Matilde Villa: piccole donne crescono…(di Werther Pedrazzi)

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Matilde Villa
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Tempesta di pensieri, emozioni, sentimenti, contrastanti. In libero sfogo.
Tuoni e fulmini, brevissime occhiate di sole, nel temporale, in un panorama che sempre più difficilmente riconosciamo.
Nel nostro piccolo, piccolino, piccolissimo… apriamo un flusso (incontrollato) di coscienza, o meglio, incoscienza… Forse soltanto invettive?
Deliri quotidiani.
Sperando, adesso, che Simone, pescatore d’anime perse, abbia pietà e raccolga nella “rete” anche questo nostro, ulteriore, metereologico delirio…

Tuoni…

Un bel pomeriggio che ci mettiamo lì, davanti alla tv, ad aspettare la prima partita della nazionale italiana nella bolla, oh bolla, bella bolla, di Tallin, contro la Macedonia. Nell’attesa scorrono le immagini di un norvegese e di un cinese che si pigliano a pallettate tremende, che sulle prime anche ci incuriosiscono e catturano la nostra attenzione, poichè di tennis da tavolo, il ping pong, parlando come si mangia, ne abbiamo visto poco e ne capiamo ancor meno… Meglio il cinese del norvegese, comunque… Distratti e incuriositi, dunque, non ci accorgiamo che l’orario della partita della nostra nazionale è ormai passato da più di dieci minuti, mentre i due (bravi, però) continuano a prendersi a racchettate. Pazienza, pensiamo. Non sarebbe la prima volta che il collegamento con il basket arriva a partita già iniziata, perché si deve attendere la fine di una gara di curling o biliardo. In fondo siamo democratici, e rispettiamo tutti gli sport, senza pensare che il nostro valga più degli altri… Anzi, si, lo pensiamo proprio, ma per politically correct non lo diciamo.

Non demordiamo. Aspettiamo… Fino a che vediamo scorrere nei sottotitoli la striscia che ci informa che la partita non si gioca poiché la Macedonia ha tre giocatori positivi al Covid19. Però!?. Meglio tardi che mai. Tempismo a parte… Che ‘sto virus viaggia più veloce anche delle comunicazioni, è trasversale e non conosce limiti e confini. E da noi, nel basket poverello, anche il virus si riduce al lancio della moneta, testa (molto meglio i test) o croce: chi dice continuiamo e chi, al contrario, dice fermiamo tutto.
Meglio lasciar stare, che le idee chiare non le ha più nessuno.


È naturale, nei momenti di difficoltà emergono le fragilità. E nelle difficoltà è più facile voltarsi indietro piuttosto che guardare avanti. Mai come di questi (infausti) tempi abbiamo assistito al proliferare delle memorie.. Eh, ma il calcio, il basket… non è più quello di una volta! Ma nemmeno voi, che non avete più vent’anni, siete quelli di una volta…
Naturalmente, e volutamente, tralasciamo l’orrenda tracimazione di fango, di insulti a Marco Belinelli, nei migliori dei casi sciocche ironie, che se dovessimo dire quello che veramente pensiamo faremmo la fine del Grillo Parlante: spiaccicati sul muro.
Però una cosa ve la vogliamo dire, cari tifosi fortitudini: è la gloriosa “F” ad essere cambiata! A non essere, al momento, pronta ad accogliere Belinelli. Ad offrirgli di competere per Coppa Italia, Eurocup (con finestra su Eurolega) e scudetto. Tutto qui. Oltre all’amore per Bologna che il Beli ha sempre, ampiamente, dimostrato. Ma voi non gli avete offerto la vostra sponda. Siete voi ad essere cambiati.

Ricorderemo sempre quel momento in cui abbiamo iniziato ad amare la Fossa: quella sera in cui, fuori dal Palazzo di Casalecchio di Reno, vedemmo un gruppo di ultras della Fortitudo uscire cantando a squarciagola, in coro, un ritornello: “Non vinciamo un cazzo… Non vinciamo un cazzo…”, però sventolavano la loro bandiera. Delusione, ma non livore, anzi, goliardica autoironia. Bella gente. Bravi ragazzi. Dove siete adesso? A scrivere insulti sul muro del palasport dove si allenava il Beli? Ci rifiutiamo di crederlo. Almeno, non quelli di allora.
Abbiamo cambiato idea, quello che pensiamo sulla vicenda, lo lasciamo dire a Gianmarco Pozzecco, che è uno vero, davvero! Nel caso a qualcuno fosse sfuggito, ecco sul tema il Poz-pensiero. Nella dichiarazione testuale, rilasciata a Damiano Montanari del Corriere dello Sport…
“Sono super felice per Marco – parole del Poz – Nella sua carriera ha fatto sempre scelte intelligenti e ponderate. E’ un ragazzo straordinario, umile, generoso, altruista, non cambiato dal successo. La rabbia dei fortitudini? Non mi piacciono queste cose. Marco è un prodotto del vivaio della Virtus. In gioventù è passato alla Fortitudo e ha difeso la maglia con grande spirito di abnegazione. Voleva tornare a casa e lo ha fatto. Lui non è una persona venale: oggi la Effe non ha la forza economica per prenderlo. Nel caso di Marco, certi discorsi non sono giustificati”.
Basterebbe avere un orizzonte non limitato al tetto di casa…