NBA: la conferma di Giannis, Budenholzer e i Bucks

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Bucks

Dodici vittorie consecutive, miglior record NBA e statistiche al top su tutti i fronti, nel quale eccelle quella per punti segnati, primato condiviso con Houston: questi sono i Bucks del primo quarto di stagione regolare! Il dominio della scorsa annata, terminato solo al cospetto di Leonard in un’equilibratissima e decisiva gara 3 delle finali di Conference, che se vinta avrebbe probabilmente portato Milwaukee a giocarsi l’anello, è ripreso nel campionato odierno. I meriti di tale strapotere vanno ascritti a tre fattori predominanti: coach Budenholzer prosegue nell’ammodernare rispetto al passato il gioco dei cerbiatti verdi, puntando sempre più su rapidità e tiro da fuori, il livello dell’Est è sceso a differenza della vecchia annata e l’MVP 2018/19 continua in una inarrestabile progressione, che ne fa oggi il miglior giocatore sui due lati del parquet, leader motivazionale e prospetto all around se ce ne è uno, con un net rating pari a 14.2!

La mano di Budenholzer

L’avvento di Bud è servito infatti per ripristinare i novelli canoni NBA nel Wisconsin: una difesa asfissiante da parte dei piccoli per recuperare palla e velocizzare la manovra nel lato opposto e bombardare la retina da fuori, sfruttando penetrazioni e transizioni di elementi rapidi come Brogdon e Bledsoe, oppure di un playmaker ingestibile del calibro di Giannis, impossibile da marcare nelle sue celeri avventure da finger roll al ferro, a mo’ di Julius Erving, situazioni utili per aprire il campo a Middleton e soci.

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Basti pensare che dall’avvento del seguace di Popovich, i Bucks sono passati dal 25mo posto di specialità al predominio odierno sui tentativi da 3 (secondi), bypassando pure la dipartita del nuovo giocatore dei Pacers, sfruttando l’abilità da fuori di un cecchino come George Hill e di Sterling Brown, o in futuro dei nuovi e sempre verdi Wesley Matthews e Kyle Korver, free agent per ora sottotono.

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La continua e spaventosa progressione di Giannis

L’assenza in regia di Malcolm viene ovviata – oltre all’inserimento in quintetto di DiVincenzo, pregevole nelle recuperate – sempre più dalle penetrazioni nel pitturato del greco, che insacca così 18.8 punti di media in the paint, oppure indirizza la palla sull’arco per i tiratori, contribuendo perciò a 65 triple realizzate sui quasi 120 assist totali da lui effettuati! Da non escludere dunque un futuristico small ball lineup, per amplificare ancor di più i mantra del capo allenatore, usando Giannis centro e facendo gravitare attorno a lui un elevato numero di piccoli tiratori e rapidi difensori, per fronteggiare meglio pure il pick-and-roll. Il miglior quintetto 2018 per net rating era d’altronde formato da Bledsoe, Brogdon, Connaughton, Middleton e Antetokounpo: staremo a vedere.

Quel che lascia basiti dell’inattaccabile regno di Antetokounmpo è che il ragazzo, solamente 25enne, ha margini di miglioramento facilmente raggiungibili, in particolare sullo stile al tiro, da velocizzare e rendere meno macchinoso, e nelle percentuali sui liberi, pessime al 59%. Anno dopo anno le statistiche progrediscono e i 31 punti, 13.5 rimbalzi e 6 assist per game attuali – nonostante i numerosi riposi da garbage time – rappresentano una crescita magnifica rispetto alle prime tre stagioni NBA e a quella 2016/17, anno della svolta.

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Lavorare sulla mentalità

Ovviamente essere usciti improvvisamente fuori di testa e di gioco nei playoff scorsi è una pecca indelebile, che ha riportato in auge i vecchi discorsi dell’epoca Jason Kidd, sulle capacità clutch di questa franchigia e sul saper uscire fuori da momenti delicati, resettare l’accaduto e ricominciare da capo con tempra e sangue freddo. E’ questo l’ultimo passo verso la perfezione che manca a Bud per issarsi in vetta come best in business!

Il primato novembrino (14-1) fa ben sperare, perché è il migliore di sempre per il club e poi perché in altre circostanze con record maggiori del .765 in questo periodo si è vinto il titolo (1970/71), perso allo step conclusivo (1973/74) oppure si è arrivati due volte alla finale di Conference (1971 e 1985). Le avversarie dell’Est inoltre non paiono attrezzate come da queste parti, chi senza centimetri (Celtics), chi prive di tiratori affidabili (Phila) e chi senza stelle di prima grandezza (Raptors, Pacers ed Heat). Il rientro di Middleton rende questa corazzata ancora più forte e imprevedibile e un arrivo al fotofinish è pienamente nelle corde dei ragazzi di Bud, che con un Giannis così non devono porsi limiti di alcun genere.