Liga Endesa: come si è arrivati alla finale Real Madrid-Baskonia

Prima di parlare dell’andamento dei playoff di ACB credo sia utile creare un minimo di contesto. La Liga ACB è probabilmente il campionato europeo con il livello medio più alto, infatti dodici delle diciotto squadre partecipanti hanno anche giocato in una coppa europea in questa stagione. In Eurolega: Real, Barça e Baskonia che detengono la licenza A, Valencia in quanto vincitrice della ACB 2017 e Malaga da detentrice dell’Eurocup. Tra le altre Gran Canaria, Andorra e Tenerife, che sono state protagoniste nei playoff, hanno giocato in Eurocup (le prime due) o in Champions League (Tenerife). Da ultimo merita una menzione Murcia che è arrivata alle final four di Champions, ma non si è qualificata per i playoff di campionato.

QUARTI LATO REAL MADRID

Real-Tenerife è stata una classica serie 1-8 con l’Iberostar che gioca senza pressione, cerca di resistere fino all’ultimo, ma in entrambe le partite non riesce a completare il ricongiugimento, restando sempre a 8-10 punti di distanza. C’è da segnalare il fatto che finalmente i blancos giochino al completo e le due ottime partite di Mike Tobey contro gli ostici lunghi madrileni, pare che abbia messo il lungo statunitense sui taccuini di numerose squadre europee.

Molto più interessante invece la serie tra Valencia e Gran Canaria, perchè dopo i primi due episodi con larghe vittorie delle squadre di casa si è giunti alla decisiva gara 3, che avrebbe anche assegnato l’unico posto in Eurolega con licenza B dedicato al campionato spagnolo. Entrambe le squadre sono costruite in modo da avere tanti tiratori e pochi creatori di gioco dal palleggio, entrambe quindi, basano gran parte dei loro successi sul gioco senza palla e quando gli attacchi rallentano la partita perde immediatamente di bellezza. Nel momento invece quando una delle due squadre trova ritmo, la possibilità di avviare un parziale che giri la partita è molto concreta. Avviene proprio questo dopo tre quarti di equilibrio e Valencia allunga con Doornekamp che viene lasciato solo dietro l’arco un paio di volte e segna sei punti in fila, mentre Abalde chiude il quarto con un paio di iniziative in palleggio arresto e tiro che non si erano mai viste da lui nella serie e non si rivedranno più. A tenere in piedi l’Herbalife è Radicevic che, praticamente da solo, mantiene i suoi a 6/8 punti di distanza, confermando la sua caratteristica di diventare immarcabile per 10 possessi e poi sparire di nuovo che la ritroveremo anche nella serie successiva. Da qui in poi Valencia non trova alcuni dei suoi classici punti di riferimento: Erick Green in difficoltà mentale per tutta la serie, atterra male da un terzo tempo in contropiede e deve terminare la sua partita, mentre Dubljevic, il miglior giocatore della stagione europea del Valencia, viene splendidamente limitato da una staffetta composta da Luke Fischer, Anzejs Pasecniks e soprattutto Ondrej Balvin autore di una gran serie sui due lati del campo. La creazione dell’attacco di Valencia affidato invece, come anche nel primo tempo, soprattutto a San Emeterio e secondariamente a Van Rossom.

Mentre per Gran Canaria ci si affida al pick and roll Mekel-Balvin, viene spesso però trovato il terzo uomo, inspiegabilmente libero dato che è Eriksson, un gran tiratore che punisce ogni errore difensivo. In questo caso segna una tripla fondamentale per indirizzare l’overtime.

Si completa così la rimonta di Gran Canaria che, grazie al rimbalzo da tiro libero più strano della storia del gioco, si trova a meno 2 con 4 secondi da giocare. Ovviamente palla a Mekel che attacca subisce il fallo, francamente evitabile, di Will Thomas (partita incolore) e impatta dalla lunetta. L’overtime prosegue come il finale di quarto, con San Emeterio che praticamente da solo fa quel che può, mentre dall’altra parte i tiri di Eriksson regalano la semifinale a Gran Canaria.
Curiosità: dopo il quinto fallo di Baez, Casimiro decide di abbassare il quintetto schierando Eriksson e Rabaseda come coppia di ali e questo allarga il campo per il pick and roll di Mekel. La scelta paga anche in difesa dove Thomas non riesce a sfruttare il vantaggio fisico che inevitabilmente si crea. Vince Gran Canaria che per la prima volta nella storia parteciperà all’Eurolega.

