NBA: Adam Silver, un uomo solo al comando

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Adam Silver
Grafica di Grazia Cifarelli

Insediato nelle stanze dei bottoni NBA come successore di David Stern a 52 anni nel febbraio 2014 e poi confermato commissioner fino alla conclusione della stagione 2023/24, Adam Silver rappresenta oggi più che mai il deus ex machina di tutto l’entourage mondiale della palla a spicchi. A fine mandato inoltre, sarà solamente il quinto ad essere rimasto in carica per almeno dieci anni: segno di un’ottima politica! È lui “l’uomo solo al comando”, che mantiene sangue freddo in questi momenti drammatici e concitati e che soprattutto, alla luce della sua storia decisionale in seno al gotha del basket, può lavorare sereno e con il beneplacito di tutti i protagonisti, per merito della fiducia conquistata in anni di successi ed intelligenti mosse, che gli hanno aggraziato la stima dell’intero mainstream statunitense. L’appeal della pallacanestro americana in giro nel pianeta sempre maggiore, il numero di paganti nelle arene in aumento e il valore economico delle franchigie impennato durante il suo regno, sono infatti un lasciapassare verso qualunque tipo di scelta presente e futura, per togliere dall’empasse attuale il gioco d’oltreoceano più famoso del globo!

Adam Silver: un predestinato

Appena sistematosi al comando delle operazioni, Silver si è subito distinto per il ban a vita a Donald Sterling, accusato di becero razzismo, che gli ha immediatamente fatto acquisire la stima di giocatori, owner e tifosi, ma anche della gente comune e distaccata dal basket, che ha potuto apprezzare così una mossa coraggiosa e avvenuta di rado, visto il troppo spesso timore referenziale palesato verso tycoon e magnati dell’industria.

Nato e cresciuto a New York e fan dei Knicks, andò a Duke e frequentò legge alla University of Chicago, lavorando poi per il giudice distrettuale Kimba Wood e associato inoltre a studi legali newyorchesi. L’approdo in NBA risale al 1992 ed è stato successivamente il braccio destro di David Stern da luglio 2006 fino a gennaio 2014 come vice commissario e Chief Operating Officer, facendosi apprezzare e ottenendo importanti negoziati di contrattazione collettiva, accordi televisivi e la creazione di NBA China. Tra le sue mansioni nella lega maggiore vanno annoverate quelle di presidente, vicepresidente senior e direttore operativo di NBA Entertainment, capo di staff NBA e assistente speciale del commissioner, apparendo spesso in seguito su The Sporting News come una delle 100 persone di maggior potere e spessore dello sport mondiale.

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La crisi con la Cina

Eccellente fu anche la gestione “crisi cinese”, quando il commissioner attuò un’immediata presa di posizione contro Daryl Morey, general manager di Houston che si schierò a favore dei manifestanti democratici col famoso “Fight for Freedom Stay with Hong Kong”, quasi a voler prendere posizione contro il “regime” d’Oriente di Xi Jinping. Il 2019 era agli sgoccioli e Silver tentò di ricucire lo strappo, allontanandosi dalle polemiche ma cercando al tempo stesso di rimediare un madornale (e forse inutile) errore mediatico/diplomatico che sarebbe costato alla lega americana cifre vicine al miliardo di dollaro. Il tutto a seguito dello stop di accordi prestabiliti fra sponsor e alla vigilia (parliamo di ottobre) di match da preseason nella nazione asiatica; inoltre la Cctv, televisione di stato ufficiale, aveva interrotto la trasmissione di partite del campionato a stelle e strisce, che nel paese più popolato al mondo vanta milioni di fan e dove il basket e la CBA sono sport e attrazione principale.
Oggi, con una quarantina di giocatori americani o ex NBA nel Dragone Rosso – Lance Stephenson, Jeremy Lin, Ty Lawson e Tyler Hansbrough su tutti – pronti a ripartire, dopo il ridimensionamento del coronavirus in Cina, il malessere pare rientrato, grazie soprattutto alle mediazioni di Silver.

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Tra i successi anche la lotta al tanking

La ratifica di un nuovo contratto collettivo nazionale assieme all’associazione giocatori e soprattutto la draft lottery sono accordi vincenti che hanno migliorato il modo di vivere l’NBA fuori dal parquet! È proprio questo aspetto quello che il commissioner ha sempre accentuato più degli altri, affermando in ogni occasione che la race to the bottom era la distruzione del gioco, corrosiva e letale per l’immagine di giocatori e club. I risultati si sono visti in campo, anche se, ovviamente, le mid season trade hanno continuato ad agevolare chi in rampa di lancio a discapito dei re builder. Essere tra i peggiori tre team NBA ma avere le stesse percentuali di accaparrarsi la pick numero 1 (14%) è diverso dall’essere l’unica con l’ultimo posto; il solo vantaggio di chiudere la classifica è avere ora il 25% di vincere la lotteria, 20% per la penultima e quasi 16 la terzultima: equilibrio dunque anche nelle negatività ed eccitazione a livelli mai visti la sera del Draft.

L’avvento in Louisiana di Zion con solo il 6% di possibilità, l’assenza di scelte delle corazzate Warriors e Raptors e l’arrivo alle Finals di questi ultimi senza una lottery selection, sono i migliori esempi di quanto sia stata azzeccata la decisione di Silver! Notevoli pure gli introiti derivanti da collaborazioni varie e pubblicità di colossi del calibro di Geico, State Farm e Kia, per non parlare dell’accordo tecnico sul vestiario Nike (1 miliardo per 8 campionati) e il poter usufruire di sponsorizzazioni private nelle proprie casacche! La nuovissima formula per la partita delle stelle poi, è stato un vero e proprio trionfo, con l’ultimo quarto giocato ad intensità surreale, rispetto alle inutili passerelle del passato.

Il punto più alto del suo mandato è stato senza dubbio il contratto televisivo stipulato fino al 2025 con Espn e Turner, che ha portato 24 miliardi per nove anni dal 2016 nelle casse delle franchigie, pari quasi a 2 miliardi annui di incremento rispetto ai 930 mln precedenti. La conseguenza, e la crescita dei salary cap, ha avuto l’effetto miccia verso tutti i club maggiormente ricchi e non, portando oggi almeno una decina di team a forgiarsi di un paio di superstar con le quali assaltare l’anello.

L’ultimo esame per Silver è quello dell’emergenza Coronavirus, e tra le opzioni da lui pianificate – taglio stipendi, ricominciare a giocare con le arene piene, senza i tifosi ma con giocatori e staff in campo secondo le indicazioni dei medici, dando alla gente da casa partite anche di beneficienza o avvalendosi della tecnologia per “simulare” i boati dei palazzetti – siamo sicuri si troverà quella più consona al momento!

Pazzo di NBA sin dalle sfide epiche Lakers/Celtics anni 80! DJ, Byron Scott, Isiah, Kevin Johnson, Vinnie Microonda, John Stockton, Sir Charles, Grant Hill e il Run TMC i miei idoli. Dopo turbolente esperienze scolastiche ho maturato la passione per la scrittura, forse per rivalsa verso le "odiate" professoresse del passato..collaboro infatti da 20 anni su fanzine, blog, pagine FB e siti internet per quel che concerne jazzfusionprog, cinema e sport USA!

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