Legabasket: Gigi Datome si confessa all’LBA podcast

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La LBA ha dato ufficialmente il via ad nuovo format, l’LBA conversation. In questo podcast tutto nuovo, Gaia Accoto e Niccolò Trigari ci accompagneranno alla scoperta del campionato italiano. A fare da portavoce, oltre a loro, saranno di volta in volta i protagonisti delle varie squadre del campionato. Aneddoti, curiosità e dichiarazioni sulle proprie carriere e sulla stagione attuale. Primo ospite del format è stato Gigi Datome, uno dei maggiori rappresentanti del basket italiano. Ex capitano della nazionale, ex presidente dell’ELPA. Chi meglio di lui per parlare della propria esperienza da giocatore?

L’attuale ala dell’Olimpia ha iniziato prima di tutto da una domanda molto spesso richiesta ai vari giocati: il proprio numero di maglia. Dietro ogni numero infatti si nasconde una storia e Gigi ha voluto raccontare la propria sul numero 70.

Fa riferimento al 1970, anno in cui è nata la Santa Croce Basket Olbia, storico club sardo in cui sono nato e a cui devo tutto. Mio padre e alcuni suoi amici hanno fondato questa società, portando la pallacanestro a Olbia.

Dalla Sardegna il viaggio di Gigi è stato molto lungo. Prima Mens Sana Siena, poi Scafati e l’esplosione nella stagione alla Virtus Roma. Quindi il grande salto, il sogno di ogni cestista: l’NBA in maglia Detroit Pistons e Boston Celtics.

Questo numero l’ho scelto per la prima volta quando giocavo a Boston in NBA. Era bello questo collegamento, pensando a dove avevo iniziato e a dove ero in quel momento. Inoltre, i fondatori della Santa Croce erano tifosi dei Celtics; quindi, c’è un legame molto romantico con questo numero.

L’esperienza negli Stati Uniti ha fatto però capire a Datome che la sua vera casa era in Europa, dove avrebbe potuto esprimersi al meglio. Nel 2015 Gigi si è trasferito in Turchia al Fenerbahce, alla corte di un monumento come Obradovic. Da lì il percorso è stato continuamente in crescendo: l’ex Virtus è diventato uno dei giocatori più forti e autorevoli a livello europeo, conquistando anche diversi trofei. Tre campionati turchi, tre coppe di Turchia, due coppe del presidente ma soprattutto la vittoria più significative di tutte: la conquista dell’Eurolega nel 2017.

Dopo stagioni passate lontano da casa, Datome l’anno scorso ha deciso infine di tornare nel Bel Paese. Destinazione Olimpia Milano, in cui il giocatore ha costituito una parte importante del roster che l’anno scorso è arrivato alle Final Four. Quest’anno l’Armani è ancora più in rampa di lancio: prima in campionato, terza in Eurolega con i playoff già in tasca. La maggior parte di questi risultati merito di uno staff tecnico di tutto rispetto, con due pezzi grossi del calibro di Ettore Messina e Gianmarco Pozzecco. Una strana accoppiata, ma che si è dimostrata uno dei valori aggiunti dell’attuale Milano.

Grande intelligenza reciproca. Poz ha fatto un passo indietro, perchè sa che da Messina può imparare tanto. E Messina ha deciso di prendere un capo allenatore, ex giocatore, che mancava nello staff ma che non è simile a lui, e che nelle varie discussioni porta qualcosa di diverso. Quando l’ho saputo subito ho capito che poteva avere un senso.

Infine Datome ha anche detto la sua su un argomento molto ostico per quanto riguarda il nostro campionato: l’obbligo di un minimo di italiani in squadra. Per alcuni questa regola ha rallentato il movimento, per altri la sua presenza è un bene per far crescere i nostri giovani. La nazionale in questi anni non ne ha raccolto purtroppo i frutti, ma questa nuova generazione cela sorprese e talenti che negli anni a venire potrebbero farci gioire. Ecco l’opinione di Gigi in merito.

Le regole “protezionistiche” ci sono in tutti i paesi. Senza quelle regole, non sarei mai uscito fuori. Lo stesso vale per un Pajola, non sarebbe uscito così presto. Io penso che ci debbano essere. Senza offendere nessuno, il basket italiano non ha i budget di inizio 2000, il rischio sarebbe diventare solo un campionato di americani a bassi costi in cerca di un palcoscenico per poi andare altrove. Un mondo di giocatori che vanno e vengono, senza alcun senso di appartenenza. I minuti degli italiani crescono, questo è un bene per la Nazionale.

Un’opinione espressa direttamente, senza utilizzo di metti termini e paura di essere criticati. La forza di Gigi Datome sta tutta qui, un giocatore che non ha paura di esprimersi ed assumersi responsabilità dentro e fuori dal campo. Un uomo che il nostro movimento dovrebbe tenersi il più stretto possibile.