliminazione diretta. Si è raggiunto, sino a lì, il migliore dei risultati possibili per i quali solo e soltanto Italbasket aveva voce in capitolo, ossia arrivare davanti alla Serbia e “guadagnarsi” l’accoppiamento con la seconda qualificata col girone di USA, Lituania, Montenegro e Grecia. Che questa seconda fossero gli USA non se l’aspettava nessuno, non si era messo in conto sino alla sconfitta coi baltici. Con la Lituania sarebbe stato un quarto di finale diverso? Coi se e con i ma sappiamo dove si va, ma su una cosa si può essere certi: ci sarebbe stata una partita, una reale contesa, che purtroppo è mancata con Team USA più per meriti della nazionale a stelle e strisce che per nostri demeriti.

In un torneo dove Italbasket ha mantenuto una ShotQuality (parametro sulla “bontà” dei tiri presi basato sulla distanza dal canestro, la distanza con l’avversario più vicino e storico delle conclusioni prese nelle stesse condizioni in precedenza) simile se non leggermente migliore rispetto alle ultime due estati, a venire meno sono state le percentuali dall’arco: nel 2021 si è oscillati tra il 42.7% da 3 di Belgrado e il 31.7% di Tokyo, Eurobasket 2022 ha registrato il 37.2% dai 6.75 mt, nelle Filippine si sono attestate sul 28.9%. Per una squadra così dipendente dall’efficacia dall’arco, pensare di fare di più era complicato. Si è raggiunto probabilmente il picco performativo con un mesetto d’anticipo rispetto al preventivato? Impossibile dirlo, perché un diverso accoppiamento ci farebbe ancora sperare nelle conquista di una medaglia.

L’impressione è che sul piatto della bilancia, in piena sintonia col gusto masochistico italiano di attizzare le scintille della controversia, si stia facendo più pesare la sconfitta con la Repubblica Dominicana e le vittorie (troppo?) faticose con Angola e Filippine che la vittoria con la Serbia. Nessuno, a parte Pozzecco e Melli, ha spostato però il focus in avanti. Troppo facile guardare a ciò che è appena accaduto piuttosto che sforzarsi ad andare oltre. A vedere che questa squadra non ha terminato il proprio ciclo, che questo gruppo ha ancora aree da esplorare e emozioni da regalare. Italbasket ha un futuro davanti a sé. Quanto sia roseo, sta anche nella lucidità del ponderare ciò che conta davvero e sarà da modificare e ciò che, a caldo, lascia solo il tempo che trova.