L’azione più indifendibile del basket di oggi, parla LeBron James

172
Golden State
Stephen Curry e Klay Thompson, Golden state Warriors; IPA Agency.

“É la cosa più complicata in assoluto da difendere. É troppo difficile fermarla“: parole di J.J. Redick, conferma LeBron James. E se lo dice LeBron, che è forse l’unico ad esserci riuscito (più o meno), c’è da crederci.
Stiamo parlando del Post Split di Golden State: un azione in cui un giocatore passa la palla al compagno in post basso e poi porta il blocco per un terzo compagno. I due giocatori che prendono parte al blocco poi si “separano”, con il bloccante che taglia verso canestro e l’altro che rimane aperto sul perimetro. Seppur sembri semplice detta così, è più utile vederla per capire bene di cosa si tratti e perché è così difficile da fermare.

La peculiarità di questo schema è che vi si possono apportare infinite variazioni per liberare diverse zone di campo: spesso infatti, quando Steph Curry opera da bloccante, viene utilizzato per aprire l’area al quarto o al quinto, poiché nei blocchi Curry tende a catalizzare tutta l’attenzione su di sé in virtù della propria pericolosità, come vediamo in queste clip:

Una giocata apparentemente semplice, che però ha portato Draymond Green ad essere il giocatore con l’efficienza più alta in situazioni di post up fra il 2018 e il 2019, come ricorda Redick.

Pericolo numero 1: il tiratore

Abbiamo già detto che il principale catalizzatore di attenzione nei blocchi è comprensibilmente Stephen Curry, motivo per cui molto spesso si trova a portare il blocco piuttosto che a sfruttarlo per dare sfogo alla sua incredibile capacità di tiro. Sappiamo tuttavia che Steph non è l’unico discreto tiratore che Golden State ha nel proprio roster: c’è anche un certo Klay Thompson che dall’arco se la cava abbastanza bene. Questo comporta ulteriori difficoltà per le difese, specialmente quando i blocchi avvengono fra le due guardie.
Si possono quindi creare tre diversi scenari a questo punto: o entrambi i difensori seguono il bloccante diretto a canestro, o entrambi escono sul perimetro spaventati dalla possibilità di subire una tripla, oppure i difensori si dividono correttamente seguendo un attaccante ciascuno. In questo caso, se il blocco è ben portato si crea comunque quel minimo vantaggio che per due fenomeni come Thompson e Curry è più che sufficiente per convertire il possesso in due o tre punti, dipendentemente da quale compagno scelga di premiare il passatore (è comune che entrambi abbiano un vantaggio sul proprio difensore).
Mentre questo ultimo scenario è decisamente meno comune, le incomprensioni su quale attaccante seguire sono molto frequenti per le difese e sono dovute all’indecisione sul fatto di cambiare o meno. Capita quindi spesso che il tiratore rimanga solo sull’arco, pronto a punire il minimo attimo di titubanza delle difese.

Se il tuo bloccante poi è Kevon Looney può anche non esserci bisogno di alcuna indecisione della difesa, pur senza che nessuno tagli a canestro.

Pericolo numero 2: il taglio

Quando però entrambi i difensori escono sull’attaccante rimasto sul perimetro -un errore comune che nasce dal fatto che le difese preferiscono ovviamente subire un canestro da dentro l’area piuttosto che da tre punti- e il passatore sceglie di servire il tagliante, si aprono degli ulteriori scenari (dove a detta di James c’è l’unica possibilità di difenderli, ma a quella arriveremo dopo).
A questo punto diventa fondamentale il ruolo del quarto attaccante: dipendentemente dalla distanza del suo difensore (quello che teoricamente dovrebbe portare l’aiuto sull’uomo che taglia a canestro), il quarto potrà scegliere se attaccare il canestro con un taglio oppure se rimanere coi piedi fuori dal perimetro per un tiro da tre. Chiaramente il difensore farà la propria scelta anche in base alle qualità degli attaccanti, però se ti trovi a dover scegliere fra lasciar libero Kevin Durant per andare a difendere Stephen Curry o viceversa, diciamo che puoi solo cercare il male minore.

