Luca Banchi, allenatore della Victoria Libertas Pesaro targata Carpegna Prosciutto, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Backdoor Podcast nella quale ha parlato di questa incredibile stagione e del raggiungimento dei playoff, ma ci ha anche raccontato alcune curiosità della sua esperienza con la nazionale lettone e di ciò che aspetterà la VL nella sfida ai quarti di finale contro la Virtus Bologna.
– Un pensiero su questa stagione? Quali sono state le difficoltà iniziali? Quando è arrivato a Pesaro come ha motivato una squadra che aveva collezionato una sola vittoria?
Le difficoltà iniziali hanno prevalentemente riguardato il fatto che mi misurassi con una squadra che non avevo scelto, con giocatori che non avevo contribuIto ad assemblare e che mai avevo allenato in precedenza, quindi si è trattato di creare una sintonia e migliorare la conoscenza reciproca: da parte mia delle loro caratteristiche per valorizzarli, da parte loro di adattarsi a metodi di lavoro diversi e richieste diverse.
Sono partito da concetti semplici legati al far crescere il loro livello di fiducia e consapevolezza poichè avrebbero potuto essere comunque competitivi a dispetto dei cattivi risultati iniziali. Creare complicità all’interno del campo cercando di condividere lo sforzo in allenamento e riuscendo ad acquisire una maggiore consistenza sotto il punto di vista difensivo, poichè era una squadra che faceva troppi pochi falli a testimonianza della scarsa aggressività. Avevamo giocatori di talento magari però giovani o poco esperti, che hanno approcciato questo campionato forse con un atteggiamento fin troppo scolastico, viceversa per chi si deve salvare è necessario mostrare un volto più cattivo e combattivo.
Non volevo assolutamente che perdessero quella che io definisco la forza degli ultimi, ovvero quella umiltà e quella determinazione che erano gli ingredienti indispensabili per riuscire a sollevarsi e una volta che ci siamo riusciti non abbiamo mai smesso di spingere e credere che quella fosse l’unica strada percorribile per ottenere i risultati voluti.
– Ha preso in corsa una squadra all’ultimo posto con una sola vittoria, cosa l’ha spinta ad accettare una tale offerta? E si aspettava un epilogo del genere?
Non è semplice dire cosa mi abbia spinto ad accettare questa sfida, mi è arrivata la telefonata e mi sono state date poche ore per decidere, giusto il tempo di poter vedere le ultime due gare di Pesaro, che non avevo mai visto giocare precedentemente, (devo essere onesto) e di alcuni giocatori avevo una conoscenza superficiale.
A convincermi è stato sicuramente il fascino di poter lavorare in una piazza storica come quella di Pesaro; il tempo che avevo a disposizione nel mio lavoro diventa determinante e l’idea di prendere in carico una squadra dopo solo un mese di stagione mi dava la possibilità di agire su un lasso di tempo più ampio di quanto abitualmente accade ad allenatori che prendono in corsa in carico il lavoro con squadre inevitabilmente in difficoltà, altrimenti non si arriverebbe a valutare il cambio di allenatore.
prendendo Pesaro, mi garantivo la possibilità di avere un numero di partite di adeguate a pensare di provare a dare impulso a questa squadra. ultimo ma non ultimo, il fatto che almeno avevo valutato la consistenza del pacchetto di giocatori italiani e questi 5 giocatori mi davano la consapevolezza che comunque ci fosse una buona base su cui partire per costruire un’identità di gioco e poi sperare magari di riuscire a fare quei piccoli correttivi all’organico che poi inevitabilmente si sono rivelati importantissimi per modificare il percorso di questa squadra.





