NBA draft 2019, pensieri sparsi a pochi giorni dalla Free Agency

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Il Draft NBA 2019 è alle nostre spalle da pochissimi giorni, quindi sarebbe decisamente prematuro lanciarci in giudizi netti sul team x o il prospetto y. In attesa di tempi più consoni, possiamo comunque fare qualche riflessione su cosa è successo la notte del 20 Giugno.
Prima di tutto i ruoli, nel primo giro sono stato scelti appena tre centri e cinque power forward, un totale di 8 giocatori che saranno impiegati per la maggior parte del tempo come lunghi. Poi ci sono una lunga serie di ali con la versatilità necessaria per giocare sia SF che PF, di guardie che possono aiutare in regia, o con cm e atletismo per difendere in più ruoli.
Niente di nuovo, nella NBA del 2020 conta tantissimo avere un gioco completo both ends, in difesa per non finire ‘vittima’ dei cacciatori di miss-match che imperversano, e in attacco per non essere ignorato dagli avversari.

 

ATLANTA HAWKS

Schlenk segue il suo piano, senza esitazioni e/o compromessi. Una volta individuato in De’Andre Hunter il ‘pezzo’ giusto da inserire nell’ingranaggio, ha preferito non rischiare di aspettarlo alla n.8, anche perchè si sussurrava di un interesse dei Cavs. Da qui la trade con i Pelicans, con Griffin che ha saputo sfruttare la situazione per ricevere un discreto pacchetto:

 

Hunter non è il classico prospetto che normalmente si trova al n.4, a Virginia non ha mostrato istinti e doti da prima opzione, ma agli Hawks evidentemente cercavano altro, ovvero un giocatore in grado di alzare il tono della difesa e di segnare dalla lunga distanza sulle imbeccate di Trae Young. In questo senso Hunter sembra perfetto, anche se la sua difesa finirà sotto la lente d’ingrandimento fuori dai comodi confini della ‘pack line’ di Virginia.
Tutto il Draft degli Hawks è stato -giustamente- legato all’ottima visione di gioco di Young, uno che crea tiri comodi per tutti, in grado di migliorare i suoi compagni. Anche Reddish e Fernando andranno a nozze sui suoi inviti.

NEW ORLEANS PELICANS

The David Griffin Show.

All’ultimo tweet dovrebbe mancare la prima 2020 protetta dei Cavs….

Che dire, si sono viste star cedute per molto meno…Il nuovo boss del Front Office di Nola sapeva benissimo che i Lakers non erano nelle condizioni di aspettare che Davis firmasse con loro da Free Agent a Luglio 2020. Non con l’orologio biologico di LeBron che continua inesorabilmente a girare. Condizioni favorevoli quindi, niente di paragonabile a quelle degli Spurs con Kawhi ad esempio, ma Griffin merita comunque applausi per come ha gestito la situazione.

Gentry avrà a disposizione un gruppo dal notevole potenziale both ends, con guardie versatili e altruiste, una stella tanto affermata quanto sottovalutata come Jrue Holiday, e talento da vendere con il duo Zion-Ingram. Manca sicuramente qualcosa in termini di esperienza e tiro, ma Griffin, grazie alle varie trade e alla scelta di Randle di non esercitare la sua opzione, avrà una trentina di milioni da spendere in Free Agency. Difficile fare nomi, dato che Griffin potrebbe anche decidere di mettere in gioco gli asset futuri a disposizione per prendere un giocatore affermato via trade. Trevor Ariza sarebbe un utile cavallo di ritorno, ma, ripetiamo, le possibilità ad oggi sono infinite….Proprio ieri il nuovo boss dei Pelicans ha spiegato che nelle sue prossime scelte conterà più la personalità, il mindset, che un particolare skill-set.

 

UNDRAFTED

A quanto pare, una volta passata la prima metà del secondo giro, diversi agenti chiedono ai rimanenti team ‘on the clock’ di non selezionare il proprio assistito.
Il motivo è evidente, i giocatori non scelti diventano Free Agent e quindi sono liberi di firmare per qualsiasi team. Con l’introduzione del two-way contract ci sono di fatto 60 spot in più, un incentivo per puntare sui giovani a dire il vero raccolto meglio dai team che dalle varie agenzie, tanto che si parla di aggiungere un terzo two-way contract per squadra.
Tra gli Undratfed, molti dei principali hanno già trovato casa: Luguentz Dort ha firmato un two-way con OKC, Shamorie Ponds si è accordato con gli Houston Rockets, Jalen Lecque ha inchiostrato un quadriennale con i primi due anni garantiti per i Phoenix Suns. Ne mancano altri all’appello, sarà molto interessante vedere quali team si rivolgeranno a questo mercato.

 

PHOENIX E INDIANA

Chiudiamo con due team che hanno chiuso tra di loro una trade, quella che ha spedito Warren e una seconda scelta ai Pacers, in cambio di…niente. Puro salary dump. Pritchard, sapendo che non c’è la fila di Free Agent pronti a firmare a Indy, ha preferito investire parte dello spazio a disposizione per un giocatore con un contratto onesto, e un talento offensivo di altri tempi. Si, l’ex NC State non è uno scorer convenzionale. Pur avendo migliorato il jumper dalla lunga distanza, il suo ‘bread and butter’ rimane la rara sensibilità di tocco, che gli consente di fare canestro in 1000 modi. Servirà e pure molto ad un team che senza Oladipo ha fatto una fatica tremenda a battere la difesa schierata. Se poi consideriamo che non ha avuto quasi mai un playmaker ad innescarlo….

Phoenix invece sarà ricordata per la vera sorpresa del Draft, la scelta di Cameron Johnson al n. 11. Vero che nel pacchetto arrivato da Minnesota c’è anche Saric (andrà pagato next year…), ma l’ex UNC, cecchino di razza, non era nemmeno stato invitato nella Green Room. Con ogni probabilità sarebbe stato disponibile anche 10 scelte più tardi, a stare stretti…
Giusto però dare a James Jones il beneficio del dubbio, in attesa di vedere il ‘suo’ quadro al completo.
Così come gli eventi della Free Agency ci aiuteranno a capire come mai Indiana abbia scelto l’ennesimo centro. Forte, con potenzialità, ma pur sempre nel ruolo più coperto del roster.
Visti i tanti Rumors degli ultimi giorni, non dobbiamo fare altro che metterci comodi, lo spettacolo sta per iniziare….