Melli, il rinnovo e l’Olimpia: la situazione fino a oggi

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Melli

Quando le nuvole sopra la nostra testa ci allarmano al punto di prendere con sé un ombrello, nonostante non abbia ancora incominciato a piovere o nevicare? Quando la preoccupazione diventa paura, quando un rischio diventa pericolo? Domande filosofiche e retoriche, ma che potrebbero popolare la mente della dirigenza e dell’ambiente in toto dell’Olimpia Milano. Nicolò Melli, capitano dell’Olimpia e in scadenza di contratto a fine stagione, non ha ancora trovato l’accordo con la società per un proseguimento dell’esperienza oltre il giugno 2024 (triennale da 2 milioni di euro a stagione firmato nel 2021, ndr).

Come riporta La Prealpina, non sono interessi da parte di altre squadre di EuroLeague – come era stato in occasione delle dichiarazioni legate al Partizan di fine dicembre – a ostacolare i contatti tra le parti. Lo stesso Ettore Messina, in seguito ad alcune ipotesi emerse dalle righe del Corriere della Sera a cavallo tra 2023 e 2024, a puntualizzare: “La volontà della proprietà è che rimanga con noi a lungo”. Interpretare quanto il coach catanese faccia parte o sia da considerarsi esterno all’organigramma dirigenziale è sempre complicato, così come riconoscere quanto un altro membro del gruppo squadra come Gigi Datome sia più vicino ai giocatori come Melli o allo staff tecnico – è forse questo un altro problema?

A domanda specifica, postagli nella diretta di All-around.net, l’ex capitano Olimpia e Italbasket ha chiosato: “Penso che sia molto contento di essere capitano dell’Olimpia, e penso che l’Olimpia sia molto contenta di tutto quello che ha fatto Nicolò fino a ora. Quindi sta a loro.” Volendo essere persino capziosi, il “Ci sarà sempre qualcuno che non sarà contento” – relativo all’accettazione obtorto collo di Olimpia Milano e tutte le società che vedono coinvolti loro tesserati durante le finestre FIBA delle convocazioni in Nazionale e non solo alla squadra di Messina, ndr – potrebbe segnalare una latente insofferenza da ambo le parti. L’impressione è che basterebbe un segno, un gesto soltanto. Come quelle infatuazioni della prima adolescenza, in cui a uno piace l’altro e viceversa ma la paura di essere respinti la vince su tutto, vanificando una scintilla che anche solo una parola avrebbe potuto accendere.