NBA, Detroit Pistons: prospettive playoff per Blake & co.?

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Sei partite. Questo il numero di incontri che separa la franchigia di Detroit dai playoff. Dopo aver mancato l’appuntamento per ben otto volte in dieci anni il traguardo più importante è più vicino che mai. Avversarie permettendo, si intende. Il doppio incontro con Indiana, la partita contro OKC e e lo scontro diretto con Charlotte, del resto, sono una lista di test che metteranno definitivamente alla prova la maturità di questa squadra.
Il sesto posto in Eastern Conference è un risultato nel complesso all’altezza delle aspettative per il team di coach Casey, che dopo un ultimo periodo altalenante (5 sconfitte nelle ultime 10 partite) adesso è chiamata ad una continuità di rendimento che significherebbe una cosa sola. L’accesso alle fasi finali, di vitale importanza per i Pistons dopo anni vissuti nell’anonimato.

DEFENSE!

“La miglior difesa è l’attacco”. Un detto conosciuto, apprezzato e da molti condiviso. Ma non da Detroit, per la quale il fattore difesa deve tornare ad essere protagonista, in questo rush finale di regular season. Un elemento che è tornato utile e decisivo nell’ultimo match.

Non segnavamo mai, stasera ci ha salvato la difesa.

Parole eloquenti quelle di coach Casey, in occasione della recente vittoria contro Portland. I Pistons, infatti, sono stati imbarazzanti al tiro, sprecando come non mai e senza imbastire una manovra offensiva all’altezza. Basti pensare alla percentuale al tiro: solo il 14.3% dei tiri è andato a segno nel primo tempo, senza mai segnare da 3. Nel secondo tempo Detroit è venuta fuori definitivamente e a prevalere sono stati i padroni di casa. La coppia Reggie Jackson (28 punti per lui) e Andre Drummond (22 punti e 19 rimbalzi) ha fatto la differenza nel terzo quarto, con 23 punti combinati per dare lo strappo decisivo alla partita.
Il fattore che ha tenuto a galla i ragazzi di Casey è stata la difesa, concedendo poco agli avversari e portando il parziale di fine primo tempo sul 34-31. I 38 rimbalzi difensivi hanno fatto la differenza, unite ad un’organizzazione di gioco e gestione dei ritmi del match. In attesa della definitiva esplosione in attacco della ripresa, che ha determinato la vittoria.

 

RENDIMENTO ALTALENANTE

La cosa più sorprendente è che, a quasi un mese di distanza (dalla vittoria contro Toronto per 112-107 in Canada) i Detroit Pistons erano definiti la “squadra più calda” della Lega.
Era loro, infatti, il miglior attacco NBA nel mese di febbraio, capace di produce oltre 118 punti per 100 possessi (davanti a Houston e a Indiana) ma anche la quinta miglior difesa, rendendo quindi Blake Griffin e compagni la squadra con il secondo miglior Net Rating di lega a quota +10.9 (sempre i Pistons vantavano anche la seconda miglior percentuale reale al tiro).
Che cosa è cambiato, quindi, in quasi un mese? In 14 partite sono stati solo 7 i successi e i numeri non sono certo dalla loro parte. Con 107.5 punti (23esima in Lega), 45 rimbalzi (solo 18esima) e 22.7 assist (26esima in NBA) per partita, fin qui, il rendimento non è certo da playoff. I numeri lasciano il tempo che trovano nello spettacolo del basket, ma risultano eloquenti di una situazione controversa.

Non è bastata la leadership difensiva di Andre Drummond a scuotere i Pistons nell’ultimo periodo. Il centro, del resto, domina le classifiche al rimbalzo di NBA (con 15.5 rimbalzi a incontro è alla prima posizione nel fondamentale). Reggie Jackson, poi, sta vivendo nonostante gli infortuni la sua miglior stagione in carriera; sorprende il tiro da 3 da parte del play scuola Boston, al 37% di precisione.
Elementi nel complesso positivi, che però non hanno garantito una continuità fondamentale per assicurarsi un posto sicuro ai playoff. Nel segno di un rendimento altalenante, capace di rimandare qualunque discorso qualificazione fino all’ultimo incontro, come effettivamente sta accadendo. Dopo aver bene impressionato a inizio stagione, infatti, vincendo 13 delle prime 20 partite, Detroit ne aveva portate a casa solo altre 9 a fronte di 22 sconfitte. Un “record” che la vedeva 22esima su 30 squadre.

FATTORE CASA

“Non c’è posto come casa”. Un detto azzeccato in toto, quando si parla di Detroit. I Pistons, infatti, hanno fatto della Little Caesar Arena la loro roccaforte, temibile per chiunque.
Il rendimento casalingo è sorprendente, con 25 vittorie e 13 sconfitte fin qui. Nell’ultimo altalenante periodo, in particolare, la vittoria contro Portland ha significato l’undicesimo successo casalingo di fila. Un dato curioso, considerando che i Pistons occupano il 24esimo posto della Lega quanto a presenza di spettatori in casa, con poco più di 16mila tifosi a riempire il palazzetto.

La differenza, quindi, l’ha fatta certamente l’aria di casa, unita alla determinazione dei ragazzi di Casey nelle mura amiche. Un fattore che ha permesso di vincere contro Toronto per ben due volte, insieme ad avversari ostici come Denver.
Ancora una volta, per quanto freddi e spesso fini a se stessi, i numeri tornano utili ed eloquenti. Negli ultimi 11 incontri casalinghi la media punti di Detroit è stata di 117.4, mentre quella degli avversari 104.3. Una differenza di 13 punti decisiva, nel segno di “facili” vittorie casalinghe per i Pistons. 3 di questi ultimi 6 incontri si terranno in casa, un fattore sempre più chiave in vista dei possibili playoff.

 

BLAKE-DIPENDENTI

La differenza, nel basket, la fanno i Campioni. Quei leader dentro e fuori dal parquet in grado di infiammare le emozioni dei tifosi.
E Blake Griffin rimane l’unica vera stella in questa squadra. Il ragazzo di Oklahoma quest’anno si è fatto definitivamente uomo, sportivamente parlando, nel segno della sua migliore stagione di sempre (finora). L’ala grande è il migliore dei suoi per punti (24.7) e assist (5.5) a servire i compagni, secondo solo ad Andre Drummond per rimbalzi totali (15.5 per il centro di Detroit).

Fin qui ha giocato 72 incontri sui 76 totali dei Pistons. Un fattore, questo, che parla da sè. La star di Detroit spadroneggia sul parquet come leader di questa squadra, rendendosi decisivo in attacco e contribuendo in difesa come pochi fra i suoi.
Il rischio è quello di diventare Blake-dipendenti e l’impressione è che questa squadra lo sia già. Il successo di Casey e ragazzi passa inevitabilmente per le sue giocate, imprescindibili per la vittoria. L’infortunio al ginocchio lo terrà lontano anche nel delicato match contro Indiana che, nonostante il periodo non particolarmente positivo (7 sconfitte nelle ultime 10 partite, di cui 3 consecutive), rimane un avversario temibile.
Se playoff effettivamente saranno, su una cosa non ci sono dubbi. Blake Griffin illuminerà il gioco di Detroit, in quelle fasi finali di stagione che i tifosi sognano da troppo tempo.