Legabasket, Virtus Bologna: difesa e orgoglio…Rubati a Milano (W.Pedrazzi)

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Poiché pianto e lamento non sono affatto uguali o sinonimi di giustificazione, e dire che i giocatori dell’Armani non hanno più le gambe, non significa scaricare tutte le colpe su di loro, ma forse, al contrario, è qualcosa che va a loro tutela, forse anche per dare loro l’ultima direzione verso cui indirizzare una reazione.
Capiamo la delusione di molti tifosi milanesi, ma non possiamo concedere loro alcuna giustificazione. Distinguendo, anche in questo caso, tra opinione, sempre legittima soprattutto se educata, dal giudizio, in particolare se condito da insulti. Inoltre, attribuire soltanto colpe e responsabilità delle due sconfitte alla casa milanese è un peccato (grave) di arroganza e disprezzo dell’avversario. Per due partite la Virtus è stata semplicemente superiore all’Armani, in tutto e per tutto. Punto!

Maledetti, soprattutto, quelli che: non è facile giocare 5 contro 8! Gli arbitri? Pessimi. Soprattutto quelli di Gara 2. Ma questa è un’opinione, che qui non ci va, e non è il caso, di approfondire. La realtà, invece, dice: in due partite Milano è andata 61 volte in lunetta, Bologna 33 volte, con una differenza di 22 punti derivati dai tiri liberi a favore di Milano, in due gare che hanno visto una differenza complessiva di 17 punti tra le due squadre. E noi nemmeno ci scandalizziamo: potrebbero essere la logica conseguenza della ferocia difensiva bolognese. Ed è proprio questo che ci limitiamo a lodare: la difesa della Virtus! Esemplare, collettiva, sempre pronta su tutto. Come nella “morra cinese”. Pronta ad allargarsi come carta catramata per avvolgere i sassi che gli avversari cercavano di scagliare dal perimetro, per poi trasformarsi a sua volta in forbice per tagliare le carte della geografia dell’attacco milanese, e ancora diventare sasso per schiacciare la forbice dei giochi a due dell’Armani. Imbattibile. Insomma…
La superiorità di Bologna è stata tutta nel gioco e nell’approccio. Fisico e mentale.
Le gambe di Milano? In vantaggio 59-58 al 30’. Poi il crollo verticale dell’ultimo quarto (13-25). 8 minuti senza segnare su azione, primo canestro dal campo Shield a 1’21”dal termine, sul 65-75, quando il declino era ormai imboccato.

Un esule pensiero andrebbe rivolto anche a quella parte di tifosi bolognesi, compresa la dirigenza della squadra, che nel corso della stagione hanno infamato, i primi, e tenuto sulla graticola i secondi, Saha Djordjevic. Ma non vogliamo turbarli, gli uni e gli altri, nel loro beato sogno di gloria.
Il concetto è semplice: una questione di furto. Fino a ieri sera Djordjevic e la sua Virtus hanno rubato tutto all’Armani: la difesa, l’insieme di squadra, la compattezza, l’orgoglio e la durezza mentale.
Il campione assoluto, Milos Teodosic, l’avevano già. E anche Belinelli… Ma è tutto il resto che ci ha impressionato: Milano era ancora viva (63-64) quando Stefan Markovic e Alessandro Pajola l’hanno ammazzata! Protagonisti assoluti. Fondamentali.
A questo proposito entrerebbe in gioco una riflessione che è anche una lettura strategica, sul futuro, una teoria sulla costruzione delle squadre. Ci hanno sempre detto che una squadra ambiziosa ed importante prima di ogni altra cosa debba avere un nucleo italiano importante. Senza commenti o dietrologie su eventuali impieghi e minutaggio, ci limitiamo al confronto arido e solo aritmetico di gara 2. Italiani di Milano: punti 6 (tutti di Gigi Datome). Italiani di Bologna: punti 40 (15 di un eccellente Pippo Ricci, 13 Belinelli, 7 Alibegovic e 5 Pajola). Fatene l’uso che vi pare.