Legabasket, Derthona: il segreto è nella continuità

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Derthona

Sorpresa, fino a un certo punto. Dopo l’ottima stagione dell’anno scorso da neopromossa, conclusa con la finale di Coppa Italia e la semifinale scudetto, la Bertram Derthona ha fatto scelte conservative, che per ora stanno pagando dividendi piuttosto interessanti.
Tre le scelte, quasi obbligate, della squadra messa su dalla coppia Picchi-Vacirca. La prima, l’ovvia conferma di coach Ramondino, che da esordiente in A ha dimostrato che finalmente, dopo quasi un decennio in A2, era pronto per la massima serie. La seconda, la rinuncia alla partecipazione alle Coppe: questione di logistica, ma anche di voler fare un passo alla volta in attesa del palasport. La terza: la conferma quasi in blocco del roster della scorsa stagione ma con novità nel ruolo più importante, quello del playmaker.

Nelle prime quattro partite di campionato, quattro W: due sudate (contro Reggio e Trento), una abbastanza tranquilla (con Pesaro) e una facilissima (contro la per ora improponibile Trieste). Cosa si è visto di nuovo? Non tantissimo per ora, ed è uno dei motivi della partenza sprint.

I principi di gioco sono rimasti gli stessi: extrapass e tiro da fuori, anche se con volumi più bassi (per ora 24 tentativi da tre punti contro gli oltre 27 della scorsa stagione, con 3 punti in meno di percentuale, 35 contro 38).


Bene ma ancora lontano dall’ottimo ad esempio i tiri aperti, nonostante Candi, Filloy, Daum e Severini. Facile che sia dovuto alla precaria condizione fisica di JP Macura.

Il ritmo è invece ancora più lento (un possesso in meno) e meno efficiente, con l’Offensive Rating in discesa di due punti. Aver affrontato squadre di livello leggermente inferiore ovviamente aiuta sui risultati, ma sono cambiati anche gli interpreti nel ruolo chiave.

Se il cambio Radosevic per Cannon è stato radicale (toglie in aggressività ma guadagna e non poco in comprensione del gioco, specie nelle situazioni di short roll dopo pick and roll centrale), e Harper per Sanders è ad ora una scommessa ancora tutta da giocare visto il valore di leadership dell’ormai ex pretoriano di Ramondino, quello Christon-Wright non è stato indolore, soprattutto nella gestione del ritmo dove il nuovo arrivato cerca ancora spesso la soluzione individuale, anche se quasi mai completamente fuori dagli schemi. E’ indubbio però che Christon stia performando molto bene in attacco (vedi tabella).

La scommessa però viene dalla panchina: al di là dei volumi diversi dovuti al numero di partite, Mascolo tendeva molto di più a entrare in area e creare vantaggio per gli altri e spesso per sé, mentre Candi è un tiratore molto più efficace. Lo si vede nelle shooting map del play napoletano e dell’ex promessa azzurra a confronto.

In difesa, ancora poco da dire, in attesa di incontrare avversarie altrettanto profonde. Le soluzioni che Ramondino trova, anche con quintetti poco canonici (Daum e Severini insieme a Radosevic permetterebbero più cambi e forse anche qualche zona adattata) , sono una trappola per chiunque. La stagione di Derthona passerà dal saper stare assieme nelle difficoltà che una stagione propone: se in quei frangenti Christon e Harper, superiori come talento puro, sapranno essere uomini squadra come Wright e Sanders, replicare la cavalcata della scorsa primavera diventerà un obiettivo credibile.