Legabasket: è dominio Brescia agli awards stagionali, MVP Della Valle

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Terminata la stagione regolare, è arrivato il tempo degli LBA awards. Dopo qualche settimana dall’uscita dei candidati, la nostra Serie A ha decretato i migliori giocatori delle 30 giornate appena conclusesi. Tra gli altri trofei assegnati, quello più importante: l’MVP. Ci concederete tuttavia una flebile polemica, visto anche il momento in cui sono stati rivelati i nomi dei vincitori.

La Legabasket ha infatti deciso di farlo ieri sera, durante la trasmissione BasketZone. Si sarebbe potuto scegliere momento migliore? Decisamente sì, visto che quasi contemporaneamente la Virtus vinceva la partita decisiva della stagione. La conquista dell’Eurolega è un traguardo troppo importante per non far parlare di sé, e in questo modo la premiazione nostrana è passata in ombra. Non si sarebbe potuto aspettare almeno il giorno dopo per nominare gli awards? Comprensibile la voglia della Lega di dare l’annuncio in diretta tv, certo. Se solo si fosse pubblicizzato questo evento a dovere. Quasi nessuno infatti sapeva che i premi sarebbero stati svelati su BasketZone, e a quanto pare neanche le squadre stesse. Simbolo di una programmazione inesistente o quantomeno confusionaria, e che fa male ad un campionato bello come il nostro.

Chiuse le polemiche, torniamo a parlare di quelli che sono stati gli awards consegnati. A fare incetta di premi nella stagione 2021-22 è, comprensibilmente, la Germani Brescia. A partire da quei trofei “off the court”, se così li vogliamo chiamare. Marco Di Benedetto è il miglior dirigente dell’anno, mentre Alessandro Magro è il miglior allenatore. Due nomination assolutamente meritate, e che premiano la Leonessa per la grandissima stagione fatta. Se Di Benedetto è riuscito a costruire un roster dalle qualità altissime, Magro è riuscito a far girare a meraviglia i meccanismi, costruendo un sistema di gioco dedito allo spettacolo e alla difesa.

Per continuare sulla scia di Brescia, il rookie dell’anno è Nazareth Mitrou-Long. Anche in questo caso, nessuna sorpresa sul nome vincitore. Il playmaker americano quest’anno è stata una vera e propria forza della natura, dimostrando un talento che va ben oltre i confini del nostro campionato. Capacità di realizzazione fuori dal comune, ottima visione di gioco, un fisico che gli permette di assorbire i contatti nel migliore dei modi. Dentro Naz c’è un po’ di tutto, e non a caso diverse squadre europee stanno già visionando il suo caso per il futuro.

Oltre a Mitrou-Long, l’altro americano a spuntarla in questa lista è JP Macura, giocatore rivelazione dell’anno. Della nostra infatuazione per l’esterno della Bertram ve ne abbiamo parlato ieri, e questo premio è solo la conferma di una stagione vissuta da protagonista. Giocate spettacolari, carattere fuori dagli schemi, il giocatore che o ami o odi. Il prodotto di Xavier è questo e tanto altro, ed è stato il protagonista assoluto della cavalcata del suo Derthona. Le sue capacità si sapevano, ma che il suo impatto sarebbe stato questo era forse difficile prevederlo.

Il miglior under 22 della stagione è Matteo Spagnolo. Premio questo abbastanza scontato, con il solo Bortolani che avrebbe potuto insidiare l’esterno cremonese. Il giocatore di provenienza Real Madrid ha però dimostrato durante la stagione una maturità straordinaria. Nonostante i pessimi risultati di squadra, Spagnolo è stato forse il giocatore più costante nel roster della Vanoli, dimostrando di sapersi caricare anche tutta la squadra sulle spalle. Margini di crescita ce ne sono, nel decision making e nella gestione del pallone, ma l’italiano ha mostrato lampi di talento cristallino. L’Italia può ben sperare per il futuro, da questo momento si può solo crescere ulteriormente.

Se Brescia ha fatto incetta di premi, l’altra squadra che più emerge dagli awards è la Virtus Bologna. É doppietta per le V nere: sesto uomo dell’anno a Marco Belinelli, miglior difensore ad Alessandro Pajola. Due premi che forse potrebbero far discutere, ma che di certo non sono infondati. Nonostante qualche infortunio che lo ha tenuto fuori per sprazzi della stagione, l’importanza di Belinelli in uscita dalla panchina ha i contorni di un pezzo chiave del puzzle di Sergio Scariolo. Arrivato l’anno scorso dall’NBA, Marco ha molto spesso accettato in questo campionato di iniziare le gare da bordo campo, per poi subentrare e comunque riuscire ad essere un fattore. Questa è stata la chiave delle rotazioni sugli esterni della Virtus, che hanno permesso un giusto spazio a chiunque se lo guadagnasse.

Allo stesso tempo, un discorso analogo si potrebbe fare anche per Alessandro Pajola. Soprattutto nell’ultima parte di stagione con l’arrivo di Hackett, l’italiano ha accettato di avere un minutaggio minore ma di certo non ha fatto mancare il proprio apporto. Soprattuto in difesa, il suo regno ormai dall’anno scorso. Anche questo fa parte della crescita, e nonostante qualche calo fisiologico, il rendimento dell’anconetano gli ha garantito il premio di miglior difensore. Qualcuno potrebbe obiettare a questa scelta facendo il nome di Nicolò Melli. Per rendere giustizia all’importanza dell’ala milanese nel sistema di Messina, bisogna dire che una sua vittoria non sarebbe stata così ingiusta.

Per concludere in bellezza l’MVP è Amedeo Della Valle, e conseguentemente anche miglior italiano. Nel corso della stagione, più volte abbiamo parlato della straordinarietà delle sue prestazioni e il premio di miglior giocatore ne è il giusto coronamento. Ci sentiamo di dire che fino alla fine sarebbe stato un testa a testa con Andrea Cinciarini, ma le prestazioni di squadra in questo caso influiscono e non poco. Della Valle è stato il motore della macchina quasi perfetta di Brescia, giocando la sua miglior stagione a livello individuale e risultando a tratti infermabile. La Germani è arrivata ad essere la terza forza del campionato anche e soprattutto grazie alle sue giocate, e questo non si può dimenticare. “Avevo voglia di tornare ad essere protagonista”, aveva detto ai nostri microfoni qualche mese fa. Ci sei riuscito eccome Amedeo.