Legabasket: Dinamo Sassari, la review di una stagione ricca di saliscendi

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Dinamo Sassari
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Ha un retrogusto amaro la stagione 2020-2021 del Banco di Sardegna Sassari, più per una questione di sensazioni che di mero bilancio sportivo. 54 le partite disputate da Spissu e soci in tutte le competizioni, con un record conclusivo di 30-24. Nonostante il maggior numero di successi, come detto gli ultimi bocconi hanno riservato un sapore indigesto ai Giganti. Dalla sconfitta a Desio costata il fattore-campo fino ai tre ko incredibili nella serie playoff contro la Reyer Venezia. Ma vediamo ora i momenti salienti dell’annata biancoblu.

Pozzecco sì, Pozzecco no

Il grande punto interrogativo dell’estate sassarese è stata la conferma di Gianmarco Pozzecco in qualità di coach. Come ammesso in prima persona dal tecnico goriziano, il rapporto con il presidente Stefano Sardara era ormai già logoro ma non definitivamente spezzato. Il rinnovo del sodalizio tra le parti sembrava aver schiarito il cielo, tuttavia due personalità così forti erano destinate a scontrarsi inevitabilmente.

Un mercato in discontinuità

Stesso manico ma impostazione diversa rispetto alla stagione interrotta a causa della pandemia. Addio all’atletismo dei vari Evans e Pierre, spazio a giocatori più “di sistema”, meno appariscenti ma ugualmente efficaci. Vero è che i tifosi di Sassari sono sempre stati ben abituati nell’ultimo decennio, e pertanto sulla carta il roster sembrava presentarsi come uno dei meno competitivi.
Tante le scommesse, forse troppe. A parte Bendzius, che si è rivelato uno dei migliori “4” di LBA, e sprazzi di potenziale da parte di Burnell, c’era scetticismo sui vari Kruslin, Pusica, Treier e Tillman: giocatori poco noti al grande pubblico o comunque tutti da scoprire e valutare.

Nuove tessere nel puzzle delle rotazioni

Sorprendendo gran parte del popolo biancoblu, la Dinamo approcciò con grande entusiasmo alla Supercoppa disputatasi nella bolla di Olbia. Si potevano ammirare, infatti, i tratti distintivi del DNA sassarese, dichiaratamente votato all’attacco. C’erano tutti i presupposti per sognare in grande.
In una stagione così ricca d’incognite l’episodio extra-campo bussò per la prima volta nello spogliatoio di Sassari il 4 novembre: nella gara di BCL contro Tenerife Vasa Pusica si infortunò al ginocchio sinistro. La diagnosi fu eloquente, rottura del crociato e stagione finita per l’ex-pesarese.

Al suo posto arrivò un fedelissimo di Pozzecco, ossia Toni Katic. Un giocatore dalle caratteristiche diverse (più play che guardia) che non riuscì a colmare il gap lasciato dal serbo. A distanza di qualche mese si risolse anche la grana Justin Tillman. Il big man di Detroit rimase un corpo estraneo nell’inizio di stagione del Banco, non avvicinando mai le cifre poderose della stagione precedente in Israele e venendo presto bocciato anche dallo staff tecnico.
A questo giro le premesse sembravano più ottimistiche, visto che il suo sostituto divenne Ethan Happ. Purtroppo per lui e per la Dinamo i problemi fisici dello scorcio fortitudino si trasferirono sull’isola impedendogli di garantire quel rendimento apprezzato in maglia Vanoli.