Liga ACB: La finale delle mille emozioni

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La finale ACB ha regalato emozioni, divertimento e indecisione, ma alla fine con qualche contingenza, un talento infinito e la solita solidità del Real Madrid, la vittoria è finita nella capitale.

COSA E’ SUCCESSO.

Dopo un cammino relativamente facile nei playoff Real e Barcellona si affrontano in finale, la serie, in Spagna è al meglio delle cinque partite, il fattore campo è per il Real. Gara 1 è stata una vittoria no contest della squadra di casa, poi la serie è diventata interessante e competitiva. Dall’evoluzione del punteggio di gara 2 e gara 3 si potrebbe ipotizzare che, a squadre invertite siano state due partite molto simili, con le squadre in trasferta sempre sopra, quasi in controllo e rimontate nei due finali che hanno visto vincitrici le squadre di casa. In realtà sono state due partite molto diverse: nervosa e spezzettata gara 2, molto più fluida e giocata di ritmo gara 3.

Anche i finali sono molto diversi: in una gara 2 in cui le squadre hanno fatto molta fatica a trovare continuità offensiva a due minuti dalla fine però Barcellona ha 9 punti di margine quando riesce a far commettere il quinto fallo a un Campazzo piuttosto nervoso, e ben sette punti a un solo minuto dalla fine. Da qui Sergio Llull si prende ogni singolo possesso scaricando il pallone (a Randolph) quando necessario e alzando il ritmo per trovare tiri rapidi e relativamente liberi.

E poi una visione celestiale per la tripla di Carroll per il vantaggio finale.

Nel finale di gara 3 invece il Barcellona recupera 6 punti in due minuti e mezzo quasi snaturandosi, infatti nessuno degli ultimi canestri è propiziato o realizzato da Pangos e Heurtel. La tripla del meno tre è uno dei rarissimi giri sui blocchi di Kuric.

Mentre il canestro decisivo è di Singleton su un vantaggio creato da Hanga, nel quintetto in campo non c’è nessuno dei due handler dei blaugrana.

Gara 4, per assurdo, è stata molto simile al terzo atto, con la non trascurabile differenza che, dopo due allunghi del Real, rintuzzati principalmente da Kevin Pangos, il terzo è stato decisivo e non c’è stato nessun capovolgimento di punteggio nel finale. Gli allunghi del Real di cui ho parlato sono principalmente dei periodi di siccità offensiva dei catalani; un esempio su tutti a 7:20 dalla fine della partita il punteggio era di 55-60, a 2:10 era 55-67.

LA STRATEGIA DELLE DUE SQUADRE.

Terminata la cronaca degli eventi possiamo concentrarci su ciò che li ha determinati. Prima di tutto Real e Barcellona mi sembrano due squadre costruite in maniera molto simile:

  • Due portatori di palla per squadra, Heurtel e Pangos contro Llull e Campazzo quasi mai schierati contemporaneamente. Pesic l’ha fatto solo in pochi possessi finali e negli ultimi due minuti del terzo quarto di gara 4, alla disperata ricerca di attacco, mentre la partita gli stava scivolando lentamente dalle mani. Nel breve periodo la strutturazione ha anche funzionato, ma per evidenti limiti difensivi ha deciso di continuare con l’assetto classico con le logiche ripercussioni sull’efficacia offensiva. Anche Laso ha usato poco il doppio handler, un po’ forse è dovuto alla condizione di Llull mai perfetta e un po’ al fatto che comunque il reparto esterni del Real fornisce comunque buoni handler secondari in Causeur e Fernandez.
  • Esterni abili ad aprire il campo, con capacità di andare a rimbalzo molto sopra la media rispetto alla taglia e, chi più chi meno, buoni difensori sulla palla.
  • Due centri in grado di creare dal post basso, Tomic e Ayon. E due centri più verticali e difensori del ferro come Oriola e Tavares. C’è da dire che in quest’ ultimo reparto la superiorità del Real pare evidente.

