NBA: come arriva la Central Division alla pausa Coronavirus

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Central Division
Grafica di Grazia Cifarelli

Dopo aver analizzato l’Atlantic, il nostro viaggio su che cosa è successo, ma anche su cosa potrebbe succedere si ferma nella Central Division.

1-Milwaukee Bucks (53-12)

Tre sconfitte consecutive e una striscia di 6/4 nelle ultime uscite, causa soprattutto l’assenza per re ossigenare corpo e muscoli di Giannis: questo il “deludente” primato a ridosso della pausa Covid-19 dei Bucks. Nonostante ciò il primo posto di lega è lo stesso assicurato e il bilancio di questo strano campionato NBA rimane superlativo e di dominio assoluto. Difatti, a parte queste piccole curve negative, lo stratosferico 80% di W, l’argento dietro Phila per vittorie casalinghe e la vetta in coabitazione per quelle interne, da l’idea di quanto Milwaukee sia stata la miglior formazione di tutto il basket mondiale, tesi supportata da statistiche al top sui possessi per game, eff e def rtg e medie impressionanti di molti elementi in rosa, oltre l’inarrivabile adone greco!

E’ lui l’Mvp stagionale nel team del Wisconsin e non solo, dato che la spaventosa costanza nel progredire e nel mantenersi continuamente al top, lo pone forse ancora un gradino sopra al prescelto californiano e al barba texano! Quasi 30 punti, 14 rimbalzi, 6 assist e una recuperata e stoppata a partita stanno a palesare un forza irraggiungibile ed impossibile da arginare, aiutato dal basket moderno di coach Budenholzer, che in pratica gli cede lo scettro di direttore d’orchestra, generandogli lo spazio per preparare autonomamente ogni azione, tentando la bomba (il minore delle volte), creandosi la distanza per tiri da mid range (un po’ più spesso) oppure – soluzione maggioritaria – penetrare incontrastato verso il ferro a caccia di falli, realizzazioni o scarico per i 4 cecchini che a turno impegnano l’arco.

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Per attuare questa tecnica Giannis si avvale di tre “secondi violini” del calibro di Middleton e Bledsoe per la regular season, e George Hill quando probabilmente si farà sul serio, vista la sua storica esperienza e freddezza da postseason. Velocità in ripartenza e nella marcatura sono i mantra di Bud, che riesce a svilupparli con tutto il roster a disposizione e persino negli oltre 17 minuti di assenza dal parquet di Antetokounmpo, il massimo tra i top player, che permettono al Greek Freak di conservare freschezza fisica e ferocia agonistica per l’intero campionato e oltre: un’assicurazione sulla vita della quale nessuna contender può disporre! In ottica playoff l’unica – ma grande – preoccupazione deriva da un curriculum non proprio vincente dei cerbiatti verdi, specialmente degli stessi Bledsoe (vera delusione di fine primavera 2019) e Middleton, che provocherebbe un’ancor più accentuata monodimensionalità di Giannis. I campanelli d’allarme – pochi per la verità – sono arrivati nelle due trasferte stagionali a Philadelphia e Los Angeles sponda Lakers, quando due frontcourt rocciosi ma anche rapidi, sono riusciti a stoppare il greco in qualunque avanscoperta tentata, togliendogli respiro e costringendolo a scarichi imprecisi e conclusioni forzate, lasciando tutti gli appassionati NBA con un dubbio amletico: i Bucks hanno un piano di riserva? Per ora si punta ad arrivare primi e sfruttare il fattore casalingo; il sogno delle 70 vittorie è ormai svanito ma Milwaukee reciterà lo stesso un ruolo fondamentale nella corsa all’anello! Pronostico (65-17)

2-Indiana Pacers (39-26)

La solita efficace ed organizzata fase difensiva di Nate McMillan è la chiave di volta per confermare al vertice i Pacers anche in questo torneo. Indiana però, sembra spesso assestarsi in quel limbo che la pone nettamente avanti a team di seconda fascia ma pure distante dal contendere qualcosa di estremo. Il ritorno sul parquet di Oladipo, giunto in crescendo alla pausa forzata indetta da Silver, si prevede possa generare miglioramenti allorquando si tornerà a giocare (in concomitanza con l’NFL?), recuperando tossine di un rientro faticoso dopo lungo periodo e diventando inoltre l’upgrade decisivo per competere in un dignitoso primo turno playoff, al cospetto probabilmente di Heat, Sixers o Boston!

