Legabasket, Virtus Bologna: difesa e orgoglio…Rubati a Milano (W.Pedrazzi)

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Flickr Olimpia Milano

                                “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani
                                           credendo di aver vinto.
                         Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”.


È un antichissimo proverbio arabo, più precisamente siriano, almeno crediamo, molto conosciuto. Perfino banale. Eppure in troppi ancora dimostrano di non averlo capito.
Passa due volte la Virtus a Milano e la serie (al meglio delle 7 gare) con i primi due sigilli bolognesi, se non decisa, sembra almeno decisamente indirizzata.
Apriti cielo!!!
Quel cielo sopra Milano che diventa grigio e sotto soltanto una palude tutta attorno al Forum di Assago. Sabbie mobili. L’Armani dentro fino alla cintola. E intorno non è che abbondino gli appigli. Che fare? Ipotesi? Ci proveremo più avanti. Al momento ci infastidiscono di più le zanzare dei caimani bolognesi. Insetti inutili che ammorbano e infettano l’aria. Rendendola irrespirabile.
Sono tornati, a sciamare, quelli che: Messina è bollito. Quelli che: stagione fallimentare. Come se la Supercoppa, Coppa Italia, la finale di Eurolega sfiorata, e forse meritata, per otto centesimi di secondo, non fossero mai esistite. Fatti, non pugnette, come direbbe il proverbiale assessore alle varie ed eventuali. Quelle vittorie, per quanto reali, contano meno di niente, a fronte delle ultime due sconfitte. Niente.

Ah… Quelle vittorie sono arrivate soltanto perché il coach milanese aveva la possibilità di gestire un roster “infinito”, e lo sapeva gestire (chissà perché quando pungono le zanzarine il numero dei giocatori di Milano aumenta sempre, 18, 20… ad libidum), salvo poi, è sempre lui, adesso, che non lo sa più gestire, e si confonde. Senza parlare di un nostro caro amico che si indispettisce se Ettore Messina taglia corto e ammette che la sua squadra non ha più “le gambe”. Confondendo, anche lui, motivazioni con giustificazioni. Cercando corsi e ricorsi con il recente passato. Cari tifosi milanesi, siete stati voi a battezzare qualcuno dei trascorsi coach come “Piangina”, noi non ci saremmo mai permessi, e adesso che fate? Andate per assonanza? Conosciamo il nostro vizio assurdo, di coinvolgere nello sport concetti estranei, almeno per molti, e siamo sempre stati consci dell’incombente fine del “grillo parlante”, passando la vita a scansare le ciabattate che avrebbero voluto spiaccicarci a un muro, ma non possiamo risparmiarvelo, il riferimento alla semantica, ovvero alla scienza dei significati. Attenti a come li usate, i significati.