NBA Playoff: cellulare, occasioni mancate ed espulsioni

DJ Agustin

Ormai non è quasi più una novità quando i playoff NBA partono col botto e mandano all’aria tutti i pronostici già nella prima partita. Quattro partite giocate e tre upset sono materiale per studiare.

LA GANG DEL CELLULARE

Backdoor era presente a Philadelphia per il match interno tra Sixers e Nets in un misto tra alto voltaggio di emozioni e voglia di vincere. I Sixers partono bene tenendosi in partita, ma appena Brooklyn alza il volume della radio la partita si indirizza. Nessuno dei Sixers riesce a tenere un singolo uno contro uno, LaVert e Dinwiddie saltano il diretto avversario senza problemi e Russell graffia quando fa più male, così gli ospiti volano via.
Il vantaggio e il controllo del ritmo è sempre dei Nets e l’unico per i Sixers a produrre qualcosa è Jimmy Butler: Simmons è una palla al piede, Embiid è lontano dal top della forma, mentre Harris fatica enormemente e quando manca l’esperienza di Redick (salutato scherzosamente da Russell sul sesto fallo commesso) i Sixers vanno fisiologicamente in tilt. Sono tanti i tentativi di riavvicinamento, ma nessuno va a buon fine. Embiid nel finale va in panchina e viene pizzicato a guardare il cellulare di Amir Johnson in una scena difficile da accettare nella NBA. Johnson dirà poi che stava monitorando la situazione della figlia malata, ma intanto i Sixers lo hanno multato e hanno dovuto cedere il passo in una gara uno che ha messo a nudo tutte le mancanze della squadra in modo più fragoroso di quello che si potesse pensare.

PLAY LIKE A DJ

I Toronto Raptors si auguravano di aver cambiato l’aria dei playoff con l’arrivo di Leonard e una stagione più convincente a livello di solidità rispetto alle precedenti e invece gara uno casalinga vuol dire ancora sconfitta contro gli Orlando Magic. La gestione finale dei Raptors è tragica, perché il tiro di Leonard per il potenziale pareggio finisce a un metro dal ferro, ma ciò che fa più male è l’incommentabile difesa sul pick and roll che porta DJ Augustin a tirare da tre indisturbato per quello che si rivelerà essere il game winner. Leonard scivola con il bloccante Vucevic e Gasol lascia completamente solo Augustin che non sarà un mostro di continuità (e la partita lo conferma), ma ha sempre saputo segnare. In Canada non c’è da fare allarmismi, però iniziare così una serie che li avrebbe dovuti veder vincitori in pompa magna non è un buon modo per dire al mondo NBA: Siamo cambiati.

CINQUE ANELLI CONTRO UNO (DI MATRIMONIO)

Coach Mike Malone aveva così detto dopo l’accoppiamento con gli Spurs dei suoi Nuggets e prontamente si è verificata la prima sciagura con gli Spurs che vincono gara uno al cospetto di una squadra che ha mostrato tutta la sua inesperienza ai playoff.
Gli Spurs sono molto spesso avanti e nel secondo tempo raggiungono anche la doppia cifra di vantaggio, ma i Nuggets si rifiutano di mollare e con Barton, Jokic e Murray tornano a contatto. Nel finale hanno per tre volte il pallone per sorpassare o impattare la partita, ma: prima Jokic perde palla, poi Murray sbaglia un comodissimo jumper dai cinque metri e nell’ultima azione per la tripla del potenziale pareggio lo stesso Murray perde palla a metà campo regalando agli Spurs la partita.
Quando i playoffs si abbattono e ti trovano fuori casa, il risultato è certo. Vedremo se sapranno gestire la pressione questi Nuggets per rimettersi in carreggiata in gara due.

KD BEVERLEY, C’ERAVAMO TANTO AMATI

Sono Montrezl Harrell e Lou Williams a fare la parte dei leoni nella battaglia contro i Warriors, ma le armi a disposizione sono impari e i campioni in carica vanno sull’1-0.  Curry ne mette 38 con 15 rimbalzi e 7 assists diventando il recordman NBA per triple segnate ai playoff (8-12 nella partita), mentre Kevin Durant chiude a 23 e anzitempo la partita per un alterco con…indovinate…Patrick Beverley, reo di un fallo duro nel quarto periodo e poi provocato verbalmente quando poco dopo perde la palla a metà campo proprio sulla difesa di KD. Espulsi entrambi per doppio tecnico con la postilla che, seppur comprensibile, Durant ha solo da perderci nel farsi trascinare nella bagarre da Beverley che non aspetta altro. Questa serie è impossibile per i Clippers fin tanto che si gioca squisitamente a basket (e se lo fa Curry tanto meglio), ma se salta la mosca al naso a qualche Warrior allora potrebbe cambiare qualche scenario, soprattutto a Los Angeles.