Avendo citato Oriola tra i centri della squadra catalana si impone un breve excursus sulla stagione del Barcellona e sulle modifiche operate da Pesic alla propria rotazione. Chi ha visto qualche partita dei blaugrana tra ottobre e febbraio forse potrà ricordare come la coppia di centri fosse Tomic-Seraphin e Oriola agisse sostanzialmente come cambio di Singleton. La defenestrazione, forse tardiva, del lungo francese ha imposto a Pesic di scegliere tra mantenere lo stesso assetto con Pustovy (esperimento fallito rapidamente) e far scalare di una posizione Oriola, aprendo di fatto minuti per un posto da cambio di Singleton, abilmente occupato da Rolands Smits, lettone classe 95’ che potrebbe essere in rampa di lancio per una stagione rilevante nel prossimo futuro. Tra gli esterni invece dietro ai due handler e ai due esterni, Hanga e Claver il posto da quinto della rotazione è stato conteso, anche in questa serie tra Ribas, più playmaker e difensore e Kuric più tiratore e realizzatore da punti istantanei. Disperso invece Jaka Blazic.

TEMI TATTICI

Handlers

Con due roster somiglianti, le scelte tattiche si fanno piuttosto interessanti. Il Real sui pick and roll ha quasi sempre optato per fare contenimento con il lungo del caso “spingendo dentro” il palleggiatore avversario. Questa scelta tattica è stata possibile soprattutto grazie agli enormi miglioramenti che Campazzo ha implementato in questa stagione, in termini di tempismo e tecnica nella chiusura della distanza con il palleggiatore per passare sopra il blocco. Tutto questo ovviamente non vale per i quintetti con Thompkins e Randolph come coppia di lunghi che diventavano, ovviamente, molto più aggressivi sulla palla.

Due blocchi nella stessa azione, medesima scelta su entrambi i blocchi.

Il BarcelLona invece, a causa delle sue proprie caratteristiche, difensori meno aggressivi su Campazzo e un lungo, Oriola, con piedi più rapidi rispetto a Tavares; sia a causa di quelle dell’avversario, Campazzo è più pericoloso in penetrazione che in un pull up shot con il difensore che recupera rapidamente; ha optato per uscire mediamente alto con il lungo e recuperare con l’esterno del caso, andando per un attimo a raddoppiare la palla. A questa scelta dei due difensori coinvolti direttamente era spesso associata una pre-rotazione del primo esterno di lato debole per dare fastidio al palleggiatore e impedirsi di prendere spazio per attaccare il cambio o trovare una linea di passaggio per il rollante. Tutto questo a costo di concedere qualche metro di spazio a Rudy e, soprattutto, a Taylor, tornato sulla terra dopo quella incredibile serie di playoff contro il Panathinaikos.

Ali, post basso e lunghi

Nello spot di ala si sono inevitabilmente scontrate le due diverse filosofie degli allenatori, Pesic, che non si smentice mai, ha giocato per lunghissimi tratti con il classico quintettone con Victor Claver da terzo esterno. Questa peculiarità è stata individuata, puntata, colpita e affondata da Pablo Laso, che ha dato tanti minuti a Jaycee Carroll insieme ad altri due piccoli. L’americano ha resistito molto bene ai troppo sporadici isolamenti di Claver in post basso e, dall’altro lato del campo lo ha trascinato in serie infinite di blocchi lontano dalla palla, in cui il povero spagnolo, limitato dalla differenza di stazza ha vagato confuso perdendo puntualmente tre metri dall’avversario.

Una delle numerose azioni durante la serie in cui Carroll prende vantaggio dall’ uno contro uno senza palla.

Questa situazione non è quasi mai stata proposta invece per Kyle Kuric, che avrebbe tutte le caratteristiche per risultare letale, c’è anche da dire che i bloccanti di cui dispone il Real sono molto superiori ai propri corrispettivi catalani, per tempismo e occupazione degli spazi.

Per ultimo analizziamo la situazione di post basso, che da Barcellona è stata poco cercata, sebbene potesse contare su un match up potenzialmente vantaggioso tra Tomic e Tavares, perchè probabilmente è la situazione in cui il capoverdiano è più facilmente attaccabile. E anche se non lo fosse stato comunque dopo 4 minuti di quarto quarto di una partita decisiva senza segnare, magari si sarebbe potuto rischiare e cercare la situazione. Dall’altro lato del campo, invece, normalmente è Gustavo Ayon a creare vantaggi da quella ricezione, per alcui possessi lo è stato anche in questa serie, ma in larga parte il suo ruolo è stato preso da un Trey Thompkins particolarmente produttivo nella situazione. A differenza della situazione con Ayon, Thompkins lo ha utilizzato più per concludere personalmente che per trovare vantaggi sul perimetro, ma è stato talmente efficace che non possiamo certo fargliene una colpa.