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La sfortuna che ha tolto l’uomo franchigia durante la vecchia tornata si è però purtroppo fatta viva di nuovo in questo finale di campionato, colpendo il ginocchio di Jeremy Lamb, lontano dall’appeal e caratura tecnica di Victor, ma essenziale per le soluzioni da lontano e per velocizzare il gioco, cruccio e spada di Damocle di Brogdon e soci, formidabili in creatività grazie all’ex Bucks e Warren e sotto al ferro a immettere fisicità con le certezze Sabonis e Turner, ma troppo comodi nell’organizzare l’azione (23mo PACE), puntando di più sui pick and roll coi lunghi e attempt in mid range o nel pitturato, specialità della casa (FG 47.7%, secondi NBA), e soprattutto a corto di tiratori dall’arco.

L’ultimo posto di categoria per tentativi da tre parla chiaro e per il basket moderno pare una sentenza in negativo! A parte le due gite a Los Angeles sono soprattutto quattro gare contro Heat, 76ers e Celtics che potrebbero far guadagnare un ottimo vantaggio casalingo nell’iniziale round, il tutto facilitato anche da almeno 10 sfide contro team minori. Col gruppo al completo e ben nove uomini quasi da doppia cifra Indiana avrebbe potuto dire la sua, invece così come giunta a questo stop forzato non la vediamo più lontana da un onorevole secondo turno in postseason. Pronostico (49-33)

3-Chicago Bulls (22-43)

I Bulls guidano il mini gruppo che chiude la Central Division, diviso dai Bucks e Pacers da un solco qualitativo inestimabile, che porta a rimandare ancora una volta la ricostruzione dignitosa con la quale provare a ripartire. Lavine si è elevato a uomo franchigia il più delle volte, anche se nel solito modo autonomo e con poco coinvolgimento altrui, aumentando i dubbi se sia il caso di proseguire con lui e affidargli lo scettro di una eventuale legacy o scambiarlo in trade per alleggerire ulteriormente cap e media anni del roster. Al suo fianco infatti non sono riusciti a crescere i talenti principali su cui si è investito, tranne il gioiellino Coby White, da plasmare però e rendere meno monodimensionale, e spesso anzi i vari Markkanen, Carter Jr e Hutchison sono sembrati oggetti estranei alle attenzioni dello scoring leader; se la giovane età giustifica una loro grezza predisposizione a contribuire tatticamente agli schemi (specialmente offensivi), è proprio l’incapacità di Zach a trascinare i compagni e a difendere di squadra a rimanere impressa, più delle numerose e stratosferiche performance offensive.

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Sono due gli anni rimasti nel suo contratto (19.5M) e in questo finale di stagione, più che concentrarsi sul calendario, il front office rifletterà sul come comportarsi con lui e gli altri uomini simbolo. Gli stessi Markkanen e Carter Jr sono stati vittima di infortuni lunghi, assieme ad altri due elementi primari in rosa: Otto Porter Jr e Kris Dunn, egli prossimo free agent e ottimo in retroguardia, ora in qualifying offer da 7,1 milioni e “attenzionato” dai Clippers per i tempi a venire. Boylen è il principale colpevole dell’ennesima annata da buttare e di un fine corsa senza stimoli ed eccitazioni, da concludere anonimamente ma tentando almeno di recuperare qualcuno degli acciaccati precedentemente accennati e dare loro ampia libertà, sacrificando semmai soluzioni individualistiche per salvaguardare le peculiarità di tutto il gruppo, alla luce di una schedule drammatica e insormontabile, possibile causa di un ultimo posto totalitario. Pronostico (26-56)

4-Detroit Pistons (20-46)

Derrick Rose insieme al nulla: tutta qui la stagione cestistica nella Motown! Travagliata è un aggettivo minimo se si vuole racchiudere in una sola parola l’amara annata dei Pistons, che a parte la definitiva rinascita spirituale e tecnica dell’MVP dei tempi andati, rimane con il niente in mano, ma anzi con la consapevolezza di un fallimento epocale di ogni tattica da front office. Questa coscienza iniziò già con le cessioni di Avery Bradley, Boban Marjanovic, Tobias Harris e due prime scelte per Blake Griffin periodi addietro e si conclude ora con i buyout di Reggie Jackson e Markieff Morris, emigrati nelle due sponde della La La Land a caccia di anello, e con la trade di Drummond, anche qui tutto tranne che uomo franchigia ma almeno stoico nella lotta e professionista esemplare, mandato a Cleveland in cambio di John Henson, Brandon Knight e una second round pick 2023: mossa che in entrambe le fanbase si fa fatica a capire!

