Jrue Holiday e Zion Williamson al centro dei nuovi New Orleans Pelicans

267
Holiday

Capita molto raramente che un team NBA riesca ad effettuare in una sola off-season la transizione da un ciclo all’altro. Ai New Orleans Pelicans è successo, grazie all’acume e alla proverbiale fortuna di David Griffin, l’uomo scelto per chiudere la parentesi Anthony Davis e portare il team al futuro nel segno di Jrue Holiday.
Il successo nella draft lottery ha consentito ai Pelicans di cedere Anthony Davis avendo in casa già un altro potenziale franchise player come Zion Williamson. Inizialmente Griffin ha usato il jolly del fenomeno da Duke per provare a convincere The Brow a rimanere in Louisiana. Dopo il suo rifiuto, le trattative con i Lakers, che si sono privati di un pacchetto non indifferente per un giocatore che comunque diventerà Free Agent a Luglio 2020.
Tra le varie trade, il Draft e la successiva Free Agency, Griffin ha allestito un roster che non può non incuriosire qualsiasi appassionato.

Ricapitoliamo:

Added:

G: Lonzo Ball (trade with Lakers)
G: Josh Hart (trade with Lakers)
G: J.J. Redick (free agency)
F: Brandon Ingram (trade with Lakers)
F: Nicolò Melli (free agency)
F/C: Derrick Favors (trade with Jazz)

Draft:

G: Nickeil Alexander-Walker (No. 17 pick, via trade with Hawks)
C: Jaxson Hayes (No. 8 pick, via trade with Hawks)
G: Marcos Louzada Silva (No. 35 pick, via trade with Hawks)
F: Zion Williamson (No. 1 pick)

Lost:

G: Dairis Bertans (waived)
G: Elfrid Payton (signed with Knicks)
F: Cheick Diallo (signed with Suns)
F: Solomon Hill (traded to Hawks)
F: Stanley Johnson (signed with Raptors)
F: Christian Wood (waived)
F/C: Anthony Davis (traded to Lakers)
C/F: Julius Randle (signed with Knicks)

Free Agents:

G: Ian Clark (unrestricted)
G/F: Trevon Bluiett (unrestricted)

Under Contract:

G: Jrue Holiday
G: Frank Jackson
G: E’Twaun Moore
G/F: Kenrich Williams
F: Darius Miller (re-signed)
C: Jahlil Okafor (team option)

JRUE HOLIDAY

La principale costante rimane Jrue Holiday, probabilmente la superstar più sottovalutata della lega. Per diversi motivi, a partire da uno stile di gioco molto più concreto che spettacolare, il play/guardia da UCLA continua a volare sotto i radar, nonostante sia una delle poche stelle NBA che ama anche la metà campo difensiva.
Non è un caso se Griffin in più occasioni ha tenuto a precisare che i Pelicans sono prima di tutto il suo team. Se da un lato simili dichiarazioni hanno come obiettivo quello di togliere pressione dalle possenti spalle di Williamson, dall’altro sono utili a fare sapere al mondo che Holiday è LA stella del team.
Questa tabella da CTG ha quasi dell’incredibile:

Il valore sotto la voce Diff. indica la differenza tra i minuti con e senza l’ex UCLA in campo. E il numero a sinistra della voce indica il percentile in cui si è piazzato rispetto al resto della lega. In 10 anni di NBA il dato è sempre positivo, nei 6 anni ai Pelicans addirittura sempre oltre il 74esimo percentile. Dati che, oltre a restituire un minimo di giustizia al suo lavoro sul parquet, evidenziano una delle principali pecche dei Pels sotto la gestione di Demps, ovvero la perenne assenza di una second unit di valore. 

LE SCELTE DI GENTRY

Quest’anno invece Alvin Gentry avrà l’imbarazzo della scelta, con 13-14 giocatori che lotteranno per ritagliarsi un posto in rotazione. Il lineup titolare dovrebbe essere Ball-Holiday-Ingram-Williamson-Favors, con i vari Jackson, Alexander-Walker, Redick, Hart e Williams a completare il reparto esterni (Miller è fuori per la stagione, al suo posto potrebbe arrivare qualcuno se la NBA accetterà la richiesta di una disabled player exception da 3.62 milioni), e Hayes, Melli e Okafor tra i big man.

Ci sono molteplici opzioni, non mancano versatilità ed atletismo, sembrano esserci le risorse per affrontare ogni match-up.  Particolarmente interessante l’opzione con 4 esterni vicini ai due metri e Zion da unico lungo, assetto ideale per pressare, cambiare su ogni blocco e correre in transizione. Contro la difesa schierata invece i tiratori designati ad aprire il campo per le incursioni delle star saranno Redick e Melli, il cui ruolo dovrebbe assumere un peso specifico maggiore dopo l’infortunio di Miller.
Con un roster sostanzialmente nuovo, perlomeno i primi due mesi di regular season saranno ricchi di inevitabili growing pains, che con ogni probabilità comprenderanno anche diversi cambi nella rotazione. La speranza è che Gentry possa lavorare con il roster al completo, in modo da stabilire il prima possibile assetto e gerarchie.

ZION E IL BLOCCO LAKERS

Williamson sarà al centro delle attenzioni di tutti, dei media ma anche dei tifosi. Probabilmente tutti si aspettano un 20+10+ chissà quanti recuperi e stoppate, oltre agli inevitabili highlights. Attenzione però, Zion non è uno scorer convenzionale, ha un tiro da fuori ancora da perfezionare, e la sua indole è quella del team-player, che cerca il successo del team piuttosto che la gloria personale. Uno scout lo descrisse così a Sports Illustrated:

Draymond Green with rockets in his ass. Play the four, play a little smallball five, drive the lane, pass the ball, switch and guard all five positions.

L’ex Duke ha dominato come pochissimi in Division One, viene da chiedersi cosa potrà combinare in una NBA dove ci sono spazi maggiori e non potranno triplicarlo ad ogni azione.
Lui, Ball e Ingram, ognuno con le sue caratteristiche, sono i giocatori che potrebbero far svoltare in positivo i Pelicans. I primi due faranno faville soprattutto in transizione, mentre Ingram potrebbe diventare una valvola da sfogo ideale quando si attacca a metà campo.
Oltre al naturale altruismo, i tre hanno in comune anche un tiro da fuori che le difese tendono a non rispettare. Dovranno per forza di cose migliorare in questo senso, Gentry non potrà permettersi di tenerli insieme per tanti minuti se non riusciranno a garantire le corrette spaziature. 

In una Western Conference sempre più competitiva non sarà per niente semplice centrare uno degli 8 posti playoff. Sulla carta il potenziale c’è, ed è piuttosto evidente, ma ci sono equilibri non semplici da trovare, con tante possibili variabili, molte di più di quelle di cui abbiamo parlato.
La certezza è che siamo  davanti ad un team con un futuro florido ed un presente già importante, che gli amanti del League-Pass non potranno trascurare. Non male se pensiamo che non sono passati nemmeno 8 mesi dal 28 Gennaio, il giorno in cui Davis annunciò al mondo che voleva proseguire la sua carriera lontano da ‘The Big Easy’.