NBA: Amarcord Detroit Pistons, sono tornati gli ultimi campioni

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Ben Wallace, Detroit Pistons; IPA Agency.

Sono passati ormai 20 anni da quando i Detroit Pistons hanno conquistato il loro ultimo titolo e sono cambiate molte cose in NBA da quel lontano 2004, quando Rasheed e Ben Wallace, Chauncey Billups, Tayshaun Prince e Rip Hamilton dominavano i parquet della lega. Questa notte, in occasione della partita casalinga contro i Miami Heat (finita con un buzzer beater assurdo di Bam Adebayo), i Detroit Pistons hanno voluto rendere onore all’ultimo gruppo che è stato in grado di portare un titolo a Motor City, sia prima che durante la partita.

La più grande impresa di quella stagione è stata sicuramente riuscire a sconfiggere in sole cinque gare i Los Angeles Lakers di Kobe e Shaq, ma più in generale quei Pistons sono ricordati per la loro incredibile difesa che gli ha permesso di chiudere la stagione regolare con un defensive rating di 83.5 (un miraggio nell’NBA odierna), tenendo ben 11 squadre sotto i 70 punti segnati e stabilendo un record destinato a rimanere imbattuto. Il tutto senza una vera e propria superstar al comando, come ha ricordato Billups:

Non avevamo superstar, su questo sono d’accordo. Avevamo degli All-Star, ma le superstar sono un’altra cosa e la maggior parte delle squadre che vincono tutto di solito hanno uno o due di loro. Noi siamo riusciti a farlo anche senza. Ma abbiamo avuto ragazzi che potevano dominare le partite giorno dopo giorno senza essere considerati tali. Non ci siamo mai offesi per questo. Io personalmente non l’ho fatto. Non avevamo superstar, ma avevamo All-Star e una grande squadra.

Un roster di tutto rispetto

Nonostante in quel gruppo non ci fosse una vera e propria superstar, il roster era comunque pieno di talenti: nella metà campo difensiva i Pistons erano guidati da Ben Wallace, Hall of Famer inserito nell’All-NBA Defensive Team ben 5 volte, unico giocatore assieme a Mutombo ad aver vinto il difensore dell’anno 4 volte, unico giocatore nella storia ad aver chiuso la carriera con più stoppate che falli. Ben però non era l’unico Wallace: oltre a lui c’era anche Rasheed, arrivato per uno scambio a Detroit, dov’è diventato una pedina fondamentale per coach Larry Brown. Le guardie erano “Mr. Big Shot” Chauncey Billups, MVP di quelle Finals, e Richard “Rip” Hamilton mentre l’ala piccola del quintetto era Tayshaun Prince, arrivato in NBA appena due anni prima al Draft del 2002. Un quintetto in cui forse mancava la superstar è vero, ma in cui di certo non mancava il talento.

Nonostante la lega sia molto cambiata a vent’anni di distanza da quel titolo, Rip Hamilton sostiene che quei Pistons potrebbero ancora giocarsela anche nell’NBA di oggi:

Penso che avremmo fatto molto bene. Se si guarda alle squadre di oggi tutto si basa sulla capacità dei tuoi big di cambiare su tutti i 5 giocatori . Questa è una parte importante. E Ben e Rasheed sono stati in grado di fare il cambio con LeBron James. [Rasheed] era in anticipo sui tempi. Ci saremmo adattati al gioco di oggi.

La forza del gruppo

Quello che la maggior parte dei giocatori ricordano con più piacere però è sicuramente il clima che si respirava in spogliatoio, dove la squadra si sentiva una famiglia. Lo stesso Hamilton prima della gara ha evidenziato come la cosa che manca di più a tutti i giocatori che si ritirano sia sempre lo spogliatoio, soprattutto in squadre unite come la loro, dove l’assenza di una vera e propria superstar fungeva da collante per rendere ancora più forte una squadra che faceva del gruppo la propria forza.

Alla cerimonia erano presenti anche altri membri di quel memorabile gruppo che hanno avuto modo di prendersi il loro tributo per il titolo vinto. Non sono riusciti ad esserci invece l’ex direttore sportivo Joe Dumars e coach Larry Brown, i quali hanno mandato dei video di congratulazioni trasmessi durante la partita, che come dicevamo non ha avuto l’esito sperato per i Pistons: pari 101 a 10 secondi dalla fine, Cunningham ha sbagliato il tiro del potenziale vantaggio e ci ha pensato Bam Adebayo a chiudere i conti dall’altra parte con una tripla sullo scadere, rovinando così la serata di festa dei Pistons.