Blake Griffin's injury raises age-old question: Are the Clippers ...

Tali errori di gestione vanno onestamente di pari passo con gli infortuni che non hanno mai permesso di vedere al top il Big Three in salsa minore Griffin-Drummond-Jackson, coadiuvati nel lineup o in panca da Rose, Morris e Kennard, unico a ritrovare un po’ di gloria e su cui ripartire, facilitato altresì dalla moria di scorer a roster. La loro contemporanea presenza al top non avrebbe comunque dato a coach Casey una squadra da titolo! Tankare pare essere l’unica – e patetica – soluzione per quando si riprenderà a giocare, sperando che Griffin recuperi un agonismo decente e giustifichi il salasso da quasi 40 milioni annuali, e magari trovando a fine torneo baratti convenienti per lo stesso Rose, atti a ringiovanire la rosa, lui meritevole di accasarsi in un team competitor per l’ultima occasione della carriera, prima che diventi UFA nel 2022, facendo così guadagnare alla Motor City qualche altra scelta appropriata. Pronostico (24-58)

5-Cleveland Cavaliers (19-46)

Copiare il contesto Pistons per quel che concerne Cleveland non sarebbe una cattiva idea, visto che le due formazioni avranno quando ricomincerà il finale di stagione la penosa meta di evitare l’ultimo step totale all’interno del panorama NBA. L’addio a LeBron ha riportato i Cavs nei bassifondi di lega e le “risse” da locker room con Kevin Love attore protagonista e la dipartita di Beilein, erto vergognosamente a coach barzelletta dopo i tentativi dittatoriali di mantenere ordine e rigore, sono la punta dell’iceberg di un posto poco tranquillo chiamato Ohio! A differenza di Detroit almeno, gli obiettivi di inizio campagna era quasi azzerati qui, e tentare di far crescere a fianco del Big-Third di un tempo i vari Sexton e Garland era scopo primario che, alla fine, si può anche dichiarare riuscito. Soprattutto nel bilancio conclusivo, pessimo, si potrà però intavolare qualche trattativa futuristica rispetto alla Motown, e in caso contrario ci sono i due giovani appena indicati come assicurazione per epoche venture, a patto che trovino qualcuno in panchina che sappia valorizzarli! Ovvio, come detto, non si vince di sola tecnica e poliedricità offensiva, e tipi focosi e fuori dalle righe, sebbene ricchi di talento, possono solo aumentare confusione e non comunione di intenti, se non tenuti a freno da chi di dovere.

Comparing Darius Garland and Collin Sexton through a quarter of ...

L’esempio Jordan Clarkson è lampante: qui meteora disordinata, alla corte di Quin Snyder disciplinato difensivamente e anzi punto focale di una rinascita tecnica e sbarazzina dei Jazz in attack mode. A fine anno si discuterà molto sulla situazione Love e l’eventualità da lui palesata o meno di “riprovare” ad essere l’uomo franchigia per gli anni a venire e chioccia dei numerosi talenti grezzi presenti; in caso avverso necessità primordiale sarà trovare una piazza che lo riporti in auge. Se così fosse alle due 2nd round pick 2022 e 2023 già in cascina per l’affare con Utah si rimpinguerebbe ancor di più un aspetto futuristico su cui basare con fiducia il prosieguo cestistico. L’avvento di Drummond e grinta relativa hanno portato nuovi stimoli e un briciolo di dignità lavorativa, unite a ottime performance e vittorie di prestigio (Miami, Philadelphia e Denver), e il rientro in campo potrebbe confermare tale trend e permettere il sorpasso divisionale proprio su Detroit. Pronostico (26-56)