GamePlan Italia-USA: Un fisico bestiale

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Già preparare le bozze di questo GamePlan è francamente da brividi. Italia-USA è un quarto di finale che arriva sì all’altezza prevista nella FIBA WC 2023 ma, paradossalmente, il confronto tra prima e seconda dei gironi della seconda fase arriva cambiando l’ordine degli addendi. Immaginare un’Italia in grado di vincere contro la Serbia, dopo la frenesia e l’ansia autocreatasi nel girone eliminatorio e la sconfitta con la Repubblica Dominicana, sarebbe stato difficile se non si stesse parlando di questo gruppo plasmato e forgiato da Gianmarco Pozzecco.

Immaginare Team USA surclassato a rimbalzo sia da Montenegro che Lituania non era utopia ma a stupire, in negativo, non è stata la disparità in termini di stazza e fisicità ma quella in termini di attenzione e effort nel fondamentale. Alla Mall of Asia di Manila, però, è un altro giorno, nel quale la squadra di Steve Kerr non potrà più permettersi di lasciare nulla al caso. Chi comanderà il ritmo e il tempo della partita? Attacco e difesa, ecco un focus sull’andamento della gara dal punto di vista di Italbasket.

ATTACCO

  • L’obiettivo dell’attacco azzurro è chiaramente Jalen Brunson, attaccato dal palleggio sia fronte che spalle a canestro da tutto il quintetto azzurro. Risolvere l’enigma ancora senza soluzione delle penetrazioni nel pitturato quando Jackson Jr. è libero di ruotare nei pressi del ferro, tuttavia, non è materialmente districabile dagli Azzurri.
  • Secondo obiettivo degli Azzurri: caricare di falli Jackson Jr, coinvolgerlo in ogni P&R e sfruttare la drop sistematica del lungo dei Grizzlies. Dopo 2’20” la difesa americana è costretta a cambiare conformazione: Banchero da 5 significa cambio su tutti i blocchi, che apre possibili mismatch fisici sotto il canestro e di naturalezza nel navigare sul perimetro contro corpi giganteschi ma meno immediati nel carburare.
  • Secondo semigancio su 2 di Polonara sul ferro in avvicinamento contro Brunson: esecuzione pessima, ma i pollici alzati da Pozzecco dalla panchina segnalano la corretta scelta dell’ala della Virtus. Questo è il piano partita, quello in cui credere a prescindere dalle percentuali. (Ce ne sarà un terzo con stoppata di Edwards in apertura di 3Q: scelta immacolata, esecuzione troppo morbida e “timida”).
  • La trap zone degli USA (alternata a una 3-2 a tutto campo) genera subito una palla persa di Fontecchio: a maggior ragione con un difensore più perimetrale come Banchero, la volontà di Kerr è quella di togliere secondi ai set azzurri e togliere la palla dalle mani di Spissu e Tonut, costringendo un tiratore clamoroso ma con un ball handling ancora limitato come Simone ad attaccare mettendo palla per terra difensori che, globalmente, hanno le caratteristiche atletiche per tenere il suo primo passo.

  • Banchero non è un difensore vocale, tantomeno nella poco frequentata coi Magic posizione di centro: sfruttare i blocchi lontano dalla palla per creare spazi per ricezioni sulla linea di fondo e cogliere in fallo la cattiva comunicazione degli USA può essere una risorsa da esplorare soprattutto contro un quintetto “small”.
  • Prima Ingram, poi Reaves e Haliburton: con una difesa USA di cambi su ogni blocco l’Italia vuole creare a partire dal post, dove i 4 dei quintetti azzurri (Severini, Melli, Ricci) dovrebbero chiamare i raddoppi dal perimetro e innescare la circolazione e gli extra pass. Muovere la palla ED essere aggressivi è il mantra per ogni minuto del 2Q in cui è in campo Jackson Jr.: a rimbalzo offensivo ma non solo, il fulcro dell’attacco azzurro diventa Nicolò Melli.
  • Che la taglia e le dimensioni degli esterni USA potessero metterci in difficoltà era ai limiti dell’ovvio, che avessero volontà e disponibilità per metterle al servizio della difesa più dispendiosa possibile come una trap a tutto campo era l’ultima delle nostre speranze: avere costantemente una decina di secondi in meno per organizzare l’attacco significa avere meno possibilità per creare 1vs1 fronte a canestro dal palleggio, unica valvola di sfogo per l’Italia quando le % da 3 non sono all’altezza del recente passato italiano.
  • Sino a 4’42” dalla fine del 3Q ci siamo sforzati di trovare spunti per il resto della gara, forse fin troppo per il divario creatosi sul parquet. Il Mondiale non è finito per l’Italia, ma il dispiacere per un quarto di finale durato “troppo poco” è grande.