QUARTI LATO BASKONIA

Alla vigilia credevo che l’accoppiamento con Malaga fosse il peggiore possibile per i baschi, dopo una stagione così buona trovare la Malaga di Jeff Brooks e Nedovic come settima mi sembrava abbastanza punitivo, invece la serie è corsa via leggera e la squadra di Vitoria si è potuta preparare in anticipo alla semifinale contro il Barcelona.
Già, il Barcelona, dopo essere stato investito in casa da una vagonata di triple di Andorra (9/10 per iniziare la partita) in gara 2 ha strappato una vittoria importantissima nei Pirenei, che è stata l’unica partita combattuta della serie. Equilibrata senza strappi fino a metà, la partita si spezza nel terzo quarto, quando entra in campo Pau Ribas che lancia il break del Barça su entrambe le metà campo, imbavagliando Albicy, che fino al momento era stato il perno, insieme a Blazic, dell’attacco di Andorra. Dopo il quarto fallo di Tomic, Pesic sceglie un quintetto molto piccolo, con Hanga da 3 e Moerman e Claver lunghi che aprono il campo permettendo al suddetto Ribas di attaccare Albicy. Andorra rientra sul finale di quarto, quando Pesic torna a un quintetto più classico che vede in campo l’ex Reggiana, Jalen Reynolds, sofferente contro la mobilità di Diagne. Blazic ruba un paio di palloni scatenando il contropiede e gli arbitri fischiano un incomprensibile fallo tecnico a Koponen. A inizio ultimo quarto Andorra allunga e Pesic è costretto  tornare al quintetto piccolo.

La partita (e la serie) si decidono a tre minuti dalla fine, quando un fallo discutibile fischiato a Vladimir Jankovic, ottimo fino a quel momento, regala due liberi a Tomic. La decisione di Joao Penarroya di togliere Jaka Blazic dal campo blocca completamente l’attacco del principato, che da lì in poi si limiterà a triple dal palleggio. Gara 3 sarà praticamente una non competitiva in cui Andorra non è in grado di risollevarsi dal colpo subito a un passo dalla semifinale. Passa il Barça, come è giusto che sia, ma Andorra da sfavorita, è andata veramente vicina all’impresa.
Appello alle squadre di Euroleague, prendete Jaka Blazic, tira (molto bene) difende e spinge il contropiede (bene) e all’occorrenza gioca pick and roll.

REAL MADRID – GRAN CANARIA

Passato il turno, Gran Canaria è la più classica delle squadre che non ha più nulla da chiedere alla propria stagione, perciò, senza pressioni, parte forte, poi anche a causa dell’ evidente differenziale tecnico e fisico si spegne e la partita già a metà, è decisa a favore del Real. In gara 2, anche grazie ad un “momento Radicevic” che abbiamo già descritto e al solito apporto di Eriksson, Granca si presenta in buon vantaggio nel finale del terzo quarto. E’ Llull però a dare lo strappo decisivo, tanto dietro dove inibisce Mekel, quanto davanti dove, proprio dai suoi recuperi, prende vita la transizione del Real che scava il solco decisivo. Nell’ultima partita, a Las Palmas, l’Herbalife si conferma una buona squadra, ma limitata sia nella creazione di attacco dal palleggio, sia nel reparto lunghi dove Fisher (preferito al prospetto lettone, ormai 23enne Pasecniks) e soprattutto Balvin sono due buoni giocatori, ma contro la batteria più lunga e versatile d’Europa, che ha messo in grande difficoltà anche il Fenerbahce nella finale di Eurolegue, è inevitabilmente destinata a soffrire. Comunque l’obiettivo massimo della licenza B di Euroleague è stato centrato e la stagione si può considerare molto soddisfacente.

