Nazionale: basta polemiche inutili

232

Quanto è facile cadere nelle trappole dei pregiudizi, dei luoghi comuni e sulle opinioni sputate come sentenze senza conoscere in profondità ciò di cui si parla? Facilissimo. A maggior ragione nei primi giorni d’estate, dove il caldo e le ferie imminenti contribuiscono ad allentare i già ballerini freni inibitori dei giudizi ponderati ed equilibrati. Ulteriore dimostrazione? Le insulse polemiche arbitrali che hanno ammantato l’ambiente delle LBA Finals non bastavano. Così, come nella peggior tradizione nazionalpopolare targata Belpaese, ecco le feroci critiche rivelatesi attorno alla neonata Nazionale di Pozzecco. Giusto per non farci mancare nulla, e tirare avanti sino all’altrimenti stanca vigilia di Eurobasket 2022. Faremmo meglio a non interessarcene, non contribuire ad alimentare questo bailamme insulso, in nome di una supposta superiorità morale. Ma non ce la facciamo, è più forte di noi.

ARIA FRITTA

Lo snobismo intellettuale di una parte dell’opinione pubblica consiglierebbe di soprassedere, per non abbassarsi al livello di chi fomenta una discussione per trovare evidentemente un pretesto per parlare di sé. Siamo umani, commettiamo errori, perseveriamo nel ripeterli. E allora immergiamoci nel vortice dell’affare Belinelli-Hackett-Datome. Perché purtroppo non sono state sufficienti le recenti interviste del capitano della Nazionale per stemperare la tensione tra Lega, Federazione e club. In una guerra senza vincitori, dove l’annunciata sconfitta non potrà che provocare perdite su tutti i fronti, assistiamo come spettatori inerti, privati della possibilità di difendere i nostri interessi di amanti della palla a spicchi. Gettiamo la maschera: ognuno di noi si augura di rivivere le emozioni di Atene o Parigi. I trionfi dell’Italia sono gli unici capaci di, momentaneamente, porre in secondi piano il provincialismo italiota. Per raggiungere l’obiettivo, è chiaro che disporre dei giocatori nelle migliori condizioni possibili gioverebbe non poco. Nell’equazione del basket contemporaneo, caratterizzato da un calendario oberato e da ritmi sempre più frenetici, “condizioni migliori” e “maggior talento + caratteristiche tecniche” non costituiscono termini identitari. Gettiamo la maschera, per la seconda volta: Daniel Hackett è la guardia più completa e carismatica d’Italia; Marco Belinelli è il miglior tiratore azzurro; Luigi Datome è l’esterno offensivamente più letale in situazioni statiche dal post basso. Immaginarli fuori dal roster dei 12 convocati da Pozzecco per la rassegna settembrina, stando così le cose, assomiglierebbe a una blasfemia. Ma, come detto, non siamo nel regno delle identità.

Daniel Hackett l’ha dichiarato in tempi non sospetti. Io, con la Nazionale, ho chiuso. Non perché si sente inferiore a nessuno o non pensi di poter sostenere il “peso” della canotta, anzi. I trascorsi burrascosi di Daniel con la maglia azzurra avranno se non altro alleggerito la pressione nel decidere di dire basta. E gliene va dato atto. Proprio perché consapevole di volersi concentrare sul recupero atletico in vista delle stagioni successive, Hackett ha optato per lasciare spazio a forze fresche in cabina di regia azzurra. Non è una questione di codardia, mancanza di carattere o amor patrio. Questo a Daniel non si può proprio imputare. L’attuale corso della Nazionale, inaugurato dalle Olimpiadi e proseguito nelle successive finestre, gode di un’abbondanza numerica negli spot di play e guardia senza precedenti. Pajola, Spissu, Flaccadori, Mannion, Spagnolo. E ce ne stiamo dimenticando molti altri. Se tutti questi hanno avuto l’opportunità di sbagliare, inciampare, rialzarsi e ripartire lo devono anche al passo indietro di un senatore come Hackett.

Non è più il Belinelli del Three Point Contest. Non è più il Belinelli di Eurobasket 2015, nemmeno quello del Mondiale in Cina. Marco è stato bravissimo nell’evolversi, per l’ennesima volta in carriera, in un giocatore diverso rispetto alle versioni precedenti. Aggiungendosi le primavere vissute, smarrito il primo passo e l’esplosività che lo aveva reso un notevole giocatore di rotazione NBA, il nativo di San Giovanni in Persiceto si è ritagliato un assai remunerato ruolo di specialista nel panorama europeo. In Nazionale avrebbe richiesto una visibilità maggiore rispetto alle uscite dai blocchi e ai tagli backdoor che Scariolo e Djordjevic hanno cucito per lui nel sistema Virtus? Non ne avremo la controprova. Tuttavia, a giudicare dalla presa di posizione di Sacchetti e alle dichiarazioni di Pozzecco, pensiamo che non si sarebbe andati lontano. Se l’esclusione dalla spedizione di Tokyo ha sicuramente ferito l’orgoglio della guardia bolognese, la rinuncia alla convocazione per le future uscite dell’Italia deve essere valutata nell’ottica di un fisico logorato da anni oltreoceano e da estati trascorse costantemente con la mente e il corpo dedicati alla Nazionale.

PAROLA AL CAMPO

Se fosse stato abile e arruolabile, Sacchetti avrebbe contato sulla presenza di Gigi Datome per l’Olimpiade nipponica. Nonostante al tempo si era percepita una versione differente della mancata presenza del barbuto sardo, sia l’attuale coach di Cantù che il #70 dell’Olimpia hanno ribadito che Datome non faceva parte del novero dei convocati per motivazioni meramente fisiche. Tutti ci ricordiamo dell’infortunio occorso all’ex Virtus Roma nella partita inaugurale di Eurobasket 2015. Chissà quale traguardo avrebbe raggiunto la “Nazionale più forte di sempre” qualora Gigi non fosse stato costretto a fermarsi dopo pochi minuti con la Turchia. Per non vivere quel rimpianto e trasformarlo in rimorso, con la massima dignità possibile, Datome si è sempre messo a disposizione della Nazionale, a patto di poter contribuire al 100%. Non un punto percentuale in meno. E ci mancherebbe. Meglio contare su un giocatore da 7 in grado di performare sino a 7 piuttosto che un giocatore da 10 che, per diversi motivi, può darti 5, al massimo 6.

Gigi con i Paesi Bassi ci sarà. Tornerà nei 12 di Pozzecco come altri giocatori di Olimpia e Virtus, reduci dalla spossante serie finale e risparmiati dall’ex coach di Sassari e assistente di Messina per l’ininfluente amichevole di Trieste con la Slovenia. E questa è l’unica cosa che conta, d’ora in avanti. Conta chi ci sarà, non chi e perché sarà assente. L’allontanamento di uno staff tecnico adducendo motivazioni, almeno a parole, legate al rifiuto di voler convocare i vecchi esponenti per regalare loro l’ultimo giro di valzer non deve interessare Pozzecco, Poeta e tutti noi appassionati. Lasciamo queste elucubrazioni a una federazione impegnata in lotte intestine controproducenti. Per quanto possibile, lasciamo gli intrighi di palazzo all’interno del palazzo. Belgrado e Tokyo hanno riacceso la fiamma dell’ardore popolare per la Nazionale azzurra? Benissimo. Continuiamo ad alimentarlo. Concentriamoci sul campo. Sul trasporto emotivo e sulla passione che solo uno come Gianmarco Pozzecco è in grado di trasmettere. Con Hackett o senza Hackett. Con Belinelli o senza Belinelli. Con Datome o senza Datome.