NBA, Clippers-Warriors: Gallinari non ferma i campioni

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Impresa mancata, miracolo sfumato solamente in Gara 6 nello scontro Clippers Warriors. I ragazzi di coach Rivers (fresco di rinnovo dopo l’ottima stagione dei suoi) escono da questi Playoff 2019 consapevoli di aver compiuto qualcosa di grande. Almeno in parte, questo è certo, perchè contro questi Warriors sembra davvero non essercene per nessuno.

I Clippers hanno tirato fuori il nostro meglio, costringendoci a giocare al massimo per vincere la serie.

Le parole di Steve Kerr nel post partita riassumono la lunga lista di sorprese pervenute in questa serie. Il fatto che Golden State approdasse alle semifinali di Conference era un qualcosa facilmente prevedibile, ma il modo in cui il passaggio del turno è maturato strappa sorrisi da ambedue le parti.

PROLOGO DI SOGNI E INCUBI

Le premesse alla vigilia dei playoff sono chiare: il destino dei campioni di Oakland sembra essere quello di un agevole passaggio del turno verso le semifinali. I Clippers non sembrano in grado di poter fare la voce grossa, nonostante quanto mostrato in regular season. E quanto trapelato da Gara 1 segue alla perfezione il copione: il risultato pervenuto alla Oracle Arena (121-104), del resto, è eloquente.
Sia chiaro, nella prima parte dell’incontro Los Angeles ha cercato di tenere testa agli Warriors: su tutti spicca la serata di uno scatenato Montrezl Harrell (26 punti per lui) e dai suoi movimenti verso il ferro. Il tandem Harrell-Williams, in particolare, è stata la chiave di volta nel gioco convincente degli ospiti, fatto di passaggi rapidi verso una gamma di soluzioni. Nella prima metà quantomeno. Contro i padroni di casa, poi, non sono bastate nemmeno le buone giocate di Alexander (18 punti) e Gallinari, sempre più in evoluzione dopo l’ottima regular season.

Se Draymond Green, infatti, ha aperto le danze in apertura con 13 punti per GS, ci ha pensato Steph Curry su tutti a completare l’opera. 38 i punti della sua serata, diventando il giocatore con più triple a bersaglio nella storia della postseason (superato Ray Allen con 386 triple). I 15 rimbalzi (suo massimo di sempre) e 7 assist completano la favola che recita la vittoria dei campioni all’esordio di questi Playoff 2019. Le “solite atipiche” giocate al tiro da 3 da autentico alieno dimostrano quanto questo giocatore sia fuori dal comune, quanto ogni posizione diventi potenzialmente vincente per aumentare lo score.

From Game 1 to Game 2. Dal sogno all’incubo. Almeno per i Warriors. Nessuno, del resto, può sapere cosa stia alla base dell’autentico suicidio dei ragazzi di coach Kerr. Lo spartito del secondo atto sorride ai padroni di casa dopotutto: parziale di 73-50 alla fine del primo tempo, portandosi poi addirittura sul +31 (94-63) dopo 31 minuti. Nel momento più buio e difficile prende forma la reazione che non ti aspetti, con LA che si è resa protagonista di una rimonta che ha del clamoroso. 131-135, il capolavoro è servito.

E se il solito duo Harrell-Williams (25 punti per il primo, 36 quelli del secondo) ha saputo portare Los Angeles alla vittoria, una menzione in particolare va di diritto a Gallinari, esploso definitivamente in questa serie. Triple, incursioni al ferro, assist per i compagni (6): la prestazione di Danilo ha davvero fatto la differenza nella serata dei Clippers.

DOMINIO WARRIORS, SORPRESA GALLO

Il fattore casa. Un elemento che spesso e volentieri può e fa la differenza nel basket, specie nella lunghezza dei playoff. Un vantaggio solo sulla carta per L.A., che non ha saputo sfruttare la spinta del proprio pubblico dopo il miracolo di Gara 2, con Golden State che si è portata dopo le trasferte in California sul 3 a 1. Un parziale di serie che sembra porre la parole fine alla questione, coi campioni di Oakland che pregustano le semifinali. Dopo l’incubo vissuto alla Oracle Arena Golden State inverte la marcia. Kevin Durant, in particolare, inverte la tendenza. Le sue prestazioni stanno alla base di una lunga serie di magie verso il ferro. Semplicemente, questo KD è troppo per i Clippers da averci a che fare: 38 punti in Gara 3, 33 in Gara 4, specie con DeMarcus Cousins ai box e con Stephen Curry incappato nella peggior serata, fin qui, dei suoi playoff.

