Legabasket: l’ingiusta e surreale condanna di Riccardo Moraschini

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Ieri una pessima notizia ha colpito il mondo del basket e gli atleti che di quest’ultimo sono parte fondamentale. La Corte di Appello ha confermato la squalifica per doping di Riccardo Moraschini. Il giocatore lo ha comunicato in un video pubblicato su Insatgram, che riportiamo immediatamente sotto. Le parole sono quelle di un ragazzo affranto, ma che ha accettato la fatalità della decisione e non vede l’ora di tornare a calcare quel parquet che tanto ama. Una passione, un lavoro, che gli sono stati tolti per un anno a causa di una sentenza surreale per le modalità e i tempi in cui è avvenuta.

Ripercorriamo prima di tutto le tappe che hanno portato alla giornata di ieri. Il 6 Ottobre 2021, in seguito ad un controllo antidoping, Moraschini è risultato positivo al Clostebol Metabolita. La Procura federale ha quindi subito richiesto la sospensione dell’attività del giocatore per un anno. Richiesta a cui ha fatto seguito la condanna del Tribunale Nazionale Antidoping il 3 Gennaio. Riccardo si è professato innocente e ha ritenuto la sentenza ingiusta fin da subito, procedendo al ricorso alla Corte di Appello.

Già in queste prime righe si può notare quanto tempo sia passato tra il controllo e la condanna. Un periodo di quasi tre mesi, in cui il giocatore ha dovuto vivere in bilico la propria quotidianità non sapendo quale sarebbe stata la decisione presa. Assurdo che un uomo, il cui lavoro è messo seriamente al rischio da questa vicenda, debba aspettare così tanto per sapere quale sarà il suo destino. Ma i dubbi sulla sentenza non si esauriscono solo in questo punto.

Come detto da Moraschini, nel corso dell’udienza alla Corte di Appello non si è però valutata la correttezza o meno della condanna di un anno. Si è valutata infatti la correttezza della sede del ricorso effettuato dal giocatore. La procura antidoping ha sostenuto che Riccardo, essendo riconosciuto come atleta internazionale, si sarebbe dovuto appellare al TAS e non ad un istituto nazionale. Come se non bastasse, durante l’udienza, la procura stessa ha ammesso l’errore in primo grado. Nonostante questo, la Corte ha giudicato inammissibile il ricorso del giocatore confermando la squalifica.

Una situazione davvero surreale, per un giocatore che ha avuto un contatto indiretto con il Clostebol e la cui unica colpa è stata quella di non essere stato abbastanza attento nel verificare che tipo di sostanza fosse. Purtroppo Moraschini non è il primo caso in cui un giocatore è risultato positivo a causa di questo steroide. Lo stesso identico problema lo ha avuto anche Christian Burns qualche anno fa proprio all’Olimpia, così come altri atleti prima di lui. Il Clostebol è infatti indicato come undicesimo nel ranking WADA (Wold Antidoping Agency), una classifica delle sostanze proibite agli sportivi. Per questo, abbiamo chiesto un parere ad un esperto del settore come Giuseppe Sindoni, ex general manager dell’Orlandina e membro della nostra chat premium.

Purtroppo non è la prima volta che un atleta viene squalificato per contaminazione indiretta, ci sono atleti che per assunzione di Clostebol hanno preso squalifiche di quattro anni. La sostanza era la stessa per Burns, anche se le vicende sono molto differenti tra di loro. Burns fu sospeso in via cautelare e poi assolto, Moraschini è stato condannato. Oggi parliamo di tecnicismi relativi al ricorso.

Il ragazzo è stato molto sfortunato, ma nonostante tutto serve accettare la verità processuale e Moraschini lo fa esplicitamente.

Il giocatore infatti ha concluso il proprio video comunicando di aver accettato la condanna. Effettuare un altro ricorso richiederebbe troppo tempo, probabilmente anche 4 mesi. Moraschini ha già aspettato abbastanza, vivendo in bilico e non sapendo quale sarebbe stato il suo futuro. Tanto vale accettare la sentenza, per quanto assurda essa sia, e ripartire da zero il prossimo anno. A quel punto sarà solo il campo a parlare, e noi siamo sicuri che Riccardo tornerà a farci emozionare su quel parquet che tanto ama.