NBA al microscopio: Chris Paul

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Paul
Credits: Oklahoma City Thunder Facebook

Il 12 luglio 2019, con la solita #WojBomb, il mondo viene a conoscenza della trade che spedisce Russel Westbrook a Houston e che fa compiere a Chris Paul il percorso inverso portando in dote ai Thunder una manciata di scelte al Draft.
I commenti più diffusi sono quelli che sottolineano come questa ulteriore mossa dei Thunder dopo l’affaire Paul George sia la conferma di come la franchigia di Sam Presti sia pronta a rifondare accumulando scelte, anche a costo di portarsi in casa un contratto da “Albatross” come quello dello stesso Paul. Sette mesi e 55 partite dopo, i Thunder sono in sesta posizione in quella tonnara che è Western Conference in virtù di 33 vittorie e 22 sconfitte, guidati proprio dal “peggior contratto NBA” che, nonostante i 34 anni, sta giocando a un livello di pallacanestro che solo negli anni migliori a Los Angeles e New Orleans aveva mostrato.

 

Le statistiche di base non impressionano

Certo, andando a leggere le statistiche base questa stagione sembra una delle meno entusiasmanti della carriera di CP3, che alla pausa dell’All Star Game (al quale è stato giustamente convocato tra i titolari) viaggiava a 17.4 punti, 5.0 rimbalzi e 6.7 assist a partita, con quest’ultimo che è il dato più basso fatto registrare nella carriera dalla guardia da Wake Forest. Anche aggiustando i dati sui 100 possessi, la sostanza non cambia, se la mettiamo su questo piano, la stagione di Paul è tutt’altro che indimenticabile. E allora cos’è che sta rendendo così straordinaria l’annata di questo giocatore, tanto da valergli una convocazione da titolare all’All Star Game?

Paul
Credits: Oklahoma City Thunder Facebook

Clutchness

Chris Paul è il secondo giocatore che in questa stagione nella Lega ha giocato più minuti in situazioni clutch (cronometro negli ultimi cinque minuti di partita con scarto tra le due squadre entro i cinque punti) di tutti, con ben 140 minuti, dietro solo al compagno Shai Gilgeous-Alexander (144). In questi 140 minuti viaggia con l’assurda media di 0.91 punti al minuto, che diventano 3.5 a partita e che lo piazzano al terzo posto dietro a Harden ed Embiid tra i giocatori con almeno 20 partite arrivate in situazione di clutch time.
Ciò che impressiona ulteriormente sono i dati di offensive e defensive rating, che salgono esponenzialmente quando la partita è in equilibrio: parlando di offensive rating (punti su 100 possessi segnati dalla squadra quando il giocatore è in campo), CP3 viaggia a 113.9, che però schizza a 122.8 nei finali punto a punto entro i 5 punti, e che si impenna addirittura a 123.5 quando sul cronometro i minuti da giocare sono meno di 3 e lo scarto è entro i canonici 5 punti. Stesso discorso per il defensive rating, che da 107.4 (seconda peggior stagione della carriera) scende vertiginosamente a 97.6 in clutch time, dimostrando quanto Paul pieghi le gambe in difesa nei momenti decisivi delle partite.

Credits: Oklahoma City Thunder Facebook

Shooting in the clutch

Anche a livello di percentuali realizzative, la stagione di Chris Paul cambia decisamente marcia se analizzata nei momenti caldi delle partite. In condizioni normali va detto che il 34enne originario di Lewisville sta viaggiando con discrete percentuali, tirando il 48.5% dal campo, il 36.2% da dietro l’arco e l’89.8% dalla linea del tiro libero. Se questi numeri vi sembrano comunque buoni specie se comparati con l’intera carriera (è la quarta miglior percentuale dal campo avuta in carriera), forse dovreste dare un occhio a come cambiano i numeri quando si decidono le sorti della partita: la percentuale dal campo, come mostrano le due mappe di tiro sotto, sale a 54.5% (42/77), ma, soprattutto, CP3 diventa pressoché infallibile dalla lunetta, da dove tira 36 su 38, che gli valgono il 94.7% complessivo. Che sia anche questo il motivo per cui i Thunder vincono quasi tutte le partite che arrivano in equilibrio nell’ultimo quarto?

Che il contratto di Chris Paul resti comunque un macigno per il salary cap dei Thunder è fuori discussione, ma alla luce di questa seconda giovinezza che la point-guard sta vivendo, forse la scelta di Presti di cedere Westbrook per accumulare scelte per il Draft e nel contempo inserire CP3 in una squadra che sembrava dovere smantellare tutto si è rivelata molto meno avventata del previsto, con l’ovvia necessità di vedere come queste pick verranno sfruttate nei prossimi anni. Nel frattempo ad Ovest vi sfido a trovare qualcuno contento di incontrare i Thunder al primo turno, con un Chris Paul ritrovato e un Gallinari rimasto a roster anche dopo la trade deadline.

P.S. Chris Paul è l’unico giocatore ad avere “fischiato” un fallo tecnico a un avversario (Jordan Bell) per “delay of the game” (maglietta fuori dai pantaloni). Indovinate in che momento della partita è accaduto? Ovviamente in the clutch.