NBA: la linea sottile tra Spike Lee e Kenny Atkinson

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spike lee

Il giro che la metro di New York fa non comprende solo le tappe mondane di Manhattan, arriva fino a Brooklyn, superando il ponte. Sono in tanti ad averlo attraversato, in quel crogiuolo etnico e culturale che si è venuto a creare nella Grande Mela. Gli americani, che nativi non lo sono di certo, han sempre cercato di dividere la purezza dell’Upper East Side e dell’Empire State Builiding dall’edilizia popolare e dai treni con i graffiti del sobborgo oltre l’Hudson, ricambiati con altrettanto affetto dalla controparte. L’ultima settimana ha fatto ripensare che quel confine non sembra più così netto, che sacro e profano siano mescolati in maniera indistricabile. Come se il Brookhattan, la squadra di calcio degli anni 50′ di Larry Joe Gaitjens, fosse ancora viva e attiva.

SPIKE LEE “GOT (OUT OF) GAME”

Un Brooklynese di adozione che tifa Knicks, spudoratamente. Anche certe volte fino all’eccesso. Con una seat da 3000 dollari a bordo campo, negli ultimi anni il tifo gli è costato più di qualche milione di dollari, con pochissime stagioni vincenti, anzi, forse una, quella dove Carmelo arrivò a distruggere il giocattolo perfetto di Stoudemire e dei young Knicks di Danilo Gallinari, Fields e Chandler. Però vuoi mettere la possibilità di parlare con i giocatori, litigarci se è il caso? Spike è un tipo eccentrico come i suoi film, ha i suoi vezzi ma anche qualche vizio ed entrare da un ingresso secondario dalla 39th strada è fra questi, ma lo ha sempre fatto, nessuno gli ha mai negato questa possibilità e lui ha sempre evitato le vie percorse dagli altri VIP del Madison Square Garden.

Partita con i Rockets. Spike viene arrestato dalla security dei Knicks, si sentono urla, ma la situazione non precipita ed il regista è al suo posto. Nell’intervallo gli si avvicinano Dolan e un emissario, sembra ci sia una stretta di mano, o almeno questo è quello che esce in un accurato comunicato della squadra arancioblu, ma poco dopo arriva la risposta del registra premiato agli Oscar.

Tutte falsità.

Al di là dello stop intimato, il teatrino con Dolan, stando al creatore – tra gli altri – di He Got Game, è un qualcosa di architettato per far sembrare che ci sia stato un chiarimento. Spike Lee ha deciso e per questa stagione, ennesima perdente, ha detto basta con le partite dei Knicks, e avendo ragione o meno sulla vicenda, dal punto di vista sportivo, si capisce il perchè.
Dietro la semplice vicenda c’è ben altro, e tante coincidenza fanno intendere che non ci si limiterà alle vie verbali. Il parapiglia con Spike Lee nasce nel giorno della sentenza di un giudice di New York chiamato a pronunciarsi sull’alterco con arresto avuto da Oakley, ex membro dei Knicks, con Dolan, owner della franchigia Newyorkese. Non è altrettanto casuale che Spike Lee si sia paludato più volte con la divisa storica della sua squadra del cuore, sostenendo l’amico nella sua battaglia. Altrettanto non casuale che le modalità di rimprovero alle due celebrities siano state le stesse e allora è legittimo pensare che i Knicks del nuovo corso – ah già perchè mentre infervora la vicenda Spike Lee si è anche insinuato Leon Rose a capo delle operazioni – vogliano fare un repulisti del passato, senza troppe mezze misure.

In tal senso è impossibile non pensare alla diatriba verbale tra il regista e Reggie Miller nello storico playoff di qualche annetto fa contro Indiana. Con New York martoriata nei secondi finali da una serie di canestri di Miller che era stato per tutta la partita insultato da Spike, anche senza ritegno. Al di là che poi il buon Reggie quella gara la vince, ora che siede dietro i tavoli dei commentatori non poteva avere assist più ghiotto per piazzare un’altra tripla delle sue: “Al Bankers Life Fieldhouse, Spike non avrebbe avuto di questi problemi, avrebbe potuto prendere l’entrata al palazzo che preferisce “.

E KENNY ATKINSON FU LICENZIATO DAI NETS…

Fulmine a ciel sereno in casa Brooklyn Nets. Bene Dinwiddie e LeVert, la squadra cresce pur senza Irving e Durant, si diverte e porta a casa risultati alterni. E poi Kenny Atkinson viene licenziato, in pieno stile New York Knicks, sarebbe il caso di dire. Squadra affidata a Jack Vaughn fino a nuovo annuncio, attendendo la prossima stagione e – verrebbe quasi il caso di dire – che magari potrebbe anche pensare di tankare e prendere un giovane con una chiamata alta al draft. I Nets sembravano usciti da quelle spirali newyorkesi di self-distruction, ma evidentemente ci sono altri piani e idee nella testa di Sean Marks, che aveva sempre difeso l’operato del coach che ha licenziato così di punto in bianco.

Il barbatrucco è dietro l’angolo, perchè la gestione dei Knicks di Leon Rose, dopo qualche mera apparizione al Garden, è iniziata con l’incontro di ieri pomeriggio con il neo free agent ex coach dei Nets, in quanto, essendo un allenatore di progetto e di costruzione e che sa lavorare per migliorare il “materiale umano a disposizione”, rappresenta sicuramente un nome interessante per sostituire l’interim coach Mike Miller, che salvo cataclismi porterà New York alla settima stagione consecutiva senza playoff. Coincidenze? Staremo a vedere. Subito dichiarazioni di giubilo da Randle, che vuole restare a New York, specie con Atkinson come coach. Perchè magari ai Nets un improver non serve, visto che avranno le superstar da gestire, ma ai Knicks qualcuno che porti ordine magari si.