Ma quando Curry manca, Durant e Thompson rispondono presente. Tanti, troppi campioni quelli alla corte di Oakland per poter pensare che basti una serata sottotono del singolo per poter trionfare. Pressione, poi, è un altro termine azzeccato. Quella subita dai Clippers in campo sta alla base della doppia sconfitta. In particolare, a detta di coach Kerr, sul nostro connazionale.

Nei playoff bisogna tirare fuori il meglio in difesa. Per noi è fondamentale mettere pressione su Gallinari contestando ogni suo tiro, perché quando lui segna i Clippers solitamente vincono.

Le sue parole sono una sentenza. In positivo per Danilo, reduce dalla sua stagione migliore di sempre nel basket che conta. Il Gallo realizza una media di 19.8 punti a partita con le migliori medie sia al tiro (19.8) che nei rimbalzi (6.1). Ma soprattutto con la consapevolezza di essere entrato alla perfezione negli schemi tattici di coach Rivers e della realtà di LA. Camaleontico lo si potrebbe descrivere, in definitiva.

Un giocatore che quest’anno sembra essersi definitivamente consacrato a certezza di una squadra in netta evoluzione, figlia di un gioco in divenire basato sul gioco di squadra più che sugli squilli dei singoli. Sono emerse, tra l’altro, quelle doti di leadership che lo hanno reso nella serie un faro per il gioco e il morale di LA, decisive nelle due vittorie conquistate dai californiani.

ALIENO FRA GLI ALIENI

Nonostante il secondo, grande miracolo dei Clippers in Gara 5 a Oakland (vittoria per 121-129), la banda di Los Angeles non ha potuto nulla contro GS in Gara 6. In particolare contro un uomo, un mostro del parquet ha prepotentemente fatto la differenza, prendendosi la scena. Inarrestabile nella sua molteplicità di soluzioni verso il canestro.
E se il buongiorno si vede dal mattino, il destino di Kevin Durant in questi Playoff 2019 sembra quello di ripercorrere le gesta di indimenticabili leggende. I 45 punti maturati nella seconda sconfitta degli Warriors sono stati un preludio alla serata magica del numero 35: 50 punti a condurre una serata da Golden State. Rapido, fluido, inarrestabile. Una pressione contro gli avversari (i Clippers hanno realizzato solamente il 39.6% al tiro) a braccetto con un potenziale offensivo che sa di titolo. Nella sovrabbondanza di stelle gli Warriors sono stati capaci di costruire, nel divenire della serie, un equilibrio, come ammette lo stesso MVP del primo turno.

Continuo a lavorare sul mio gioco, giorno dopo giorno, e cerco di restare il più possibile concentrato mentalmente: sono uno studente del gioco. Io gioco la mia pallacanestro, cerco di farlo sempre all’interno del nostro concetto di squadra, ma allo stesso tempo sempre aggressivo. Poi spesso mi abbandono al flusso della gara e dopo tre anni assieme con Steph e Klay abbiamo sviluppato un ottimo equilibrio: ognuno di noi sa sacrificare se necessario un po’ dei suoi tiri per l’altro, soprattutto quando qualcuno è particolarmente ispirato.

La consacrazione dell’ala piccola del Maryland arriva in primis da se stesso. Quella dichiarazione “Sapete chi sono io? Sono Kevin Durant” che aveva detto in precedenza lo ha dimostrato eccome. L’opera viene poi completata da ambedue le fazioni. In primis da chi ci ha avuto a che fare fin dall’inizio della serie, un Lou Williams che si è dovuto arrendere nel confronto sul parquet.

Se potevamo fare qualcosa di più per fermarlo? Ma avete visto la partita? Non è che ci siamo fatti da parte e gli abbiamo detto di segnarcene 50 in faccia. È un giocatore pazzesco, in serate così puoi provare a far di tutto ma non funziona.

Giù il cappello quando incontri giocatori del genere. Una sicurezza anche per i compagni, con Steph Curry che ne esalta il ruolo di trascinatore.

Ci ha caricato sulle sue spalle nelle ultime due gare. Stasera è stata una delle più grandi prestazioni che mi sia capitato di vedere, e ne ho viste di belle, sono stato in campo con giocatori di un certo tipo. È l’arma totale, perché non si può difendere contro Kevin Durant. Sapeva che avevamo bisogno di lui, e la risposta nelle ultime due gare è stata incredibile.

 

I Clippers escono quindi a testa alta, i Warriors consapevoli sempre più dei propri mezzi, figli di un potenziale prorompente. Verso quelle semifinali di Conference contro i Rockets che per alcuni già sanno di Finals anticipate.