Pericolo numero 3: un altro taglio

Come abbiamo detto prima, la peculiarità di questo schema sono le infinite variazioni che vi si possono apportare. É facile che accada che il difensore responsabile dell’aiuto si concentri sul potenziale taglio prima che sul proprio uomo. Questa disattenzione crea quello spiraglio perché il quarto attaccante tagli a canestro ancor prima che il bloccante riceva la palla. Di questa situazione ne hanno giovato più di tutti Andrew Wiggins e Gary Payton, che in virtù delle loro grandi qualità atletiche riescono ad attaccare il ferro con grandissima efficienza e con ottimi tempi, rendendo la vita delle difese più difficile di quanto già non lo fosse con i primi due pericoli.

A tutti questi scenari bisogna poi aggiungere la capacità di ciascuno degli interpreti di accorgersi di come le difese, conoscendo ormai questa situazione, si adattano per cercare di impedire la riuscita del post split. Ce ne da una dimostrazione Payton II, usato in questa situazione come passatore, che si accorge di come l’attenzione della difesa sia tutta concentrata su quello che sta per succedere in zona Curry e ne approfitta quindi per portare a casa due punti non così sudati.

La chiave per la difesa

Abbiamo esordito con le parole di James e Redick, che hanno effettivamente detto che ci sono dei casi in cui questa situazione è letteralmente indifendibile se eseguita al meglio e con gli interpreti giusti (il passatore è il ruolo più importante in tutto questo schema).
Tuttavia, nel 2016 LeBron James è riuscito a sconfiggere alle Finals i Golden State Warriors, e Redick ha quindi voluto chiedere al Re come lui e i suoi Cavs siano riusciti a fermare questa giocata apparentemente infermabile.

Quando Draymond prende la palla in post, la prima cosa da fare è seguire i suoi occhi. Non puoi seguire la palla perché ha l’abilità di nasconderla e se segui la palla userà le tue braccia per guadagnarsi un fallo. La seconda cosa da fare è accoppiarsi subito, non puoi stargli dietro perché Steph e Klay sono bravi a fare tagli backdoor e arrivare al ferro. Devi stargli davanti all’anca, l’uomo che difende il blocco deve lasciare lo spazio per lo scivolamento del compagno, che deve stargli davanti all’anca e seguirlo per costringerlo a tornare fuori

Tutto facile detto così, ma nella realtà dei fatti è una cosa molto complicata, per la cui riuscita è fondamentale il lavoro dei due difensori sul lato debole. Questi devono essere bravi a mantenere le giuste distanze dai propri uomini così da poter sia completare il close-out, sia arrivare con l’aiuto sul giocatore che taglia a canestro.
Tuttavia, nell’eventualità in cui la giocata sia eseguita con distanze e tempi perfetti e quando gli interpreti sono Durant-Curry-Thompson-Green, allora “è impossibile da difendere”, parola di King James. Nel momento in cui l’uomo dei Cavs in aiuto si avvicinava all’attaccante diretto a canestro, Green -da ottimo passatore qual è- se ne accorgeva e serviva quindi direttamente l’uomo sul perimetro. Quando fuori dalla linea da tre c’erano Bogut, McGee o Iguodala, potevi permetterti di tardare un po’ con il close-out viste le scarse percentuali dalla distanza di questi, ma quando a rimanere coi piedi fuori dalla linea da tre era uno fra Curry Thompson o Durant, erano 3 punti praticamente automatici per gli Warriors.

Il nuovo basket (sta finendo)

É già stato detto mille volte quanto Stephen Curry e i suoi Golden State Warriors abbiano cambiato la natura del basket in maniera irreversibile e con l’analisi di questa situazione ne abbiamo avuto l’ennesima riprova (ci siamo chiesti se i prossimi a farlo saranno i Celtics di Mazzulla), specialmente grazie alle parole di James. Nonostante questo, in quest’ultima stagione più che mai gli Warriors stanno dando l’idea di essere ormai arrivati all’ultima corsa, motivo per il quale non possono permettersi errori e per cui abbiamo visto un Curry così nervoso dopo l’espulsione di Green, tanto da lasciarsi scappare qualche lacrima.

Ora che LeBron e Redick hanno dato il via a questo nuovo podcast in collaborazione, avremo sempre più occasioni per vedere e analizzare queste situazioni di gioco così affascinanti, impreziosite ancora di più dal punto di vista di una delle menti migliori che il gioco abbia mai conosciuto, ovvero quella di King James.