NBA Draft 2019: Big Board (NON è un Mock Draft)

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Partiamo dal titolo, perché Big Board e non Mock Draft? Perché fare un mock draft è un esercizio di fantasia, dato che gli stessi team arrivano alla notte delle scelte senza sapere chi sceglieranno. Basta una scelta o una trade imprevista – e imprevedibile – per far crollare qualsiasi piano. Chiaramente i team non possono farsi trovare impreparati, e quindi cercano di avere un piano per ogni situazione. Il modo migliore per farlo è appunto un Big Board, ovvero un ranking dei vari prospetti, frutto di opinioni e del lavoro svolto dallo scouting staff durante la stagione.
Nel nostro piccolo, anche noi faremo una cosa del genere, senza speculare su aspetti relativi a contesti di cui sappiamo poco o nulla.

P.S. Probabilmente l’unico nella Draft industry che ha i contatti necessari a fare un Mock draft affidabile è Jonathan Givony, e non a caso lavora per Espn e il suo Mock risulta sempre tra i più accurati dopo le scelte….

Ecco il Big Board (prime 7 oggi, le altre 7 nei prossimi giorni):

ZION WILLIAMSON

Poco da dire qui, Zion è semplicemente destinato ad essere il primo giocatore scelto. Troppo il divario con il resto del lotto, se possibile aumentato dopo un ottimo finale di stagione.
Tra torneo di Conference e March Madness ha messo insieme medie di 26.4 punti, 9.1 rimbalzi, 1.9 recuperi e 1.6 stoppate, tirando il 73% da due e il 43% da tre. Inarrestabile, atletismo e forza fisica anomali per un teenager, tecnica sopraffina anche nel palleggio e nel passaggio, e disponibilità a sporcarsi le mani anche in difesa.
Fit ideale: chiunque scelga al n. 1, occhio ai Pelicans che potrebbero proporre Davis in una eventuale trade.

 

JA MORANT

Tremendo atleta sempre pronto a schiacciare anche contro la difesa schierata, Morant sarebbe stato un ottimo candidato per il player of the year in un mondo senza l’alieno che lo precede in questa classifica. Il suo rendimento assume ancora più valore se si considera che è stato sempre e comunque il sorvegliato speciale, l’uomo da fermare nel gameplan degli avversari. Viene da chiedersi cosa potrà fare nella NBA del pace and space. Ah, a quanto pare Jerry West lo considera il migliore della Draft Class…

Fit ideale: Tra i team che dovrebbero scegliere nelle primissime posizioni sicuramente Bulls e Suns, entrambe con un core giovane, ma senza un playmaker.

RJ BARRETT

Probabilmente ha pagato più per Zion che per lui la scelta di giocare insieme. Negli occhi di tutti rimangono le gestioni scellerate dei finali contro Gonzaga e Texas Tech, e non le ottime cose mostrate a più riprese nel corso della stagione con i Blue Devils. Barrett è una prima opzione che sa fare canestro in tanti modi, decisamente più a suo agio in transizione che nel gioco a metà campo. Coach K gli ha chiesto di partecipare alla costruzione del gioco, e anche qui le cose migliori le ha mostrate in contropiede. Probabilmente al piano di sopra potrà dedicarsi a quello che sa fare meglio e in spazi sicuramente più ampi.

Fit Ideale: Chiunque può utilizzare uno swingman di oltre 2 metri, ai Cavs farebbe un my turn-your turn con Sexton, roba buona per le cifre ma non per la sua crescita. Ad Atlanta invece troverebbe un sistema organizzato e in linea con le sue caratteristiche.
Come detto più volte nel corso della stagione, dopo i primi tre inizia il vero Draft, con tanti atleti sulla carta di valore più o meno simile, e qui entrano in gioco tanti aspetti, a partire dalle strategie della squadra che deve scegliere.

DEANDRE HUNTER

Tuttofare con carattere e un tiro da fuori che impressionano: difensore eccelso, decisivo nella finalissima del torneo NCAA. Tutte caratteristiche da super role-player, dato che non è lo scorer che crea punti fuori dal sistema. Ha la versatilità per giocare in ogni contesto, probabilmente il potenziale non è quello che si vorrebbe da una quarta scelta assoluta, ma a questo punto è una delle poche certezze di questa Draft Class.

Fit Ideale: Dovunque. Role-player ideale per la NBA del 2019. Un team come i Pelicans, che con ogni probabilità cercheranno di rimanere competitivi nel post Davis, potrebbe puntare su un prospetto come lui, magari meno ‘sexy’ ma di sicuro rendimento.

JARRETT CULVER

Compagno del nostro Davide Moretti a Texas Tech, anche lui come Barrett ha chiuso male la stagione, ma non può essere penalizzato per questo. Anche perchè è stato fondamentale nel portare i Red Raiders all’atto conclusivo, con il suo contributo a 360 gradi. In NBA non dovrà fare pentole e coperchi, quindi potrà dedicarsi al punto debole del suo gioco, il tiro dalla lunga distanza. Più upside, ma meno solidità rispetto ad Hunter.

Fit ideale: Cleveland potrebbe aver bisogno di un esterno in grado di aiutare in regia, visto che Sexton non ha mostrato grandi istinti in questo senso.  

 

JAXSON HAYES

Una scommessa a lungo termine, lungo verticale e coordinato, con ottimi piedi e braccia lunghe che lo aiutano sia quando si tratta di proteggere il ferro (2.2 stoppate in 23 minuti), sia quando deve affondare lob e scarichi (86% al ferro, primo in divisione one in true shooting percentage grazie al 72% da due ed al 74% ai liberi). Veloce e rapido anche nei movimenti laterali, la base fisica è decisamente di alto livello, molto del resto è da costruire.

Fit ideale: Atlanta potrebbe puntare su di lui, specie se come sembra avrà due scelte in top 10. Bersaglio perfetto per i passaggi di Trae Young.

 

ROMEO LANGFORD

Di recente ha dichiarato di aver giocato condizionato da problemi fisici per gran parte della stagione. A Indiana era atteso come il Messia, ma in realtà gli Hoosiers hanno deluso. Scorer dal fisico prestante, mette palla a terra e trova i 2 punti in avvicinamento, subendo falli o con un discreto jumper dalla media. Il tiro da tre invece è un problema da risolvere al più presto. Potenzialmente buono anche in difesa.

Fit ideale: Memphis avrebbe bisogno di uno scorer in grado di alleggerire il carico sulle spalle di Conley, idem gli Hornets con Kemba Walker (Free Agent…).