Leonessa Brescia: la storia di un successo che durerà

Le incredibili nove vittorie consecutive a inizio campionato, la finale di coppa Italia persa contro Torino e ora le semifinali dei playoff scudetto.
Ma qual’è il segreto del successo della Leonessa d’Italia che da un paio d’anni è tornata a calcare i parquet della Serie A?

  • Programmazione
  • Passione
  • Ambiente

PROGRAMMAZIONE

La lunga serie di vittorie a inizio campionato ha stupito un pò tutti, ma non era certo frutto di un caso: dopo la prima buona annata da matricola, Brescia ha confermato quattro giocatori del quintetto dello scorso anno sostituendo Jared Berggren con Dario Hunt (un upgrade decisamente notevole) e aggiungendo l’ottimo Brian Sacchetti nelle rotazioni. Ci sarebbe anche la riconferma di Michele Vitali che è un runner up per MIP (giocatore più migliorato) del campionato, oltre l’acquisto in ottica playoff dell’MVP del campionato Australiano Bryce Cotton.
Ma come gioca la Leonessa? Diana, fin dai tempi dell’A2, ha sempre amato il pick and roll e avere in squadra Vitali & Hunt, due tra i migliori interpreti del campionato, è stato sicuramente un buon punto di partenza. Quest’anno però le soluzioni offensive sono variate, le situazioni di pick and roll sono mirate a coinvolgere tutto l’attacco e non solo a cercare la schiacciata del lungo. Brescia non ama troppo correre e preferisce imporre il proprio gioco fatto di passaggi, uscite dai blocchi e coinvolgimento di tutto il quintetto alla ricerca del miglior tiro disponibile. Se non si riesce a trovare un buon tiro, ci si affida al talento individuale di uno dei suoi leader, in primis Landry, ma anche capitan Moss e i Vitali’s.

In difesa solitamente viene alternata una zona match-up a una difesa a uomo e i risultati sono stati decisamente positivi visto che Brescia è la terza miglior difesa della regular season. In questa fase del gioco capitan Moss ha ancora molte cartucce da sparare, Michele Vitali e Lee Moore sono due veri mastini, mentre Benjamin Ortner è ottimo nel proteggere il ferro e sui cambi.
Si potrebbe dire che il gioco di Brescia ricorda un pò quello di molte squadre della ACB, dove si predilige la tecnica ed il gioco di squadra all’atletismo e agli uno contro uno.

PASSIONE

Dicevamo che i successi non nascono mai fortuitamente e non è certo un caso se la coppia Bragaglio-Bonetti è riuscita a riportare Brescia nei palcoscenici del basket che conta, perché sono loro i primi tifosi Leonessa. La passione però da sola non può bastare, anzi rischia di portarti a fare errori dettati dall’entusiasmo e quindi è giusto coinvolgere dei professionisti a partire dal GM Sandro Santoro che ha costruito la squadra prediligendo giocatori “veri” ed esperti piuttosto che puntare su rookie o scommesse. Andrea Diana è cresciuto insieme alla squadra, ma non aveva esperienza a questi livelli quindi gli è stato affiancato l’esperto Alessandro Magro, toscano anche lui e già assistant coach della Mens Sana di Pianigiani, Banchi e Crespi.
Anche l’aspetto del marketing e della comunicazione non è da sottovalutare: la Leonessa ha una sua fan zone fuori dal palazzetto, il merchandising è sempre ben fornito e c’è una grande attenzione all’utilizzo dei canali social. A proposito di palazzetto, da settembre Brescia avrà la sua nuova casa: lo storico EIB è stato completamente rinnovato, si chiamerà PalaLeonessa ed avrà una capienza di circa 5200 spettatori. L’anno prossimo i biancoblu dovrebbero disputare l’Eurocup, la seconda coppa d’Europa, certo non con l’intenzione di vincerla ma con la certezza che se vuoi diventare grande squadra devi confrontarti con le grandi.

L’esterno del PalaLeonessa, la futura casa del Brescia basket

Anche il settore giovanile è stato migliorato, ogni fascia d’età ha la sua squadra iscritta nei campionati regionali (la U15 disputerà le finali nazionali) e c’è una foresteria con alcuni giovani stranieri in via di formazione. Di sicuro c’è ancora molto lavoro da fare, ma il sogno è appunto quello di formare in casa giovani pronti per la Serie A. Si parla anche di un possibile accordo con Bergamo che potrebbe diventare una società franchigia un pò come avviene tra Sassari e Cagliari

AMBIENTE

La cosa che ha contribuito a rendere Brescia qualcosa di più di una meteora forse è l’ambiente: i giocatori vengono sempre sostenuti dai propri tifosi con cori e applausi per tutti: sui fratelli Vitali sono state spese fin troppe parole, Landry dopo una stagione da MVP ha deciso di rinunciare a contratti più vantaggiosi per rimanere con la sua famiglia e far nascere la sua quarta figlia a Brescia, Moss è l’idolo incontrastato dei tifosi (soprattutto la parte femminile) e non è raro incontrarlo in città con i suoi cani o la sera in qualche club, mentre Sacchetti dopo le prime partite sembrava già in città da sempre. Patron Bonetti è il direttore del Poliambulatorio Oberdan, un centro all’avanguardia specializzato in riabilitazione sportiva che viene sfruttato dallo staff di Brescia per monitorare i propri atleti. L’amministratore delegato della Germani, il title sponsor di Brescia, alla decima di campionato, dopo la prima sconfitta, ha scritto questa lettera nella quale oltre a dichiarare il suo amore per la squadra ringrazia anche gli avversari. Non è forse questo la quintessenza dello sport? Gli irriducibili sono un pubblico generoso e caldo che è cresciuto insieme alla squadra sostenendola con grande passione e il legame tra squadra e tifosi è sotto gli occhi di tutti.

E se fosse proprio Madonnina dai riccioli d’oro, ormai diventata l’inno biancoblu che ad ogni inizio di gara viene cantato da tutto il palazzo, il segreto del successo?