Il futuro della LBA: può permettersi di attendere il 2021?

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Legabasket
Grafica Grazia Cifarelli

Il basket giocato ci manca e lo farà ancora per un po’ di tempo, con all’orizzonte solamente qualche flebile speranza di rivedere rimbalzare il pallone tra un paio di mesi tra Eurolega e NBA. Però senza alcuna certezza e tutto ovviamente legato all’evoluzione della pandemia coronavirus.

Chi rischia di dover aspettare più a lungo sono gli appassionati e tifosi delle squadre italiane, visto che negli ultimi giorni è apparsa all’orizzonte un’ipotesi estrema. Non tornare in campo, fino a quando non si potrà giocare a porte aperte. Anche a rischio di arrivare al 2021.

La Serie A, gli incassi ed i ricavi

A differenza del calcio ed anche di altri campionati europei, infatti, una fetta importante delle società della massima serie della nostra pallacanestro ha negli incassi la voce principale nella riga delle entrate. E, dunque, giocare senza pubblico, vorrebbe dire non staccare i biglietti e non ricevere quella fetta chiave di fatturato. Con il rischio concreto di non poter sopravvivere.

Gli introiti derivati dai diritti tv sono molto bassi e gli sponsor forniscono una fetta del budget, ma non sufficiente per molte squadre a costruire un roster per partecipare alla massima serie. E ovviamente vale lo stesso anche per la Serie A2, anche se i costi sono più bassi.

Il basket italiano e la Fase 2

In questi giorni, si parla tanto della famosa e sospirata Fase 2 per l’Italia, con la possibilità di ridurre un po’ le limitazioni sia ai cittadini che alle imprese. Ma per poter arrivare alla Fase 3, cioè il completo ritorno alla normalità, servirà attendere il vaccino o una cura per il coronavirus.

Il basket italiano non può mettere in pratica una sua Fase 2? A sentire più di un addetto ai lavori evidentemente no, visto che la soluzione è quella di chiudere i battenti fino al ritorno alla normalità. E se il vaccino arriverà a marzo oppure oltre, salterà tutta la prossima stagione?

Nel resto d’Europa non si sentono gli stessi ragionamenti, seppur ovviamente la speranza di tutti è quella di poter riaccogliere palasport pieni già da settembre. E pensando al mercato, un giocatore accetterà di venire in Italia in estate, sapendo che forse non si giocherà mai la stagione?

Le conclusioni

I vertici del nostro basket hanno parlato tanto e giustamente di sfruttare questo periodo di stop forzato per studiare un basket sostenibile e ripartire con basi più solide, anche eventualmente riducendo il numero di squadre in Serie A. Questo dovrà includere anche la possibilità di sopravvivere non solo grazie al botteghino, pur ovviamente ritenendo un punto fondamentale la presenza di pubblico e tifosi sugli spalti.

“Servirà un po’ di fantasia ed andare un po’ fuori dagli schemi, altrimenti non sarà possibile ripartire”: sono le parole di qualche esperto, legato a come ristrutturare i trasporti pubblici ed altre attività a rischio assembramenti nelle grandi città. Lo stesso servirà anche al basket italiano, per trovare una ‘diversa normalità’ come farà il resto dei cittadini, aspettando quella reale. Non sarà facile, ma ci pare necessario.