BASKONIA – BARCELONA

Decisamente più combattuta è l’altra semifinale, dove anche in questa serie il Barcellona toglie, sorprendentemente, molte responsabilità offensive ai propri esterni caricandole di fatto su Ante Tomic, Adrien Moerman e il loro post basso, peccato che dove al primo turno difendeva il buon Colton Iverson ora difenda una staffetta composta da Shenghelia, Voightmann e Poirer, ovvero uno dei migliori terzetti di lunghi d’Europa. L’infortunio di Koponen a rimbalzo in gara 2 toglie un ulteriore opzione al reparto esterni del Barça per la partita, indirizzandola leggermente. I primi due episodi, giocati a Vitoria, vanno quindi alla squadra di casa. Nel finale di questa partita si può già notare una costante dei finali della serie, ovvero che Pedro Martinez quando non ha bisogno di creatori di gioco, non ha paura di lasciare in panchina Shengelia, per avere un lungo più mobile e più preciso nella rim protection come Poirier e un miglior floor-spacer come Voightmann.  La serie si sposta a Barcelona con i blaugrana già costretti a vincere per salvarsi. E si salvano grazie a 6 minuti di onnipotenza di Hanga nel terzo quarto, che forse è stato il più deludente in stagione, ma autore di una buona serie. L’ungherese tiene in piedi da solo la squadra di fronte al tentativo di allungo dei baschi permettendo ai padroni di casa di arrivare in sostanziale partita all’inizio dell’ultimo quarto. Anch’esso procede a ritmo basso e in grande equilibrio come il resto della gara.

La partita viene infatti decisa da due episodi nel finale, la miglior azione offensiva del Barça in cui i cinque giocatori in movimento generano una grande circolazione e un appoggio facile di Tomic  per il momentaneo +1 e la seguente palla persa piuttosto banale di Huertas.

In gara 4, il Baskonia è stato in controllo per 35 minuti, fino all’unica fiammata della serie di Heurtel, a 1:10 dalla fine sono ancora 6 i punti di vantaggio per i baschi ma il Barcellona ha cambiato faccia, sopratutto in termini di pressione difensiva sugli esterni. Da qui il pick and roll di Heurtel produce 5 punti filati, poi un paio di palle perse ancora di Huertas e Beaubois e un’orribile rimessa (che vedete qui sotto) tra Vildoza e Jannings regalano l’overtime al Barça

Nel supplementare i padroni di casa sembrano poter allungare, ma il Baskonia non cede mai e tre perfette difese di Voigtmann su Tomic conducono ad altrettanti recuperi in tre azioni e tolgono sia l’opzione post basso che il pick and roll all’attacco blaugrana. Vildoza segna due liberi, Hanga li sbaglia e la partita (e la serie) prende lentamente la via di Vitoria.
La questione inquietante per la dirigenza Blaugrana è che una squadra costruita per dominare fisicamente con quintetti molto grossi e con un allenatore che predilige un basket fisico, non solo ha sofferto a rimbalzo nella serie ma ha giocato meglio con quintetti piccoli, addirittura con larghi tratti di partita dove Ribas Heurtel e Koponen erano in campo insieme.

 

REAL MADRID – BASKONIA

GARA 1

Finalmente una serie vera per il Real e subito Vitoria si porta via una partita in trasferta. In questo primo atto c’è tutto: la grande partita di Vildoza, la gestione particolare degli ultimi possessi di Huertas, l’avvio devastante di un ritrovato Timma fino al finale di Jaycee Carroll (5-6 da tre) e Llull che tegnono aperta fino all’ultimo la partita. La vera notizia è che il Baskonia ha un reparto lunghi del livello di quello dei blancos, anche se più corto, e nello specifico il quintetto con Reyes da 4 fatica a rincorrere i lunghi baschi, Voigtmann soprattutto, dietro l’arco. Non a caso, Pablo Laso ha riaperto la partita scherando il quintetto ultrapiccolo con Doncic a fare il quarto esterno. Appuntamento a venerdì per gara 2 in cui potremo avere un’idea più precisa dei temi tattici e relativi aggiustamenti.