Legabasket New Faces: D’Angelo Harrison (Happy Casa Brindisi)

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D'Angelo Harrison

Il nostro viaggio alla scoperta dei nuovi volti della Serie A 2020/2021 prosegue e torna a fare tappa a Brindisi. L’Happy Casa in estate ha operato un mercato di profonda rinnovazione. E uno dei pezzi da novanta da rimpiazzare era Adrian Banks. Per farlo la squadra di Frank Vitucci ha guardato in direzione Israele, pescando dal Maccabi Rishon LeZion D’Angelo Harrison, guardia 27enne alto 1.93 che inizia la sua sesta stagione al di qua dell’Oceano Atlantico. L’impatto col nostro basket è stato eccellente e gli è valso il titolo di MVP del girone D di Supercoppa. Andiamo adesso a conoscerlo un po’ meglio, in attesa di vederlo in partite dal valore tecnico/agonistico più elevato.

D'Angelo Harrison

IL CONTESTO

Come anticipato, Harrison è il successore di Adrian Banks. Lo spot di guardia titolare passerà a lui e, come accadde con l’ex Varese, anche a lui i bianco blu chiederanno un corposo contributo di punti e non solo. Le varie stagioni di esperienza in Europa, tra Turchia, Francia, Russia e Israele, condotte sempre a corpose doppie cifre realizzative, lo portano ad essere l’uomo che rivestirà il ruolo di primo violino offensivo dei pugliesi.

Rispetto al suo predecessore ha simili doti di handler ma tende a svilupparle molto di più partendo lontano dalla palla. Agendo meno da iniziatore per ricevere in corso d’azione e creare dal palleggio.

Occhio al carattere. E’ un agonista, tende a scaldarsi con gli arbitri, spesso più per eccesso di competitività che per cattiva attitudine. Ma chiaramente questa è una cosa che può portarlo fuori dalla partita.

ATTACCO

D’Angelo Harrison è quello che si può tranquillamente definire un realizzatore: la finale dell’ultimo campionato israeliano, dove ha timbrato trentotto punti nella sconfitta contro il Maccabi Tel Aviv, ne è una recente dimostrazione. Ha grande feeling con il canestro. Può tirare da tre, anche abbondantemente dietro l’arco, come attaccare la difesa dal pick & roll palla in mano o spingendo la transizione per trovare i buchi della difesa non ancora schierata.

Realizzatore si, ma non sempre facendo convivere al meglio punti a referto ed efficienza di gioco. Viene da una stagione con percentuali abbastanza magre: abbondantemente sotto il 50% di effective field goal percentage, e appena sopra il 30 da tre. Numeri che in realtà non vanno particolarmente in controtendenza con le sue precedenti stagioni, dove dal 2016 non ha mai fatto meglio del 33.7% da tre e del 50.6% in effective field goal.

D'Angelo Harrison

Conseguenza di almeno un paio di fattori quali una taglia fisica non eccezionale mixata a un atletismo nella media e una certa tendenza a preferire la mano destra nei suoi attacchi al canestro: l’anno scorso, per esempio, ha giocato oltre il 60% dei suoi pick&roll andando verso il lato destro del campo. Una cosa che lo rende più prevedibile e facilmente neutralizzabile dagli avversari. In termini di cifre, situazione evidenziata dal 45% di realizzazione in restricted area, dato decisamente basso. Per rimanere a Brindisi, l’anno scorso Adrian Banks era appena sotto il 58% nella stessa situazione.

Compensa parzialmente le percentuali deficitarie di tiro con un’ottima capacità di guadagnare falli e tiri liberi. Nelle ultime tre stagioni è stato sempre sopra i cinque liberi tentati a incontro. Per intenderci, l’anno scorso in serie A il migliore fu Davon Jefferson con 5.8 tentativi a partita.

E’ un buon passatore, a volte un po’ scolastico, ma sa leggere il posizionamento della difesa e trovare i compagni con tempismo. Dal suo primo anno pro sempre attorno al 20% di assist percentage, dato non male per un giocatore con usage tendenzialmente elevato (negli anni tra il 22 e il 25%, dati Real Gm).

DIFESA

Difensivamente rispecchia l’identikit classico della prima punta offensiva: cerca di gestirsi, usa soprattutto l’esperienza e il mestiere accumulato negli anni per stare tra il proprio uomo e il canestro cercando di sprecare meno falli possibile. Non può essere considerato un plus nella propria metà campo. Non è passivo, ma difficilmente lo si vede obbligare l’attaccante a forzare una scelta e ha la tendenza mollare un po’ troppo rapidamente. La taglia non eccelsa, peraltro, lo rende poco efficace nel contestare la conclusione avversaria se non si trova a stretto contatto con il tiratore.

Nel finale d’anno con il Maccabi Rishon, a fare da contraltare a grandi prestazioni offensive, ci sono state amnesie difensive davvero preoccupanti. Che si trattasse di closeout a vuoto sul perimetro o scarsa consapevolezza della posizione difensiva, propria e del resto della squadra in relazione agli avversari.

Le gare di Supercoppa hanno, sostanzialmente, confermato questo trend, anche se lo hanno mostrato un po’ più attento a tenere un atteggiamento meno aggressivo per non incappare in errori di eccessiva foga. Resta il punto di base comunque: Frank Vitucci dovrà essere bravo a nasconderlo sugli avversari meno pericolosi. L’impressione è quella di un giocatore che possa andare in difficoltà se puntato regolarmente dall’attacco avversario.

D'Angelo Harrison

Per il ruolo è un rimbalzista sopra media, specie nella propria metà campo. Sempre tra i quattro e sei rimbalzi di media, con percentuali di rimbalzi difensivi catturati che hanno oscillato tra il 13 e il 25% (dati Real Gm). Un dato non secondario, che accorcia i tempi di transizione offensiva ed esalta la sua capacità di giocare il pick&roll e spingere il contropiede.

CONCLUSIONI

Per quelle che erano le necessità della squadra, Brindisi sembra aver pescato un sostituto più che degno di Adrian Banks. Harrison ha tutto quello che serve per dare alla Happy Casa l’impatto offensivo necessario a giocare un’altra stagione da mina vagante. Peraltro, in queste primissime uscite, la sua convivenza con Darius Thompson è sembrata procedere abbastanza bene. Certo, difensivamente, come visto, andrà protetto, ma al tempo stesso il suo predecessore non era certo uno stopper e, comunque, la squadra è stata costruita con l’idea di sopperire col gruppo alle sue eventuali deficienze.

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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