Game of the Week: Dolomiti Energia Trento-Dinamo Sassari

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Dinamo Sassari
Dalla pagina Facebook Dinamo Sassari Official

Alla BLM Group Arena di Trento è andata in scena, sabato, una sfida tra due delle squadre più brillanti delle primissime giornate di campionato: la Dolomiti Energia Trento e la Dinamo Sassari.
È stata una partita risolta solo all’ultimo secondo dal gran canestro di Curtis Jerrells, ma che in precedenza aveva avuto uno sviluppo con una chiave di lettura molto chiara: la gestione delle spaziature generate dall’utilizzo di quintetti diversi.

DYSHAWN PIERRE E DWAYNE EVANS: L’ALFA E L’OMEGA DELL’ATTACCO SASSARESE

Il Banco torna a casa con due punti pesanti e di prestigio, che lo mantengono in cima alla classifica assieme alla Virtus Bologna, vincente con Venezia ventiquattro ore più tardi. Gli uomini di Pozzecco hanno mostrato chiaramente come la loro scelta estiva di andare a prendere un “doppione” di Dyshawn Pierre in Dwayne Evans abbia in realtà molto senso, una volta traslata in campo.
La coppia di ali USA fa letteralmente volare l’attacco sardo con la propria duttilità: con loro due in campo contemporaneamente, nelle prime tre uscite stagionali, il parziale dice +35 per la Dinamo. E i motivi sono presto dimostrati.

Cinque situazioni diverse che mostrano l’incredibile versatilità della coppia, capace di garantire a Pozzecco punti e campo allargato in tutte le modalità possibili. Interessante vedere come con loro due a dividersi i compiti in ala la Dinamo possa giocare efficacemente sia situazioni di “cinque fuori”, sia andare in post basso con profitto. Il tutto senza togliersi la possibilità di averli come primissimi rimorchi in contropiede.

Pierre e Evans sono giocatori totali, che mischiano i centimetri a una forza fisica con cui bullizzano i pari ruolo (vedere il video della transizione con entrambi subito mentalizzati a sigillare il proprio avversario dietro di loro per prendere posizione profonda).
Ma possono anche integrarsi bene a due lunghi come Bilan e McLean, che sfruttano i loro uno contro uno e gli aiuti difensivi conseguenti per poi banchettare a rimbalzo d’attacco: non a caso il centro croato e l’ex Milano sono rispettivamente primo e secondo in serie A per offensive rebound percentage (per Hack-a-Stat, considerando i giocatori che fin qui hanno giocato tutte e tre le partite e con almeno quindici minuti di media), spesso sfruttando situazioni del genere, da cui sono arrivati diversi dei quattordici rimbalzi offensivi.

Dove Sassari si è messa in difficoltà, però, è stata nel cercare una soluzione fin qui mai usata in campionato. Ossia quintetti con McLean e Bilan in campo contemporaneamente. Una scelta che ha spesso ucciso le spaziature sassaresi, invece eccellenti con Pierre e Evans sul parquet.

Una scelta, tra l’altro, pagata anche in difesa, dove quintetti con un “4” più mobile per Trento hanno propiziato il primo vantaggio significativo della partita per i padroni di casa.

-8 il parziale sfavorevole a Sassari nei minuti passati insieme in campo da Bilan e McLean. Minuti che hanno rischiato di costare la partita a lungo condotta.

GENTILE E I PROPRI LUNGHI: TRENTO DEVE TROVARE IL SUO EQUILIBRIO

Parlando di spaziature, in casa Dolomiti Energia non si può non parlare di Alessandro Gentile. Giocatore tanto talentuoso quanto non semplice da inserire in un attacco per via delle sue caratteristiche così particolari. L’atteggiamento con cui si è calato nella nuova esperienza è certamente positivo, ma ad oggi i risultati in campo ancora faticano un po’ ad arrivare.
Per esempio, la convivenza con James Blackmon è da affinare. Sono le punte offensive più pericolose per una Trento certo non con tantissimi punti in mano, ma contro Sassari, nei minuti in cui sono stati in campo hanno finito per dividersi i palloni, fermando abbastanza il gioco e forzando un po’ le situazioni.

In questo video vediamo quattro azioni praticamente consecutive in cui i due finiscono per forzare le situazioni, andando a prendere tiri a bassissime percentuali, talvolta ignorando compagni di squadra meglio posizionati per un tiro.

Discorso simile per i momenti in cui il figlio di Nando ha dovuto dividere il campo con Kelly e Knox, due lunghi che già di per sé non allargano granché il campo.

Vista la mala parata, Trento per raddrizzare una partita che si era messa decisamente in salita ha virato verso quintetti più leggeri. Dentro a turno Mezzanotte e lo stesso Gentile come secondi lunghi a fianco di Kelly o Knox. E, magicamente, spazi migliori, più minacce sul perimetro e tiri con una qualità decisamente maggiore (anche grazie a un aiuto da lato debole, nell’ultimo spezzone, di Vitali da mani nei capelli).

Un cambio di gioco che ha riaperto la partita, quando ormai sembrava che gli ospiti l’avessero in pungo e che magari Trento avrebbe potuto fare sua tirando meglio sui tiri aperti costruiti.

Un dettaglio, questo, che rende ancora più amara la sconfitta, specie per come maturata all’ultimo secondo. Ma che deve servire a Brienza e al suo staff per riconoscere ancora meglio i punti su cui far lavorare la squadra.

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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