Micic: “I giovani non possono vivere pensando solo all’NCAA o all’NBA”

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Micic

Special guest dell’adidas Eurocamp 2024 a Treviso, insieme al compagno di nazionale Nikola Jovic, Vasilije Micic si è reso disponibile per una chiacchiera in esclusiva coi diversi media accreditati.

Ai microfoni e alle telecamere di Backdoor Podcast, il serbo degli Hornets si è concentrato sulle prospettive della pallacanestro giovanile europea e sull’impatto di Charles Lee, nuovo head coach di Charlotte, per la franchigia del North Carolina. In seguito la traduzione in italiano del dialogo con Micic, apprezzabile prossimamente in lingua originale sia in formato audio che video.

Per prima cosa, come stai? Come stai vivendo la prima offseason della vita di Vasilije Micic da giocatore NBA?

Tutto bene, grazie. Niente di troppo diverso rispetto a prima.

Ti abbiamo visto premiare l’MVP del Next Gen Tournament a Berlino, Hugo Gonzalez. Vedendo i giovani talenti europei e il basket del Vecchio Continente dall’esterno, per la prima volta in carriera, che impressione ti ha fatto? Quali le differenze principali rispetto alle giovanili dei tuoi tempi?

I giocatori sono più completi ora: hanno più possibilità di imparare e perfezionare le qualità individuali perché sin da minorenne lavori su tutto. Corpo, tattica, letture, tutto. Anche al mega abbiamo avuto opportunità simili, ma non come oggi: oggi si vede ovunque. Un’altra cosa è la dimensione dei giocatori: sono così alti, così avanzati fisicamente, ma il campo da basket rimane sempre lo stesso. Anche le dinamiche e le richieste sono quelle: l’efficienza inizia dal tuo talento di leggere il gioco, la tua capacità di adattarsi al gioco velocemente.

La finale dell’ANGT ha mostrato quanto talento possa ancora essere coltivato e allevato in Europa. Pensi che ci siano, al momento, altri giovani che hai visto in questo periodo in Europa che potrebbero traslare le proprie abilità anche in NBA, rispetto a ciò che hai visto in questo primo anno in America?

In Europa? Non abbiamo tanti giovani, e questo mi fa pensare: i giovani non possono vivere pensando solo all’NCAA o all’NBA. Penso che possano passare un anno o due da professionisti in Europa per ottenere un’ottima esperienza: EuroLeague e diverse leghe nazionali sono davvero di buon livello. Ci sono tanti giovani talentosi in Europa, in particolare la Francia è piena di prospetti davvero avanzati.

Abbiamo anche dei talenti straordinari in Serbia. I ragazzi sono davvero buoni, e rimanere in Europa è un’opportunità per vedere come potranno mantenersi visibili e riconoscibili al di fuori delle giovanili, senza perdere totalmente il contatto con le origini. Spero che sia così nel futuro.

A proposito di futuro, cosa dobbiamo immaginare dal secondo anno di contratto con gli Charlotte Hornets? Pensi che l’esperienza da giocatore in Europa del tuo prossimo head coach (Charles Lee, ndr) possa creare una connessione più immediata?

Il coach ha davvero giocato in Europa?

Sì! (Israele, Belgio e Germania, 2006-10, ndr)

Non lo sapevo, abbiamo avuto solamente una conversazione fino ad adesso. Lui è ancora assistente dei Celtics, immagino abbia altro a cui pensare ora (ride, ndr). Spero di poter aiutare lui e il suo staff per tirare fuori il meglio dalla squadra. Sicuramente è un professionista esemplare: arrivando da un ambiente che si sta giocando la vittoria del titolo NBA, e che è già arrivato vicino al bersaglio grosso negli ultimi anni, porterà la serietà e la competenza per lavorare bene e creare un’ottima mentalità per vincere. Se sarò in grado di supportarlo, in qualsiasi modo, sarò felice.